Commerzbank apre a UniCredit: «Sinergie e prezzo, pronti a discutere»
Dalla banca tedesca una disponibilità a valutare proposte: «Serve una bozza nell’interesse dei nostri azionisti»

fare previsioni sulla campagna tedesca di Commerzbank è ancora prematuro, ma sta di fatto che i segnali giunti ieri lasciano intendere che vi sia quanto meno la disponibilità a dialogare.
Un fatto del tutto nuovo rispetto al muro fin qui opposto dalla banca di Francoforte, così come dal governo federale. «Saremmo assolutamente disposti a sederci a un tavolo e a discutere una proposta avanzata da UniCredit», ha spiegato ieri l’ad Bettina Orlopp, nel corso di un’intervista.
La top manager ha sottolineato che non c'è «ancora una bozza di base o qualcosa di simile a disposizione», ma ha anche aggiunto di ritenere che una bozza di base «sia nell'interesse dei nostri azionisti richiederla».
Orlopp ha mostrato apertura a discutere i dettagli del deal, cioè «sinergie, aspettative sulle sinergie di ricavo, costi di ristrutturazione, velocità di integrazione, prezzo e governance», per usare le sue stesse parole.
Dopo essere salito progressivamente fino a un soffio dal 30%, lunedì il gruppo italiano ha deciso di lanciare un’offerta pubblica volontaria di scambio sulla banca tedesca, con l’Ad Andrea Orcel che ha sottolineato la disponibilità al dialogo, sottolineando che l’obiettivo non è «di acquisire il controllo di Commerzbank», bensì di avviare «un dialogo costruttivo con l'istituto» e con tutti gli stakeholder».
Del resto, dopo un anno e mezzo di muro contro muro, il soft power sembra una strada obbligata per provare ad andare avanti. Nel rapporto di Enrico Letta sul futuro del Mercato Unico, l’ex-premier italiano già due anni fa aveva posto l’accento sui limiti della frammentazione bancaria, che impedisce ai risparmi europei di circolare liberamente per finanziare le imprese.
L’operazione UniCredit-Commerzbank è, nei fatti, il primo tentativo concreto di rispondere a questo appello: creare una banca cross-border che operi come un unico polmone finanziario tra Italia e Germania.
«La mossa di UniCredit è un segnale di come il consolidamento transfrontaliero sia l’unica via per creare player capaci di finanziare la transizione energetica e digitale dell'Europa», è il commento degli analisti di Bloomberg, i quali evidenziano come tra le conseguenze dell’operazione vi sarebbe un taglio netto all’incidenza dei costi sui ricavi attraverso la condivisione di un’unica infrastruttura tecnologica e la centralizzazione delle funzioni di back-office. Il Financial Times ha più volte sottolineato come il vero valore dell’operazione risieda nella complementarietà geografica. UniCredit è già profondamente radicata in Germania tramite Hvb, che vanta una forte presenza in Baviera e nel Nord del Paese.
Commerzbank, invece, è la banca di riferimento per il Mittelstand, le piccole e medie imprese tedesche che costituiscono l’ossatura esportatrice della prima economia europea.
Inoltre, la fusione consentirebbe di creare un portafoglio prestiti bilanciato tra l'energia del settore manifatturiero italiano e la stabilità industriale tedesca. L’ostacolo principale per la banca guidata da Andrea Orcel è costituito dalla politica tedesca, finora granitica nel difendere l’autonomia dell’istituto di Francoforte, a cominciare dal governo, che controlla il 12% del capitale tramite il Tesoro. Una posizione che potrà reggere fino a che l’istituto presenterà bilanci positivi.
Se invece, tra rallentamento della congiuntura a causa della nuova guerra in Medio Oriente e margini compressi a causa del calo dei tassi, la situazione di bilancio dovesse peggiorare, l’offerta di UniCredit potrebbe diventare appetitosa per i fondi azionisti che, infatti, guardano soprattutto ai razionali delle operazioni e quindi potrebbero vedere di buon occhio le potenzialità del gruppo integrato.
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