Panetta: «Onere dei dazi ha pesato su più paesi, anche Usa e Cina»
Il governatore della Banca d’Italia è intervenuto all’Assiom Forex in corso al Lido di Venezia tracciando una linea netta sui grandi dossier aperti

Dai dazi commerciali alle dipendenze strategiche europee, fino alle trasformazioni indotte dalla finanza digitale e al ruolo del sistema bancario italiano. Nel pieno di una fase di ridefinizione degli equilibri economici e finanziari globali, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, interviene all’Assiom Forex in corso al Lido di Venezia tracciando una linea netta sui grandi dossier aperti.
Sul fronte del commercio internazionale, Panetta invita a leggere con attenzione gli effetti reali delle misure protezionistiche. Gli oneri dei dazi, osserva, «si sono distribuiti tra più paesi, inclusa la Cina, le cui imprese hanno dovuto ridurre i prezzi di vendita per ampliare l'accesso a mercati alternativi». Tuttavia, secondo le stime disponibili, «l'onere dei dazi sarebbe finora ricaduto soprattutto sull'economia statunitense» mentre «gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10 per cento».
La riorganizzazione delle rotte commerciali ha attenuato l’impatto più immediato: «Nel complesso, la ricomposizione geografica degli scambi ha attenuato l'impatto delle misure doganali sui volumi commerciali». Ma questo non equivale a un’assenza di costi. «Ciò non significa che i dazi siano privi di costi. Essi hanno accresciuto la complessità delle catene globali del valore, con effetti sui costi di produzione, sui tempi di approvvigionamento e sulla trasparenza degli scambi». Un passaggio che richiama direttamente la fragilità delle filiere industriali europee, in particolare per un Paese manifatturiero come l’Italia.
Il tema della dipendenza strategica emerge con forza quando il governatore affronta la questione dei materiali critici, indispensabili per la transizione digitale e per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. «Per l'Europa, e ancor più per l'Italia, è irrealistico immaginare di raggiungere l'autosufficienza nel breve periodo», afferma, ricordando che molti di questi materiali sono prodotti «in larga misura dalla Cina». Panetta sottolinea che «oltre 200 prodotti - pari a un decimo delle importazioni dell'Unione e concentrati in settori sensibili - sono classificati dalla Commissione europea come critici, in quanto la loro disponibilità dipende in misura rilevante dall'estero».
La partita, dunque, non è solo commerciale ma geopolitica e industriale. L’Europa deve rafforzare la propria resilienza senza coltivare illusioni autarchiche nel breve termine.
Un altro capitolo centrale dell’intervento riguarda la stabilità finanziaria e l’avanzata delle valute digitali private. Panetta torna a segnalare i rischi legati alle stablecoins, anche in presenza di regole «più stringenti», ribadendo che «il progetto di euro digitale mira a tutelare il ruolo della moneta pubblica».
Il governatore evidenzia come «la diffusione delle stablecoins - generalmente denominate in dollari e ancorate ad attività finanziarie statunitensi - potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo internazionale della moneta americana, soprattutto nei pagamenti transfrontalieri, dove i servizi bancari restano spesso costosi e poco efficienti».
Ma le implicazioni non si fermano qui. «L'espansione delle stablecoins - aggiunge - solleva interrogativi rilevanti». Si rischia di «amplificare il rischio di "corse digitali" ai riscatti e porre questioni di sovranità monetaria nei paesi più piccoli o con sistemi finanziari meno sviluppati. Restano inoltre aperte criticità sul fronte del contrasto alle attività illecite».
Per questo, di fronte a trasformazioni così rapide, «il cambiamento va governato, non subìto», afferma Panetta, ricordando «nei mercati all'ingrosso, le iniziative Pontes e Appia», mentre «parallelamente, le banche stanno sviluppando progetti di tokenizzazione dei depositi». L’innovazione, insomma, va incanalata entro un perimetro di regole e strumenti pubblici capaci di preservare la stabilità.
Infine, uno sguardo al sistema bancario nazionale. Il comparto italiano, sottolinea il governatore, è solido e rappresenta «un elemento di stabilità per l'Italia». È positivo che sia attento ai rischi, ma questo «non deve tradursi in eccessiva cautela che potrebbe penalizzare iniziative imprenditoriali con prospettive valide».
Un segnale incoraggiante arriva dal credito: i «finanziamenti alle imprese sono tornati a crescere» grazie alla ripresa «degli investimenti». Una dinamica che deve consolidarsi come «sostegno agli investimenti all'innovazione e alle diffusione delle tecnologie digitali» e trasformarsi in un «apporto fondamentale per la crescita».
Nel quadro delineato da Panetta, la sfida è chiara: governare la transizione globale — commerciale, tecnologica e finanziaria — rafforzando autonomia e stabilità, ma senza rinunciare all’apertura e alla capacità di innovare.
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