Intesa chiude il semestre con utile record a 5,5 miliardi
Il ceo Carlo Messina non vede all’orizzonte la possibilità di vendita della quota detenuta da Siena in Generali tramite la controllata Mediobanca, né un eventuale rafforzamento di UniCredit nel capitale del Leone

Intesa Sanpaolo archivia il migliore semestre della sua storia, alza le previsioni per l’intero esercizio e mostra ottimismo in merito al buon esito dell’offerta su Mps. Con il ceo Carlo Messina che non vede all’orizzonte la possibilità di vendita della quota detenuta da Siena in Generali tramite la controllata Mediobanca, né un eventuale rafforzamento di UniCredit nel capitale del Leone.
Il primo gruppo bancario italiano ha chiuso il periodo gennaio-giugno con un utile netto di 5,55 miliardi di euro, in crescita del 6,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Bene anche il secondo trimestre, con l’ultima riga di bilancio in positivo per 2,79 miliardi contro stime per 2,5 miliardi. Così l’obiettivo indicato per l’intero 2026 passa da 10 miliardi di euro a «oltre» 10 miliardi. Il risultato ha beneficiato di una crescita generalizzata - commissioni, business assicurativo e attività finanziarie – e del controllo dei costi operativi (2,6 miliardi contro i 2,67 di un anno fa). I ricavi operativi netti sono aumentati nel semestre del 5,3% a 14,5 miliardi, mentre il Common Equity Tier 1 ratio (indicatore della solidità patrimoniale) si è attestato al 13,1%, livello ampiamente superiore ai requisiti regolamentari.
«Registriamo i migliori sei mesi della nostra storia, grazie anche al miglior trimestre di sempre», ha rivendicato Messina. La qualità del credito resta elevata, con sofferenze quasi azzerate e un'incidenza dei crediti deteriorati pari allo 0,8% del totale. «La nostra posizione di banca zero-npl continua a rafforzarsi», ha sottolineato il ceo. «L'esposizione verso la Russia è praticamente pari a zero. Nessun nuovo finanziamento o investimento è stato effettuato in questa direzione dall'inizio del conflitto». L’istituto di Ca’ de Sass ha inoltre confermato una forte remunerazione degli azionisti, con 5,3 miliardi di dividendi maturati nel semestre, tra conguagli e anticipi.
A giugno Intesa Sanpaolo ha lanciato un'Offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi su Mps, mossa arrivata dopo che Banco Bpm aveva manifestato interesse per una possibile aggregazione con la banca senese. Un’ipotesi, quest’ultima, che del resto è ancora in piedi. Con riferimento all’operazione, Messina ha sottolineato che l’offerta presentata agli azionisti offre loro «la possibilità di unirsi a una banca che opera – con una prospettiva sostenibile nel tempo – al servizio degli azionisti, delle famiglie e delle imprese di ogni dimensione, dei territori e delle comunità, e che guarda con la massima attenzione al valore delle proprie persone».
Quindi ha aggiunto che l’obiettivo è «dar vita insieme a un gruppo ancora più solido e profittevole». Con l'operazione su Mps, ha aggiunto «assumeremo più di 13 mila persone, uno dei programmi più ambiziosi mai visti nel nostro Paese, concentrandoci sui giovani».
Nel corso della conference call con gli analisti, Messina ha assicurato che l’operazione su Mps non toglierà energie alla crescita organica e ha chiuso in maniera netta alla possibilità di un rilancio sul prezzo. Rispondendo a una domanda sull’andamento dell’offerta, ha assicurato: «Siamo perfettamente in linea con i tempi e con la previsione di conclusione entro la fine dell'anno».
Quindi ha evidenziato che il polo con la banca senese e la controllata Mediobanca avrebbe la possibilità «di raggiungere i 2 mila miliardi di euro di attività finanziarie della clientela entro il 2029», con una prospettiva di utile netto di gruppo 2029 «superiore a 16 miliardi di euro».
Interrogato sulle ipotesi che Mps possa cedere il 13,2% detenuto in Generali dalla controllata Mediobanca per rendere possibile una fusione tra pari con Banco Bpm, e respingere così la scalata di Intesa, non ha dato molto peso alla cosa. «Se (Mps, ndr) decidesse di vendere la propria partecipazione in Generali potrebbe subire una diminuzione del 20% del prezzo del proprio titolo sul mercato»,ha spiegato. Né si è mostrato preoccupato dall’ipotesi di avanzata di concorrenti sul capitale del Leone, complici i livelli di prezzo elevati raggiunti dal titolo del gruppo assicurativo triestino. «UniCredit è l'altro grande player del mercato, ma non credo siano pronti a comprare partecipazioni in Generali», le sue parole. Seguite dall’indicazione che «forse è meglio smettere di fare analisi ipotetiche e “what if” che poi non hanno possibilità di realizzarsi».
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