Il risiko bancario riapre il tema del controllo
La presenza internazionale nel capitale dei principali istituti bancari

La nazionalità degli azionisti basta a stabilire chi controlla una banca e dove finisce il risparmio che raccoglie?
Il risiko bancario riporta al centro il peso dei capitali esteri negli istituti italiani.
Ma partecipazione, controllo e impiego delle risorse sono piani distinti: lo mostrano la quota di Crédit Agricole in Banco Bpm, l’azionariato di Generali e la presenza degli investitori internazionali nel capitale di Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Crédit Agricole detiene il 29,3% di Banco Bpm. Nell’operazione annunciata da Monte dei Paschi, gli azionisti del Banco rappresenterebbero il 37,2% del nuovo aggregato.
A parità di partecipazione, la quota del gruppo francese scenderebbe quindi a circa il 10,9%, nell’ipotesi di integrale adesione alle offerte.
La presenza del Crédit Agricole nell’azionariato non impedisce inoltre al gruppo di finanziare l’economia italiana: nel primo semestre del 2026 ha erogato oltre 5 miliardi di euro a famiglie e imprese del Paese.
Generali presenta una struttura proprietaria diversa.
Secondo i dati della compagnia aggiornati all’11 settembre, sei grandi gruppi italiani detengono complessivamente il 46,91% del capitale: Mps attraverso Mediobanca il 13,35%, il gruppo Del Vecchio il 10,15%, UniCredit il 9,05%, Caltagirone il 6,32%, Benetton il 4,91% e Intesa Sanpaolo il 3,13%.
Gli investitori istituzionali rappresentano il 29,88% e quelli privati il 21,03%.
È un azionariato caratterizzato dalla presenza contemporanea di grandi gruppi bancari e imprenditoriali italiani e da un’ampia componente di investitori diffusi.
Nessun singolo socio dispone della maggioranza.
Il pluralismo proprietario costituisce uno degli elementi dell’autonomia della compagnia rispetto ai singoli azionisti, ferma restando la rilevanza degli equilibri di governance e degli eventuali accordi tra soci.
La presenza di capitali internazionali non riguarda, inoltre, soltanto le banche sulle quali si concentrano le attuali operazioni di aggregazione.
È una caratteristica strutturale anche dei maggiori istituti italiani.
In Intesa Sanpaolo gli investitori istituzionali esteri detengono il 56,93% del capitale, secondo l’ultima ripartizione per tipologia di azionista pubblicata dalla banca, riferita al novembre 2024. Le fondazioni ex bancarie rappresentano il 19,93% e gli investitori istituzionali italiani il 7,07%.
In UniCredit la presenza internazionale è ancora più marcata: secondo il bilancio 2025, al 31 dicembre gli azionisti esteri detenevano l’86,17% del capitale, contro il 13,83% degli azionisti residenti in Italia.
La banca conta circa 190 mila azionisti e non presenta né soci di controllo né patti di sindacato.
Tra i maggiori azionisti figurano BlackRock e Capital Research and Management Company.
Due banche italiane nelle quali la maggioranza del capitale appartiene dunque a investitori internazionali, senza che questo determini automaticamente la destinazione geografica del risparmio raccolto e amministrato
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