Banca Generali in rally: profitti in salita del 40%
Miglior semestre della storia: il traguardo della raccolta sale a 7,5 miliardi. Mossa: «La fine delle incertezze ha riattivato banker e clienti importanti. Intermonte ha superato le attese. Il risiko non ci riguarda, focalizzati su di noi»

Banca Generali alza l’obiettivo di raccolta per il 2026 dopo aver chiuso il miglior primo semestre della sua storia. Nei primi sei mesi i flussi netti hanno raggiunto 4,4 miliardi di euro, il 47% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, spingendo la banca guidata da Gian Maria Mossa a portare la previsione per l’intero esercizio da oltre 6,5 a circa 7,5 miliardi. A luglio, intanto, la raccolta dovrebbe superare il mezzo miliardo.
La corsa delle masse e il contributo dei mercati hanno sostenuto anche il conto economico. L’utile netto consolidato è salito a 278,7 milioni, con una crescita del 39,2% sui 200,2 milioni del primo semestre 2025. «Il risultato superiore alle aspettative nasce da due componenti», spiega Mossa. «La prima è l’attività commerciale, che è andata particolarmente bene. La raccolta generata dalla rete esistente è cresciuta di oltre un miliardo: dai 2,2 miliardi dello scorso anno ai 3,2 miliardi di quest’anno. A questo si aggiunge il contributo dei nuovi colleghi entrati nella banca, aumentato di circa il 50%. Quando hai risultati commerciali così forti e un mix positivo, l’impatto sui conti diventa rilevante».
La seconda leva è arrivata dai mercati. «I nostri gestori hanno fatto un eccellente lavoro e questo ci ha consentito di espandere le masse sulle quali vengono calcolate le commissioni. Il risultato nasce dunque dalla qualità della raccolta dei banker, dalla capacità gestionale e dall’andamento positivo dei mercati finanziari». Il margine di intermediazione è cresciuto del 28,4% a 606,8 milioni. Un primo contributo è arrivato anche dall’integrazione di Intermonte, acquisita da Banca Generali nel 2025. Nel semestre le sinergie di ricavo hanno raggiunto 7,8 milioni, rispetto all’obiettivo di 10-15 milioni indicato per l’intero 2026. Intermonte ha prodotto un utile netto di 6,2 milioni, quasi raddoppiato rispetto allo scorso anno.
«Siamo un po’ più avanti rispetto a una guidance che era già sfidante», osserva Mossa. «Intermonte sta funzionando bene. Il suo posizionamento ci rende più visibili e più interessanti per gli imprenditori: da una parte i clienti valorizzano la possibilità di avere anche questi servizi, dall’altra i banker della concorrenza sono più propensi a raggiungerci sapendo di poter disporre di un’offerta più ampia». Alla fine di giugno le masse della banca hanno toccato 121 miliardi, in crescita del 14%. Gli asset under investment sono saliti a 80,4 miliardi, mentre le masse in consulenza evoluta hanno raggiunto 13,3 miliardi, con un incremento del 22%.
Secondo Mossa, l’accelerazione commerciale riflette anche il venir meno delle incertezze che avevano accompagnato nel 2025 il progetto di offerta di Mediobanca su Banca Generali, poi bloccato dal voto dell’assemblea di Piazzetta Cuccia. «L’anno scorso è stato complicato perché siamo stati oggetto di attenzioni da parte del mercato. Il venir meno dell’incertezza ha dato una carica molto positiva alla rete e ha aumentato il numero di banker che hanno scelto di lavorare con noi. Ha rafforzato il senso di appartenenza al marchio Generali e riattivato sia il reclutamento sia l’ingresso di clienti importanti».
La redditività elevata e il limitato assorbimento di capitale continuano però a fare del private banking uno dei settori più osservati nel riassetto bancario italiano. «Rappresentiamo ormai oltre 120 miliardi di risparmi delle famiglie benestanti italiane e il nostro modello si fonda sulla forza dei banker», sottolinea l’amministratore delegato. «È una banca con poco capitale proprio e molto goodwill, che esprime il valore delle relazioni con clienti e consulenti. Se non si vuole distruggere valore, è un oggetto da gestire con cura».
Mossa esclude di percepire nuove pressioni nell’immediato, senza però chiudere la porta a possibili interessamenti. «In questo momento non mi sento oggetto di particolari attenzioni. Sono concentrato sul business, sull’integrazione di Intermonte e sull’insurbanking con Generali, che sta andando molto bene. Il risiko bancario in questa fase tocca un po’ tutti e non posso escludere che qualcuno possa essere interessato a noi. La nostra priorità è la creazione di valore per tutti gli stakeholder ed è quello che ci riconosce il mercato di mezzo». La banca conta infine di raggiungere rapidamente i 100 milioni di raccolta per l’Etf attivo Pir compliant nato con il progetto Pmi2Change. Lo strumento investe nelle società italiane a piccola e media capitalizzazione comprese nell’indice Intermonte Valore Italia. «Avevamo fissato un obiettivo di 100 milioni nei primi tre mesi e abbiamo già superato abbondantemente i 50 milioni prima della fine del primo mese», conclude Mossa.
Riproduzione riservata © il Nord Est








