Il piano Intesa Sanpaolo: 50 miliardi agli azionisti. «Crescita senza risiko»

Alle fondazioni del Nord Est socie, Cariparo e Friuli, un ritorno di circa 1 miliardo di euro. Carlo Messina: «La banca resta infrastruttura del Paese all’estero senza acquisizioni»

Roberta Paolini

La cedola come bussola, il sostegno all’economia reale come rotta. E poi la tecnologia e il controllo dei costi, l'espansione internazionale ma usando le armi interne, l'M&A come ipotesi a condizioni: Intesa Sanpaolo mette in fila il nuovo ciclo al 2029 partendo dalla promessa più semplice da misurare – la distribuzione di dividendi – e arrivando alla più difficile da eseguire – la crescita oltreconfine senza comprare banche.

 

Il messaggio del ceo Carlo Messina, ieri in conferenza stampa a Milano dopo la presentazione del piano è costruito logicamente così: Intesa Sanpaolo è un pilastro dell'economia italiana, sia in termini di impieghi che di remunerazione, «siamo i migliori» ribadisce a più riprese e le regole d'ingaggio sulle operazioni straordinarie non contemplano avventure.

Il nuovo piano alza dunque l’asticella dell’utile oltre 11,5 miliardi di euro al 2029 e mette sul tavolo una distribuzione complessiva agli azionisti di circa 50 miliardi in cinque anni. Per le Fondazioni del Nord Est socie, Cariparo con l'1,91% del capitale e Fondazione Friuli con lo 0,24%, significa nell'arco del piano un ritorno sul proprio investimento che tocca il miliardo di euro.

Una traiettoria che prende le mosse da risultati che Messina definisce senza esitazioni «i migliori di sempre». Il 2025 si è chiuso con un utile netto di 9,3 miliardi, in crescita del 7,6% sul 2024, numeri che consentono una cedola complessiva da 6,5 miliardi affiancata da un buyback da 2,3 miliardi, autorizzato dalla Banca Centrale Europea e destinato a partire a luglio dopo il via libera dell’assemblea.

«Lo scorso anno abbiamo realizzato tutti gli impegni, preparando la strada al nuovo piano. Guardando agli ultimi due cicli industriali, possiamo dire di aver superato gli obiettivi», ha spiegato Messina agli analisti. In Borsa il titolo ha chiuso in lieve rialzo, a 5,98 euro (+0,22%).

Archiviato un anno oltre le aspettative, la banca disegna ora il proprio futuro prendendo le distanze dal risiko domestico. «Siamo ben felici di far parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025», ha scandito il ceo, chiarendo che il baricentro della strategia non passa dalle acquisizioni difensive ma dalla capacità di sprigionare sinergie in tutte le divisioni.

«Nell'asset management siamo sempre stati interessati a crescere, ma in quello bancario. Quello assicurativo è una cosa diversa. Se facciamo delle operazioni le facciamo per avere il controllo pieno e per comandare», ha quindi ribadito interrogato su Generali, visto anche l'abbandono del progetto con Natixis.

E poi, ricordando che Intesa gestisce 1.300 miliardi di asset, ha sottolineato: «Mettere insieme un asset management bancario con uno assicurativo mi pare che non abbia senso». Mentre su una possibile alleanza tra UniCredit e il Leone nel risparmio gestito ha detto ancora: «Qualunque operazione venisse realizzata in Italia per noi non cambia nulla. Noi rimaniamo sempre con masse superiori».

Tornando al piano il motore dei ricavi resta la componente commissionale, alimentata da wealth management e assicurazioni, ed è qui che si inserisce Isywealth Europe, il progetto che porta all’estero la consulenza sugli investimenti facendo leva sul digitale. L’iniziativa prevede la creazione di hub integrati nei principali Paesi europei in cui Intesa è già presente con proprie filiali – Francia, Germania e Spagna – per servire diversi segmenti di clientela, sfruttando le piattaforme tecnologiche del gruppo e operando non solo sul corporate ma anche su retail e private banking.

Il piano prevede 200 milioni di euro di investimenti dedicati e, per ora, nessun contributo ai ricavi.

La tecnologia resta la leva anche sul versante dei costi. Intesa punta a una riduzione strutturale grazie agli investimenti già effettuati e a quelli programmati: 5,1 miliardi di euro nel periodo 2026-2029, che si sommano ai 6,6 miliardi del piano precedente. Attesa anche un’accelerazione del ricambio generazionale, senza impatti sociali, con risparmi di costo stimati in 570 milioni a regime nel 2030. In Italia il piano prevede 9.750 uscite volontarie e 6.300 assunzioni di giovani entro il 2030.

Messina che nel raccontare il nuovo piano si è anche lasciato andare ad un eventuale suo sesto mandato (l'attuale scadrà nel 2028 un anno prima del termine del piano) ha poi sottolineato il ruolo della banca come pilastro dell'economia: Ca de Sass concederà «nuovo credito a medio-lungo termine all'economia reale per 374 miliardi, di cui 260 in Italia».

Messina la traduce in immagine: «È il Pnrr di Intesa Sanpaolo, che metterà a disposizione più fondi di quelli del Pnrr e sono certo che questo possa contribuire allo sviluppo del Pil di questo paese». È la banca che si mette addosso la retorica dell’infrastruttura: non solo intermediazione, ma spinta alla crescita. 

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