Mps apre il nuovo cantiere, assemblea per il board che governerà la finanza

Convocata il 4 febbraio l’assise per le modifiche allo statuto con la lista del board uscente. Da Delfin no comment sulle indiscrezioni circa la possibile cessione della propria quota

Giorgia Pacino
La sede del Monte dei Paschi a Siena
La sede del Monte dei Paschi a Siena

La prima partita decisiva per la governance di Mps – e, a cascata, sulla catena di controllo di Mediobanca e Generali – si terrà il prossimo 4 febbraio.

Senza attendere il via libera formale della Bce alle modifiche statutarie, decise in un cda tenutosi la vigilia di Natale, ieri il presidente del consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena, Nicola Maione, ha convocato l’assemblea straordinaria della banca per il primo mercoledì di febbraio, in unica convocazione.

L’assise è chiamata ad approvare una serie di modifiche allo statuto propedeutiche al rinnovo del board, previsto in primavera. In ballo c’è la conferma del ticket Maione-Lovaglio che, se resterà in carica, guiderà anche la fase di integrazione nell’orbita senese di Mediobanca, che a Trieste è primo socio con il 13,2%.

Il primo punto all’ordine del giorno del 4 febbraio è la cosiddetta lista del cda, ovvero la facoltà del consiglio di amministrazione uscente di presentare una propria lista di candidati per il nuovo organo.

Passaggio cruciale per il rinnovo del consiglio in scadenza, visto che i due maggiori soci privati, Delfin (17,5%) e Caltagirone (10,2%), non possono presentare una lista di maggioranza e anche soci minori ma rilevanti, come il Mef (4,8%) e Banco Bpm (3,7%), non paiono intenzionati a proporre candidati.

Proprio la cassaforte degli eredi Del Vecchio ieri ha scelto di non commentare le indiscrezioni di stampa, pubblicate a cavallo di Capodanno dal quotidiano Il Giornale, secondo cui la holding di famiglia potrebbe cedere la propria quota in Mps, con Unicredit che starebbe guardando alla partecipazione.

Un “no comment” che lascia aperto ogni scenario, ma che al momento non incrina l’asse tra i due soci forti e i vertici senesi prossimi al rinnovo.

Prima di Natale Mps ha recepito le osservazioni di Francoforte, eliminando il principio di residualità, previsto in una prima formulazione del nuovo statuto, in base al quale la lista del cda uscente sarebbe decaduta automaticamente se un socio rilevante avesse presentato una propria lista di maggioranza.

Possibilità remota nel caso specifico, ma la regola, a parere della Bce, avrebbe permesso un’eccessiva capacità di influenza ai grandi azionisti ed è stata, quindi, cassata.

Dopo le modifiche richieste, il via libera della Banca Centrale alla nuova bozza di statuto già inviata a Francoforte appare ora più che probabile ed è atteso formalmente nei prossimi giorni.

Ecco perché Siena ha deciso di non aspettare l’ufficialità e accelerare, convocando già l’assemblea straordinaria. Il calendario, d’altronde, è serrato.

A dettare i tempi è l’avvicinarsi dell’appuntamento di metà aprile per il rinnovo del board: lo statuto va votato entro i primi di febbraio per dar tempo al comitato nomine di preparare la lista del cda, che va depositata 40 giorni prima dell’assise, quindi la prima settimana di marzo.

Sul tavolo dell’assemblea del 4 febbraio non c’è solo la lista degli uscenti. Si voterà anche sulla modifica alla disciplina dei mandati degli amministratori, che ridefinisce la rieleggibilità e abroga la norma sul limite massimo di tre mandati, modifica di cui beneficerebbe anche il presidente Maione, già al secondo turno.

Lo statuto sarà aggiornato per consentire al consiglio di nominare il presidente e uno o due vicepresidenti, di cui uno con funzioni vicarie, nel caso in cui l’assemblea non provveda direttamente, per evitare blocchi operativi dopo il rinnovo del consiglio di amministrazione.

Sul fronte della gestione degli utili, l’assemblea potrà aumentare il rapporto tra componente variabile e fissa della remunerazione oltre il rapporto attuale di uno a uno.

Si punta anche a una maggiore flessibilità nella distribuzione dei dividendi, con la riduzione alla quota minima di legge della percentuale degli utili da destinare a riserva legale e l’eliminazione della riserva statutaria.

Tutte modifiche che saranno sottoposte al voto dei soci e che restano subordinate all’approvazione della Bce. —

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