«Diversificare gli investimenti e puntare sulle obbligazioni»

Cavarero (Generali Asset Management): «Permettono di conciliare buoni rendimenti e rischio. Al momento non abbiamo evidenza di rischi di una profonda recessione globale»
Piercarlo Fiumanò

Solo una burrasca estiva o l’avviso che rischiamo una nuova crisi finanziaria globale? Ciò che emerge da questa conversazione con Antonio Cavarero, responsabile investimenti di Generali Asset Management, la corazzata del Leone nel risparmio gestito, è uno scenario complesso, dove per la prima volta il rischio geopolitico, con l’allargamento della crisi in Medio Oriente, sta mettendo i mercati in assetto di guerra. Rispetto al timore dominante in queste ore, che ha affondato la Borsa di Tokyo, Cavarero risponde che gli Usa, almeno per ora, non rischiano la recessione.

Cavarero, il crollo della Borsa di Tokyo evoca lo spettro del lunedì nero del 1987. Gli investitori devono temere una nuova lunga crisi globale?

«Al momento non abbiamo evidenza di rischi di una profonda recessione globale. Semmai, c’è un visibile rallentamento del ciclo che, associato ad altri fattori come posizionamento degli investitori e illiquidità estiva, induce nel mercato una correzione anche piuttosto marcata e veloce».

Quanto pesano le incognite geopolitiche?

«Le tensioni geopolitiche sono note, i due grandi conflitti in corso non sono un elemento nuovo. Tuttavia, la possibilità di una escalation in Medio Oriente aggiunge un rischio che deve essere incluso nei prezzi e nelle valutazioni».

C’è il timore che l’attuale grave crisi geopolitica, fra crisi in medio Oriente e guerra in Ucraina, stia ponendo fine alla crescita dei mercati?

«I mercati sono notoriamente cinici, in assenza di un allargamento ad altri paesi queste tensioni di per sé non costituiscono da sole un motivo per immaginare scenari particolarmente negativi, così come è stato negli ultimi due anni».

L’economia Usa rischia di scivolare in una nuova recessione?

«Al momento non vi è alcuna evidenza di una recessione all’orizzonte negli Usa, ci sono solo segni di stanchezza nel ciclo economico, ancorché relativamente diffusi. Noi vediamo il Pil americano in area 2,4% quest’anno e intorno al 2% nei due anni successivi».

L’inflazione resta al centro di qualsiasi valutazione da parte dei banchieri centrali: cosa aspettarsi sul fronte dei tassi da parte di Fed e Bce?

«Soprattutto se il rallentamento economico fosse più marcato, la spinta inflazionistica dovrebbe perdere forza, anzi, forse sarebbe più corretto dire che un ciclo economico più debole dovrebbe essere una condizione importante per garantire una disinflazione più decisa. Fed e Bce sanno di dover tagliare i tassi, ma tempi e modi dipendono dal delicato equilibrio tra Pil e inflazione».

In questo scenario complicato quale approccio consigliate agli investitori?

«La diversificazione resta alla base di ogni decisione di investimento accanto ad una attenta valutazione del profilo di rischio desiderato e dell’orizzonte di investimento. Una allocazione al settore obbligazionario permette di avere rendimenti interessanti con un livello di rischio relativamente contenuto. Al comparto azionario dedicherei una fetta ben suddivisa tra settori difensivi in attesa di maggiore chiarezza».

Come vede il ritorno di interesse e di rendimento dei titoli di Stato?

«Rendimenti obbligazionari ben sopra l’inflazione prevista e con un ciclo almeno in rallentamento sono condizioni ideali per il comparto, così come per i prodotti a vocazione obbligazionaria. Resta un tema di scelta accurata degli emittenti per ottimizzare il rapporto tra rischio e rendimento ed evitare brutte sorprese».

Quali sono gli strumenti, i cosiddetti beni rifugio, che oggi rappresentano un porto sicuro per chi voglia investire? Come devono comportarsi i risparmiatori?

«Gli investitori in cerca di soluzioni sicure possono indirizzarsi ai titoli di Stato, ai titoli emessi da società private di alto standing creditizio o ai prodotti basati su questi settori. L’importante è avere sempre ben chiari gli obiettivi dell’investimento e il rischio che si è in grado di affrontare».

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