Lovaglio chiude la rotta a Bpm: «Mps valuterà ogni opzione anti-Intesa»

L’utile semestrale sale del 25,3% a oltre 1,1 miliardi, al di sopra delle attese. Il ceo boccia l’Opas: «Dividere la banca ne riduce la potenza»

La redazione

Luigi Lovaglio ha chiuso ufficialmente qualsiasi rotta verso Banco Bpm, lasciando  aperta la porta a nuove operazioni per sottrarre Monte dei Paschi all’Opas di Intesa Sanpaolo. Insomma l’ad di Siena non intende cedere, resisterà strenuamente e sta lavorando ad ogni opzione possibile per evitare che l’istituto possa essere diviso a metà. L’opas di Intesa Sanpaolo prevede infatti la divisione in due tronconi della rete di filiali del Monte: una metà resterà a Ca’ de Sass l’altra andrà invece a Bper.

«Oggi non stiamo parlando di nessuna operazione con Banco Bpm», ha chiarito l’amministratore delegato durante la conference call sui risultati semestrali. Se però dovessero emergere opzioni strategiche nell’interesse degli azionisti, «le valuteremo come sempre».

È la prima presa di posizione del banchiere dopo il fallimento delle trattative per una fusione con Piazza Meda, che avrebbe rappresentato l’alternativa industriale all’offerta di Intesa. Lovaglio non nasconde la battuta d’arresto, ma la trasforma nell’annuncio di una partita ancora aperta.

«Come nell’Odissea, ormai diventata un film imperdibile, alcune rotte si chiudono e altre si aprono. Dal nostro porto sicuro proseguiremo il nostro viaggio, pienamente impegnati a esplorare ogni opzione strategica in grado di creare valore a lungo termine per i nostri stakeholder».

Quel «porto sicuro» sono i conti di Mps, che ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con oltre 1,1 miliardi di utile netto, in crescita del 25,3% sullo stesso periodo del 2025. Il secondo trimestre ha contribuito con 610 milioni, il 27,3% in più rispetto a un anno prima e oltre i circa 540 milioni attesi dagli analisti. Il Cet1 ratio fully loaded è salito al 16,3%, con un cuscinetto di circa 680 punti base rispetto ai requisiti regolamentari.

Una dotazione che, secondo Lovaglio, consente alla banca di «valutare ogni opzione strategica da una posizione di forza». Mps continua dunque, con il supporto degli advisor, l’analisi delle possibili alternative, mentre conferma il giudizio negativo sull’offerta di Intesa.

Le valutazioni preliminari pubblicate dal consiglio di amministrazione il 16 luglio «rimangono pienamente valide»: l’Opas, ha ribadito Lovaglio, «non sembra attualmente remunerare appieno gli azionisti di Monte Paschi per il premio di controllo, per le sinergie e per il valore del franchise», esponendoli contemporaneamente a significativi rischi regolamentari e di esecuzione. Il punto centrale dell’opposizione di Siena è il progetto che, dopo l’acquisizione, porterebbe alla divisione della banca e alla cessione a Bper di circa metà della rete, nell’ambito dell’accordo raggiunto da Intesa con Unipol.

«Montepaschi è un asset strategico per l’economia italiana», ha rivendicato Lovaglio. Il suo valore sistemico dipende dall’integrità della banca: «Se si divide in due una centrale elettrica, entrambe le parti potrebbero anche continuare a reggersi, ma si rischia una perdita di potenza e si riduce la capacità di erogare energia dove serve. Per le banche funziona allo stesso modo».

Le filiali, nella lettura del banchiere, «non sono muri, sono antenne»: raccolgono i segnali dell’economia reale e trasformano il risparmio locale in credito, investimenti e crescita. Smontare la rete significherebbe quindi indebolire la capacità di finanziare famiglie e imprese, rendendo le decisioni «più lente e costose». «La questione non è solo quanto valga oggi Mps, ma quale valore la nostra banca possa generare per questo Paese domani».

Lovaglio contesta anche la logica con cui Intesa presenta l’operazione come la nascita di un nuovo campione nazionale. «Un campione nazionale dovrebbe rafforzare il tessuto competitivo del Paese, non ridurlo. Altrimenti la corona potrà anche diventare più grande, ma il regno diventerà più piccolo». Il manager si conferma favorevole al consolidamento bancario, ma a condizione che la crescita dimensionale rafforzi gli operatori e non ne riduca necessariamente il numero. «La scala conta, la capacità di investimento conta, la tecnologia conta», ha spiegato, ma ogni integrazione deve essere valutata sulla base della logica industriale e della creazione di valore, non «in un’ottica di frammentazione».

La difesa di Mps poggia anche sulla combinazione già realizzata con Mediobanca. Le attività di integrazione procedono secondo i programmi e dovrebbero essere completate nel quarto trimestre. Per Lovaglio, i risultati del semestre dimostrano «la dimensione industriale raggiunta da Mps insieme a Mediobanca» e rappresentano «solo l’inizio di ciò che tale business combination può realizzare». Il piano prevede una distribuzione cumulativa agli azionisti di 16 miliardi di euro.

Nel semestre i ricavi complessivi sono cresciuti del 4,1% a 4,02 miliardi. Le commissioni nette sono salite del 3,6% a 1,29 miliardi, il margine di interesse è rimasto sostanzialmente stabile a 2,1 miliardi e gli altri ricavi della gestione finanziaria hanno segnato un progresso del 21,3% a 606 milioni.

I costi operativi sono scesi dello 0,7% a 1,72 miliardi, portando il cost-income al 43%, due punti in meno. Il risultato operativo netto ha così raggiunto 2,01 miliardi, in aumento dell’8,2%. La crescita ha accelerato nel secondo trimestre, con il risultato operativo netto salito a 1,06 miliardi, l’11,8% in più rispetto ai primi tre mesi dell’anno e il 12,7% sul 2025. Gli impieghi sono aumentati del 5,6% su base annua, sostenuti da 3,6 miliardi di mutui alle famiglie erogati nel semestre e da 5,5 miliardi di credito al consumo.

Le attività finanziarie della clientela hanno raggiunto circa 300 miliardi, dieci miliardi in più rispetto a marzo e oltre 18 miliardi sopra giugno 2025. I flussi lordi nel wealth management hanno superato i 12 miliardi nel semestre, di cui più di sei miliardi nel secondo trimestre. «Questi numeri rappresentano la fiducia delle famiglie, delle imprese e dei territori», ha sottolineato Lovaglio. Una fiducia che, nella battaglia contro Intesa, ha fatto capire l’ad diventa parte integrante del valore che Siena intende difendere.

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