Mps, schiarita su Lovaglio. «Tutti gli amministratori partecipi delle decisioni»

A Siena passa la linea morbida: l’ad potrà essere coinvolto nella formazione della lista e nel voto. La palla ora a Francoforte. L’assemblea per le modifiche statutarie prevista per il 4 febbraio

Roberta Paolini

Sul rinnovo della governance di Mps è schiarita. Siena ha annunciato con una nota la decisione di smussare gli angoli sulla posizione di Luigi Lovaglio, amministratore delegato del Monte, nella tornata per il rinnovo del consiglio di amministrazione. La linea di compromesso è stata trovata consentendo al top manager di partecipare alla formazione della lista e al voto in consiglio.

Il testo del regolamento approvato dal board, si legge in una nota, è «coerente con la migliore prassi di mercato che si registra tra gli intermediari italiani di dimensioni rilevanti» e «assicura una adeguata formalizzazione delle regole di governance garantendo massima trasparenza rispetto - come in questo caso - alle situazioni eventualmente rilevanti e consentendo a tutti gli amministratori in carica», incluso l'ad Lovaglio, «di partecipare alle decisioni» del cda. A condurre le consultazioni con i grandi soci sarà invece il presidente Nicola Maione, si apprende da ambienti finanziari.

La palla passa ora alla Bce. I tempi sono strettissimi, visto che l’assemblea straordinaria del 4 febbraio è chiamata a votare le modifiche statutarie. La lista del cda è attesa entro il 6 marzo. Il tema del rinnovo del board incrocia il futuro di Piazzetta Cuccia. Mps punta a presentare entro fine febbraio il piano di integrazione con Mediobanca — di cui controlla l’86,3% — al mercato e alla Bce. La vigilanza, secondo quanto filtra, non sarebbe disposta a concedere deroghe.

Anzi, Francoforte, secondo quanto riportato ieri da MF-Milano Finanza, avrebbe espresso con fermezza la necessità di una rapida evoluzione dell’operazione di integrazione tra Mps e Mediobanca, spingendo per un’accelerazione della strategia che contempla anche il delisting della storica banca d’investimento milanese e ribadendo che il piano industriale non debba subire ulteriori ritardi.

Francoforte guarderebbe con favore a un progetto di consolidamento che renda l’integrazione tra i due gruppi più lineare e coerente con gli obiettivi di solidità e competitività del sistema finanziario europeo. Una posizione su cui è allineato anche l’attuale ad di Siena e che non pochi motivi di tensione ha generato in queste settimane attorno alla sua figura. Per Lovaglio, pacta sunt servanda: l’intenzione del manager è dunque con gli impegni presi con la Bce e con il disegno inizialmente proposto al mercato e messo nero su bianco nel prospetto informativo.

La banca senese ha concluso l’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) su Piazzetta Cuccia con una quota molto significativa — circa l’86,3% del capitale — ma non sufficiente a garantire automaticamente il delisting da Piazza Affari. Per Mps, il delisting rappresenterebbe un passaggio strategico fondamentale. Inoltre la piena integrazione renderebbe industrialmente più sensata la quota del 13,1% di Generali custodita oggi in Mediobanca, in considerazione del fatto che l’accordo di Mps con Axa sulla bancassurance è in scadenza. Le sinergie di ricavi, costi e raccolta erano state individuate nel prospetto informativo in 700 milioni: con il delisting di Piazzetta Cuccia e la piena integrazione questi miglioramenti sarebbero a regime in tempi rapidissimi.

Nel caso invece di ripristino di un flottante adeguato, con la decisione di scaricare sul mercato quote significative del capitale di Piazzetta Cuccia, ciò comporterebbe un potenziale deprezzamento del titolo che andrebbe ad aggiungersi alla discesa che l’azione sta subendo da settembre, circa il 20% sotto il valore del giorno in cui è diventato efficace il rilancio con una componente in contanti di 750 milioni.

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