Mediobanca rinviata l’assemblea al 25 settembre
Alla vigilia del voto sull'ops Banca Generali, il board convocato in una riunione straordinaria ha deliberato di posticipare la data dell’assise dei soci

Ennesimo colpo di scena nel risiko bancario: Mediobanca ha deciso di rinviare al 25 settembre l’assemblea ordinaria dei soci inizialmente convocata per oggi, 16 giugno. Al centro della convocazione c’era il voto sull’Offerta pubblica di scambio da 6,3 miliardi con cui Piazzetta Cuccia punta a rilevare la maggioranza della banca del Leone e, contestualmente, a uscire dal capitale di Assicurazioni Generali.
Lo slittamento è stato deciso in extremis, dopo un cda straordinario convocato nella mattinata di ieri. I due consiglieri in quota Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, primo azionista con quasi il 20% del capitale, hanno votato diversamente. Sandro Panizza si è espresso contro mentre Sabrina Pucci si è astenuta. «L’attività di engagement pre-assembleare ha confermato l’esistenza di un largo supporto del mercato all’Offerta, testimoniato anche dai pareri favorevoli unanimi dei proxy advisors», si legge nella nota diffusa dall’istituto milanese.
Tuttavia, alcuni soci presenti sia nel capitale di Mediobanca che in quello di Generali, continua il comunicato, «hanno sottolineato l’esigenza di conoscere le valutazioni e l’orientamento di Generali rispetto alla proposta, al fine di potersi esprimere consapevolmente in assemblea».
Anche perché, come ribadito, l’adesione del Leone è cruciale per il buon esito dell’ops, vista la soglia minima del 50%+1 posta da Mediobanca come condizione irrinunciabile per il perfezionamento dell’offerta.
A determinare la decisione, spiega ancora la nota, è stato anche un elemento di novità: giovedì 12 giugno, a ridosso della convocazione, Generali ha comunicato di aver avviato un processo di analisi della proposta di Mediobanca e delle sue implicazioni commerciali, economiche e di valore. «Tale elemento di novità richiede di tener conto delle disponibilità e delle tempistiche di Generali», osserva la banca guidata da Alberto Nagel, accogliendo l’auspicio espresso da alcuni azionisti di poter conoscere la posizione della compagnia triestina prima del voto. Il consiglio di amministrazione, continua il comunicato, ha così deciso di interpellare i soci solo dopo aver acquisito l’esito delle valutazioni di Generali, ribadendo nel contempo il «forte razionale industriale e finanziario dell’Offerta, che punta a creare un leader italiano del Wealth Management».
L’ops, precisa la banca, rimane valida in tutti i suoi termini, con conclusione attesa tra settembre e ottobre 2025. Quindi nessun passo indietro, nessuna intenzione di rinunciare al progetto.
Quella di domani sarebbe stata una assise con una partecipazione record, con oltre l’80% del capitale rappresentato. D’altronde il progetto che Nagel e il management hanno presentato e sul quale chiedevano il voto ai soci è un cambio epocale, con una Mediobanca sganciata da Generali e focalizzata sul wealth management. A sostenere l’operazione sarebbero pronti a schierarsi la maggior parte del patto di consultazione (11,8%), Unipol (con poco più del 2%) e una larga parte dei fondi, forti della raccomandazione positiva dei proxy advisors. Norges Bank (1,4%) ha reso pubblica la propria intenzione di voto a favore, mentre BlackRock (3,5%) e Vanguard (2,7%) non ancora.
Sul fronte opposto, Francesco Gaetano Caltagirone che ha annunciato da tempo la propria contrarietà con il suo 10%, ritenendo l’operazione priva di senso industriale e denunciando l’insufficienza di informazioni a disposizione dei soci. Lo stesso imprenditore aveva chiesto il rinvio dell’assemblea. Posizione simile è attribuita a Delfin (19,8%), che potrebbe anche semplicemente astenersi. Anche alcune casse di previdenza (tra cui Enpam, Enasarco e Cassa Forense) sono orientate per il no o per l’astensione, e con il loro 5,5% il fronte contrario potrebbe superare il 35% del capitale.
Ancora in silenzio i Benetton (2,2%). Resta da capire se UniCredit, che detiene l’1,9% per conto terzi, manterrà la quota fino alla nuova assemblea. Non sfugge che da qui a settembre gli schieramenti e i pesi nel capitale potrebbero mutare.
Come potrebbe mutare anche il contesto, considerando che la Procura di Milano ha iniziato a indagare sugli intrecci del risiko bancario. Le evidenze che dovessero emergere nei prossimi mesi potrebbero cambiare le carte in tavola. — © RIPRODUZIONE RISERVATA
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