Il piano Mps-Mediobanca punta a 3,7 miliardi di utili e cedole totali ai soci per 16 miliardi
Nasce il terzo polo bancario italiano con oltre 7 milioni di clienti. Sinergie per 700 milioni, espansione all’estero e capitale in eccesso per crescita o dividendi. Investimenti per 1 miliardo in It

Un gruppo bancario integrato, più grande, diversificato e con ambizioni internazionali. Banca Monte dei Paschi di Siena presenta il piano industriale 2026-2030 e disegna la trasformazione che passa dall’integrazione con Mediobanca, con l’obiettivo di diventare il terzo player italiano del settore per dimensioni e base clienti, oltre 7 milioni.
Il piano, approvato dal consiglio di amministrazione riunito sotto la presidenza di Nicola Maione, segna — come sottolinea la banca — «un deciso cambio di passo nel posizionamento strategico e nella struttura del gruppo», facendo leva sul percorso di risanamento degli ultimi anni.
Sul fronte finanziario, il gruppo prevede di raggiungere un utile netto adjusted di 3,3 miliardi nel 2028 e di 3,7 miliardi nel 2030, accompagnato da una politica di remunerazione particolarmente generosa: circa 16 miliardi distribuiti agli azionisti lungo l’arco di piano, con un pay-out del 100%. I ricavi (margine di intermediazione) sono attesi in crescita da 7,6 miliardi nel 2025 a 9,5 miliardi nel 2030, con un tasso medio annuo del 4,6%, sostenuto da un mix più diversificato e da una componente commissionale in aumento (crescita media del 5,6%).
Sul fronte dei costi, l’obiettivo è mantenerli sostanzialmente stabili, da 3,5 miliardi nel 2025 a 3,6 miliardi nel 2030, migliorando al contempo l’efficienza: il cost/income ratio scenderà dal 46% al 38%. Il cuore del piano è la fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, con l’obiettivo di creare «un unico gruppo bancario integrato», preservando identità, brand e aree di eccellenza delle due istituzioni e realizzando sinergie pari a 700 milioni di euro.
Le attività istruttorie e di analisi sono in corso con il supporto degli advisor e dovrebbero concludersi entro il 10 marzo, mentre l’integrazione avverrà con un approccio graduale: completamento della fusione e dei principali passaggi societari entro fine 2026, seguito dalla piena implementazione del modello operativo e IT.
A valle dell’operazione, il gruppo sarà organizzato in cinque divisioni: Retail & commercial banking (29% dei ricavi), motore della relazione con la clientela, supportato da AI e processi digitali; Asset gathering & wealth management (21%), focalizzato sulle commissioni e sull’integrazione di Widiba e Premier; Credito al consumo (19%), con Compass come centro di eccellenza e ambizioni internazionali; Corporate & investment banking (14%), guidato dall’advisory e con crescente vocazione internazionale; Private banking (9%), orientato a imprenditori e clientela ad alto patrimonio.
Il piano prevede una solida posizione patrimoniale, con un Cet1 ratio attorno al 16% lungo tutto l’orizzonte di piano. L’istituto disporrà inoltre di un buffer di capitale di circa 3 miliardi, che garantirà «ampia flessibilità strategica» per operazioni di crescita (M&A) o ulteriore remunerazione degli azionisti. Sul fronte della qualità del credito, l’obiettivo è ridurre i crediti deteriorati a circa l’1% netto del portafoglio entro il 2030.
Tra i pilastri del piano figura la trasformazione digitale. Mps investirà circa 1 miliardo di euro tra il 2026 e il 2030 in tecnologia e intelligenza artificiale, con una strategia basata su un’unica agenda digitale. L’obiettivo è sviluppare un motore digitale e di AI per gestire l’intero customer journey, accelerare i processi decisionali e di concessione del credito e aumentare l’efficienza operativa, sostenendo anche l’integrazione del nuovo gruppo.
Un contributo rilevante arriverà dal principal investing, con ricavi in crescita da circa 0,6 miliardi nel 2025 a 0,8 miliardi nel 2030, sostenuti in particolare dalla partecipazione del 13% in Assicurazioni Generali. Questa divisione contribuirà per circa l’8% ai ricavi complessivi e garantirà una fonte di utili diversificata e non correlata.
Espansione internazionale e focus sul Medio Oriente Il piano prevede anche una forte spinta all’internazionalizzazione del corporate & investment banking, considerato un driver centrale di crescita. Le direttrici includono: espansione nei principali mercati europei (Spagna, Francia, Regno Unito e Germania); rafforzamento della presenza negli Stati Uniti, soprattutto nelle attività di markets e advisory; sviluppo di nuovi hub internazionali, incluso il Medio Oriente, per servire investitori istituzionali e fondi sovrani.
Il Cib partirà da ricavi per circa 1 miliardo nel 2025 e un utile ante imposte di 0,6 miliardi, con l’obiettivo di raggiungere rispettivamente 1,3 miliardi e 0,8 miliardi entro il 2030, a fronte di impieghi in crescita da 22 a 27 miliardi.
«Il nuovo piano industriale rappresenta la naturale evoluzione del percorso di trasformazione realizzato con successo negli ultimi anni», ha dichiarato l’amministratore delegato Luigi Lovaglio. «Abbiamo disegnato una struttura di gruppo chiara ed efficace, in grado di valorizzare pienamente le piattaforme di Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca e migliorare l’esperienza dei clienti su tutti i canali».
Lovaglio ha sottolineato che il gruppo che nascerà sarà «solido, diversificato e profittevole», capace di generare «crescita sostenibile e rendimenti molto attraenti per tutti gli azionisti». «Insieme — ha aggiunto — rafforziamo l’eccellenza della tradizione bancaria italiana, combinando la rete commerciale di Mps con la cultura di advisory di Mediobanca, il cui brand e le cui competenze saranno preservati come pilastro fondamentale del gruppo».
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