Orcel apre al dialogo con Commerzbank: «Affrontiamo i dubbi»

L’Ad ha scelto la platea dell’European Financial Conference di Morgan Stanley a Londra per chiarire i propositi dell’Offerta pubblica di scambio sulla seconda banca tedesca

Luigi Dell'Olio

Che la partita non si giocherà solo sul piano dei numeri di bilancio, ma in buona parte su quello politico-sindacale è ben chiaro ad Andrea Orcel. Il ceo di UniCredit ha mostrato di aver fatto tesoro degli ostacoli che si sono frapposti in passato al suo tentativo di scalare Commerzbank, scegliendo di curare ogni dettaglio della comunicazione.

Lo si è visto ieri quando ha scelto la platea dell’European Financial Conference di Morgan Stanley a Londra per chiarire i propositi dell’Offerta pubblica di scambio sulla seconda banca tedesca. «L’obiettivo principale di questa offerta è rompere lo stallo. La situazione degli ultimi mesi non è ottimale per nessuno e l’unico modo per risolvere la situazione è un confronto faccia a faccia costruttivo in cui tutte le parti mettono sul tavolo dubbi e problemi e proviamo a risolverli», è stato il succo del suo intervento.

Un approccio dialogante per smentire l’immagine di duro che da anni gli viene cucita addosso e che, se nei frangenti di riorganizzazione societaria può rivelarsi molto utile per procedere spediti, quando si tratta di trattare può far emergere ostacoli qua e là. Orcel ha sottolineato che l’Ops è lo strumento per «aprire una finestra di dodici settimane di dialogo con tutti gli stakeholder». Una precisazione non casuale, dato che nella partita giocano un ruolo rilevante almeno quattro categorie con interessi e approcci differenti: il top management dell’istituto tedesco che resta geloso della propria autonomia, prerogativa che può continuare a far valere fino a che i conti gli daranno ragione; il governo federale, che controlla ancora il 12% del capitale e guarda con diffidenza all’avanzata straniera, ma sa anche di non poter sfidare senza limiti l’approccio comunitario in difesa del libero mercato; i sindacati, preoccupati degli impatti occupazionali, considerato che le fusioni si fanno sempre in primo luogo per ridurre i costi; infine gli altri azionisti, a cominciare dai fondi, che guardano alla redditività futura, e quindi alla potenziale rivalutazione del titolo, senza considerazioni di carattere politico.

A ulteriore conferma dell’approccio dialogante, il banchiere ha esplicitato la disponibilità a ritoccare i termini economici dell’operazione, considerato che l’offerta attuale prevede un premio di appena il 4% rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo. Un messaggio dettato forse dalle aperture giunte dal management di Francoforte nella giornata di martedì, dopo un anno e mezzo di chiusura assoluta. «Saremmo assolutamente disposti a sederci a un tavolo e a discutere una proposta avanzata da UniCredit», aveva infatti dichiarato l’ad di Commerzbank, Bettina Orlopp.

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