La quota delle Generali rilancia lo scontro su Mps, l’Ad Lovaglio a rischio
Secondo il Financial Times è tensione tra il banchiere e Caltagirone, grande azionista a Siena. Rottura sull’ipotesi di una fusione con Mediobanca che avrebbe effetti sul 13% nel Leone

Il futuro di Generali torna ad agitare il risiko bancario e riaccende la tensione attorno a Monte dei Paschi di Siena.
È sulla partecipazione del Leone di Trieste – e sugli equilibri di potere che ne derivano – che, secondo il Financial Times, si è aperta una frattura tra l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, grande azionista di Rocca Salimbeni, e l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio.
Una frattura che ora potrebbe mettere a rischio la stessa permanenza del banchiere alla guida dell’istituto senese.
Il punto di rottura riguarderebbe l’ipotesi di una fusione piena tra Mps e Mediobanca.
Un’operazione che avrebbe effetti diretti sulla quota del 13% che Piazzetta Cuccia detiene in Generali e che rappresenta uno dei nodi centrali della governance del gruppo assicurativo.
In caso di integrazione completa, Mediobanca verrebbe delistata e la partecipazione in Generali passerebbe quindi sotto il controllo diretto di Mps, lasciando a Lovaglio la facoltà di decidere il destino di quell’asset strategico, inclusa un’eventuale cessione.
«La partecipazione in Generali», aveva spiegato Lovaglio, «offre diversificazione, ma deve creare valore e giustificare il capitale allocato».
Nella sua visione quindi l’investimento legato alla quota del Leone di Trieste non può essere fine a se stesso ma deve generare benefici nel nuovo progetto bancario.
Uno scenario che, secondo il quotidiano della City, ridurrebbe drasticamente l’influenza di Caltagirone, oggi terzo azionista di Generali alle spalle di Mediobanca e di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio.
«Dal punto di vista di Caltagirone non ha alcun senso perdere la presa su Generali», sottolinea Ft, «mentre nella visione di Lovaglio seguire le indicazioni dell’azionista non avrebbe senso per il mercato».
Il contesto è reso ancora più delicato dal fatto che l’operazione Mps-Mediobanca e i ruoli svolti dai principali protagonisti sono finiti sotto la lente della Procura di Milano.
Lovaglio, Caltagirone e il presidente di Delfin, Francesco Milleri, risultano infatti indagati dalla procura di Milano per ipotesi di ostacolo alla vigilanza e manipolazione del mercato legate alla scalata a Mediobanca. Tutti hanno respinto ogni addebito.
Sul piano societario, il mandato triennale dell’attuale consiglio di amministrazione di Mps scade ad aprile e la partita della successione è entrata nella fase più critica.
Il comitato nomine della banca ha infatti deciso di escludere Lovaglio dalle procedure per la formazione della lista del nuovo cda, motivando la scelta con il regolamento che preclude la partecipazione agli amministratori coinvolti in indagini penali. Una decisione che dovrà essere ratificata dal consiglio nella riunione del 22 gennaio, ma che viene già letta come un passaggio chiave verso una possibile mancata riconferma dell’Ad.
Lovaglio ha promesso agli investitori sinergie per oltre 700 milioni di euro, obiettivo difficilmente raggiungibile senza una fusione completa.
Nel piano presentato al mercato, Mediobanca resterebbe formalmente autonoma, ma le controllate e la partecipazione in Generali verrebbero trasferite alla capogruppo.
È proprio su questo disegno industriale che si innesterebbe l’opposizione di Caltagirone.
«Francesco Gaetano Caltagirone non ha contatti con l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, da diverse settimane», ha spiegato ieri in una nota il gruppo dell’imprenditore romano, «c’è una fase di confronto interna al Cda e accostare questo confronto consiliare al ruolo di un azionista rilevante o alla quota detenuta da Mediobanca in Generali è un'interpretazione strumentale, utile solo a confondere le dinamiche fisiologiche del consiglio»
Ieri anche Delfin ha smentito qualsiasi ipotesi di dismissione della propria quota del 17,5% in Mps. Ora bisognerà attendere l’assemblea a Siena per capire se lo scontro che si è aperto su Generali e sulla governance di Mediobanca finirà per travolgere anche il vertice di Rocca Salimbeni. —
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