La sfida al vertice di Mps: Delfin ago della bilancia

La holding dei Del Vecchio, azionista con oltre il 17,5%, parteciperà all’assise. Incerto l’orientamento del voto. Il cda senese licenzia Lovaglio dal ruolo di dg

Roberta Paolini

Potrebbe essere un colpo di scena la partecipazione di Delfin all’assemblea di Mps. O forse no.

Tutto dipenderà come e se l’oltre 17,5 per cento nelle mani della holding della famiglia Del Vecchio verrà utilizzato in sede di assise dei soci il 15 aprile.

Per il momento Delfin, contattata, non ha voluto commentare nessuna evenienza.

Sono un investitore finanziario e quindi legittimamente potrebbero esprimersi per la lista del consiglio, che, seppur con dei caveat, ha ottenuto l’appoggio dei due principali proxy advisor, cioè dei soggetti che in oltre il 90% dei casi orienta il voto degli investitori istituzionali.

Oppure potrebbe scegliere quella che vede il ritorno di Luigi Lovaglio come ad, che ieri nel frattempo è stato licenziato anche dalla sua posizione di direttore generale da parte del cda, che ha addotto motivi di “giusta causa”.

A dare notizia del fatto che la holding della famiglia Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri, abbia scelto di essere presente all’assise senese è stato Il Sole 24 Ore.

Una decisione, come detto, che non era affatto scontata.

Nelle ultime settimane, secondo diverse ricostruzioni, all’interno della finanziaria era stata valutata anche l’ipotesi di non partecipare alla riunione dei soci, a causa di alcune perplessità su scelte strategiche della banca.

Tra queste, la mancata inclusione dell’ex ad Lovaglio nella lista proposta dal consiglio uscente, manager che gode della stima dello stesso Milleri.

La presenza del principale azionista rende il voto più incerto e potrebbe contribuire a un’alta partecipazione all’assemblea, stimata intorno o persino oltre il 70% del capitale.

In questo scenario Delfin potrebbe diventare un elemento decisivo nel determinare i nuovi equilibri di governance della banca.

Secondo quanto filtra dagli ambienti finanziari, tuttavia, la holding non avrebbe ancora preso una decisione definitiva su come votare. Tra le ipotesi circolate c’è anche quella di un’astensione, ma tutte le strade sono aperte.

Sul tavolo ci sono tre diverse proposte per il rinnovo del consiglio di amministrazione.

La prima è la lista presentata dal consiglio uscente, che propone Nicola Maione come presidente e Fabrizio Palermo come ad.

Questa soluzione ha ottenuto il sostegno dei principali proxy advisor internazionali, Iss (il quale però non ha appoggiato il nome dell’uscente Maione alla presidenza ndr) e Glass Lewis, che hanno invitato gli azionisti a votarla ritenendola la più adatta a garantire stabilità in una fase di transizione strategica per l’istituto senese. La seconda lista è quella promossa da Plt Holding, società di partecipazioni della famiglia Tortora, che propone Cesare Bisoni alla presidenza e il ritorno di Lovaglio alla guida della banca. La terza è la lista di minoranza presentata dalle società di gestione e dai fondi coordinati da Assogestioni.

La partita si giocherà sui voti dei principali azionisti.

L’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, che detiene circa l’11,5% del capitale, ha già indicato il proprio sostegno alla lista del consiglio uscente.

A questo blocco potrebbero aggiungersi anche altri soci come Mediolanum con circa l’1%, oltre a Enpam con lo 0,3% e potenzialmente Enasarco con circa l’1,15%. Banco Bpm con il 3,74% non si sa ancora come si esprimerà. Per quanto riguarda Benetton-Edizione, secondo fonti vicine, per il suo 1.4% non ha ancora preso un orientamento sul voto in assemblea. Alessandro Benetton presidente della holding avrebbe ricevuto mandato dal board per decidere sul da farsi, ma le valutazioni su una posizione da esperire in assise di Mps sono ancora in corso.Restano da chiarire anche le scelte del Ministero dell’Economia, titolare di circa il 4,8% e ormai vicino all’uscita dall’azionariato della banca.

Un ruolo decisivo potrebbe essere giocato dagli investitori istituzionali internazionali, il cui blocco sommerebbe all’incirca un 12% e vede tra i principali BlackRock con il 5%, Vanguard con circa il 3% e Norges Bank con una quota intorno al 3%.

Il giorno precedente l’assemblea di Siena, il 14 aprile, si terrà invece l’assise di Mediobanca. —

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