Risparmio, mille miliardi sono investiti all’estero
Assogestioni: nei fondi solo il 16% del portafoglio è investito in titoli italiani. Ammonta a 2.636 miliardi il patrimonio nazionale investito in strumenti finanziari

Il risparmio degli italiani deve restare in Italia.
Ma che cosa significa, concretamente, quando quei soldi vengono affidati a una banca, a un’assicurazione o a una società di gestione?
E soprattutto, quale rapporto esiste tra la nazionalità degli azionisti di un intermediario finanziario e la destinazione dei capitali amministrati per conto dei clienti?
Sono le domande che i numeri pongono al dibattito sul risiko bancario, nel quale la difesa del risparmio nazionale è diventata uno degli argomenti utilizzati per sostenere le diverse operazioni in campo.
A partire da quelle che coinvolgono Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi, Banco Bpm, Banca Generali e Generali stessa.
L’industria del risparmio
Il primo dato riguarda proprio l’industria italiana del risparmio gestito.
Secondo Assogestioni, alla fine del 2025 amministrava 2.636 miliardi di euro, di cui 1.344 miliardi attraverso fondi aperti. Ebbene, soltanto il 16% del portafoglio di questi ultimi è investito in emittenti italiani: il 14% in obbligazioni e il 2% in azioni. In termini assoluti, oltre 200 miliardi destinati a titoli nazionali. Il restante 84% è investito sui mercati esteri.
Non è una scelta che dipende dalla nazionalità dei proprietari delle società di ges tione.
L’asset allocation
È il funzionamento dell’industria del risparmio, che raccoglie denaro dai clienti e lo investe sui mercati finanziari secondo gli obiettivi e i profili di rischio concordati.
I soldi amministrati non appartengono alle banche o agli asset manager, ma ai risparmiatori.
E la destinazione geografica degli investimenti non cambia automaticamente con il passaggio di una partecipazione azionaria da un soggetto italiano a uno straniero, o viceversa.
Il rapporto tra investitore e gestore si fonda sulla ricerca del rendimento in relazione al rischio assunto, nell’interesse del cliente e nel rispetto del mandato ricevuto.
La diversificazione
La diversificazione è uno degli strumenti attraverso i quali viene perseguito questo obiettivo.Concentrare tutto il patrimonio in un unico mercato geografico significa esporlo alle condizioni economiche, finanziarie e politiche di quel Paese. Concentrare gli investimenti in un solo settore significa dipendere dall’andamento di quella specifica industria.
E investire esclusivamente in azioni, oppure soltanto in obbligazioni, comporta un’esposizione a rischi differenti rispetto a un portafoglio costruito combinando più classi di attività.
La diversificazione non elimina il rischio né garantisce un rendimento positivo.
Consente però di ridurre l’esposizione a singoli fattori di rischio, distribuendo gli investimenti tra mercati, settori ed emittenti con caratteristiche differenti
È il principio alla base delle regole europee sulla prestazione dei servizi di investimento: la disciplina MiFID II richiede che le raccomandazioni e le decisioni di gestione siano adeguate alla situazione finanziaria, agli obiettivi e alla tolleranza al rischio dell’investitore.
La nazionalità dell’emittente non sostituisce questi criteri.
Il mercato italiano, peraltro, non offre la stessa ampiezza di opportunità di investimento disponibile sui mercati internazionali.
La composizione settoriale dei listini, la dimensione delle società quotate e la presenza di imprese innovative variano da Paese a Paese.
Un portafoglio limitato ai soli titoli italiani avrebbe quindi un universo di investimento più ristretto rispetto a uno costruito su scala globale.
Le famiglie
La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane supera i 6.500 miliardi di euro.
Stando a una recentissima ricerca realizzata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, condotta su un campione di 1.800 capi famiglia titolari di conto corrente, oltre la metà di questa ricchezza sarebbe detenuta su un conto corrente.
Della parte restante, una quota importante del patrimonio detenuto direttamente dai cittadini continua a essere investita in strumenti domestici.
Secondo le elaborazioni della Banca d’Italia, circa due terzi delle attività quotate acquistate direttamente dai risparmiatori sono riconducibili a emittenti italiani.
Negli ultimi anni è tornata a crescere anche la detenzione diretta di titoli di Stato, favorita dall’aumento dei rendimenti.
La geografia cambia quando il patrimonio viene affidato alla gestione professionale.
Il confronto tra investimenti diretti e fondi aperti mostra che il risparmio può essere raccolto in Italia e investito prevalentemente all’estero, senza che cambi la titolarità delle risorse.
Gli investitori esteri
Gli investitori internazionali sono presenti nel capitale delle principali società quotate italiane, comprese Enel a Eni e Poste Italiane. Tra questi figurano ancora una volta grandi gestori statunitensi come BlackRock e Vanguard, che amministrano patrimoni per conto di clienti attraverso fondi e altri strumenti finanziari.
La partecipazione di un fondo estero in una società italiana non comporta che il patrimonio gestito appartenga alla società di gestione.
Allo stesso modo, la presenza di azionisti italiani nel capitale di una banca non determina la destinazione geografica del risparmio amministrato per conto dei clienti.
Il debito pubblico
La presenza degli investitori internazionali riguarda anche il finanziamento del debito pubblico.
Il collocamento dei titoli di Stato italiani si rivolge infatti a una platea composta da famiglie, banche, assicurazioni, fondi e investitori esteri.
Una riduzione della domanda internazionale, a parità delle altre condizioni, può comportare la necessità di offrire rendimenti più elevati per collocare i titoli, con conseguenze sul costo del finanziamento del debito.
Il punto di partenza resta però quello dei 1.344 miliardi dei fondi aperti distribuiti in Italia: oltre 200 miliardi investiti in titoli nazionali e più di mille miliardi sui mercati esteri.
Capitali raccolti attraverso l’industria del risparmio gestito e investiti secondo le caratteristiche dei prodotti e gli interessi dei sottoscrittori, non secondo il passaporto degli intermediari.
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