Impero EssiLux: lo scontro tra i fratelli Leonardo Maria e Rocco accende la guerra per la cassaforte Delfin
La rottura tra i figli di Nicoletta Zampillo si sposta nei tribunali di Milano e Lussemburgo. Sul piatto un leveraged buyout da 10 miliardi assistito da UniCredit, BNP e Crédit Agricole, mentre il ricorso di Basilico congela il riassetto azionario

Fratrum quoque gratia rara est. L’armonia anche tra fratelli è cosa rara, scriveva Ovidio. Che cosa è mai avvenuto tra Rocco Basilico e suo fratello Leonardo Maria Del Vecchio, entrambi figli di Nicoletta Zampillo, vedova Del Vecchio, per spezzare quel rapporto che sembrava idilliaco? «Io sono cresciuto con mio fratello Rocco e mia madre», raccontava un paio di anni fa il quartogenito del fondatore di Luxottica in un’intervista a La Stampa, per sottolineare il diverso rapporto con lui rispetto agli altri fratelli. Sui profili Instagram dei due giovani comparivano moltissime fotografie insieme; una ancora resiste, scattata al Tribeca Film Festival per Persol, marchio della galassia EssiLux. «Sharon and the boys», recita la caption: i due fratelli sorridono accanto a Sharon Stone. È il 2021.
Chi conosce le dinamiche familiari sostiene che Leonardo Jr sia oggi fortemente allineato con gli altri fratelli e che il clima interno sia tornato disteso. In questo quadro, la mano sarebbe tesa anche verso Rocco. L'obiettivo sarebbe chiudere qualsiasi contesa. D’altronde, come aveva spiegato nell’intervista a La7, Leonardo Jr aveva accettato fin da subito le volontà del padre, comprese quelle che prevedevano il trasferimento della nuda proprietà della metà delle quote della madre al fratello, pur non essendo quest’ultimo un discendente naturale del fondatore.
Il fondatore di Luxottica aveva immaginato una successione costruita per impedire che i conflitti delle sue famiglie — tre relazioni e sei figli — potessero rallentare o compromettere la crescita dell’impero costruito tra lenti e occhiali. Eppure proprio la rigidità di quelle regole ha prodotto un esito opposto: una guerra tra eredi, un leveraged buyout miliardario, due tribunali coinvolti tra Milano e Lussemburgo e una delle più potenti casseforti europee finita al centro di uno scontro che intreccia finanza, governance e controllo.
Il cuore della partita poggia su una struttura a leva da circa 10 miliardi che coinvolge un consorzio bancario composto da UniCredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole, che dovrebbe essere prossimo alla strutturazione dell’operazione. Il meccanismo è quello del prestito sindacato: la liquidità necessaria per liquidare i soci uscenti viene fornita dagli istituti. I team legali, scriveva ieri La Stampa, hanno lavorato a una struttura finanziaria capace di rispettare i vincoli dello statuto di Delfin, che vieta il pegno diretto delle quote della holding. La garanzia farebbe quindi leva sulle partecipazioni di Lmdv Fin, il veicolo attraverso cui Leonardo Jr rileverà il 25 per cento detenuto dai fratelli Luca e Paola, oltre che sul suo patrimonio personale, inclusa la quota del 12,5 per cento ricevuta in eredità dal padre. Per evitare contestazioni da parte degli altri eredi, sotto la regia di Francesco Milleri è stata inserita una clausola che permetterebbe a Delfin di riacquistare la partecipazione nel caso in cui le garanzie venissero attivate. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi di un riacquisto di azioni per accompagnare eventuali uscite future, sostenuto da riserve disponibili pari a 5,7 miliardi di euro. Più remota, invece, l’idea di una quotazione. A sostenere i flussi finanziari ci sono inoltre le ricche cedole che la holding è in grado di generare: circa 1,5 miliardi di euro potrebbero essere distribuiti nell’ultimo anno, calcolati sommando i dividendi delle diverse partecipate.
Sullo sfondo proseguirebbero anche le trattative con Zampillo per il trasferimento del 12,5% in nuda proprietà delle sue quote a Leonardo Jr. Un segnale che potrebbe indicare il tentativo di riequilibrare eventuali disallineamenti successori, visto che l’altro 12,5 per cento, come noto, è già stato attribuito a Rocco.
Segnali di una possibile distensione familiare arrivano però mentre cresce a una nuova escalation giudiziaria. L’8 maggio, meno di due settimane dopo l’ok dell’assemblea di Delfin al passaggio delle azioni di Luca e Paola al fratello Leonardo Jr e alla delibera di alzare la quota dei dividendi all’80 per cento degli utili dal 10 attuale, Rocco, ha depositato un ricorso presso la Corte del Granducato.
La contesa è squisitamente tecnica ma dalle conseguenze potenzialmente sistemiche. Basilico contesta l’autorizzazione al trasferimento del 25 per cento di Delfin alla newco Lmdv Fin. Secondo i suoi legali, trattandosi di un trasferimento a un soggetto «terzo», lo statuto avrebbe richiesto una maggioranza qualificata dell’88 per cento — di fatto sette soci su otto — mentre la delibera è passata con il 75 per cento dei consensi, sei voti, a fronte del voto contrario dello stesso Basilico e del primogenito Claudio Del Vecchio. Inoltre viene contestato l’inserimento «a sorpresa» nell’ordine del giorno di una radicale modifica della politica dei dividendi.
La lettura di Delfin è diametralmente opposta: Lmdv Fin non sarebbe un soggetto esterno ma una società integralmente controllata da un socio già presente. Di conseguenza il quorum corretto resterebbe il 75 per cento. Ed è da qui che occorre tornare indietro.
Alla morte del fondatore, la holding Delfin era stata organizzata secondo un modello assai rigido. Quel sistema, però, ha finito per produrre una sorta di cortocircuito. Da una parte patrimoni teorici da miliardi; dall’altra flussi di cassa limitati. Un paradosso dell’illiquidità.
La rottura tra i due fratelli inseparabili si manifesta nel novembre 2025. Basilico chiede l’autorizzazione a trasferire una quota minima, lo 0,4 per cento, verso un veicolo fiduciario personale chiamato Rbh. L’obiettivo è ottenere maggiore flessibilità e finanziare progetti autonomi. La richiesta viene però bloccata dal fronte opposto attraverso i quorum statutari. Basilico perde la partita e poco dopo lascia i suoi incarichi operativi nel gruppo.
Parallelamente si gioca anche una seconda partita a Milano. Ed è su questo terreno che Basilico si espone a un rischio ulteriore, perché la contestazione investe proprio quell’eredità che inizialmente non era stata messa in discussione.
Nel testamento di Del Vecchio il trasferimento riguarda infatti la nuda proprietà del 12,5 per cento di Delfin in capo a Zampillo, non l’usufrutto. Se quell’operazione fosse considerata un trasferimento sostanziale di diritti di voto non autorizzato dall’assemblea, potrebbero emergere effetti anche sulle assemblee successive e sulla legittimità delle posizioni espresse dal suo fronte.
Ed è probabilmente questo il punto più distante dall’idea originaria di Leonardo Del Vecchio: la struttura pensata per sterilizzare il conflitto familiare è diventata oggi una disfida. Anche tra quei due fratelli sul cui sodalizio tutti erano pronti a scommettere.
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