Delfin, tregua armata: Leonardo Jr diserta l’assemblea. Il bilancio passa all’unanimità dei presenti

Sul piano formale il bilancio passa senza opposizioni tra i presenti, consentendo alla holding di archiviare uno degli appuntamenti più delicati dell'anno. Sul piano sostanziale, invece, nessuno dei nodi che hanno paralizzato per settimane il confronto tra i rami della famiglia risulta sciolto

Roberta Paolini

Nella cassaforte della famiglia Del Vecchio ieri è andata in scena una tregua, seppur armata. L’assemblea di Delfin approva all’unanimità dei presenti il bilancio 2025, con conti record. Va registrata una distensione seppur temporanea dai membri presenti, anche se un po’ di rumore l’ha fatto la sedia rimasta vuota.

Leonardo Maria Del Vecchio ha scelto infatti di non partecipare alla riunione della holding lussemburghese affidando ad una lunga lettera la fotografia di una frattura che, a quattro anni dalla scomparsa del fondatore, resta tutt'altro che ricomposta.

Il voto favorevole dei sette soci presenti certifica la tenuta formale della cassaforte, ma non risolve il nodo della governance né quello del riassetto azionario immaginato negli ultimi mesi.

Sul piano economico, Delfin continua a macinare risultati record. Il bilancio 2025 si chiude con un utile di 1,5 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 1,4 miliardi dell'esercizio precedente, sostenuto soprattutto dagli 1,2 miliardi di dividendi incassati dalle partecipazioni strategiche. Il motore principale resta la quota del 32,4% in EssilorLuxottica, affiancata dal 28% in Covivio e dalle partecipazioni finanziarie costruite negli ultimi anni: il 17,5% di Banca Monte dei Paschi di Siena, il 10% di Assicurazioni Generali e circa il 2,7% di UniCredit.

Numeri che confermano la capacità della holding di generare cassa anche in una fase di forte volatilità dei mercati e che avrebbero consentito una distribuzione ben più generosa agli otto eredi. Eppure l'assemblea ha deciso di non utilizzare la maggiore flessibilità approvata appena due mesi fa.

Il 27 aprile, infatti, i soci avevano modificato la politica dei dividendi elevando dall'abituale soglia minima fino all'80% la quota distribuibile nel quadriennio 2025-2028. Una scelta funzionale al progetto di riassetto promosso da Leonardo Maria Del Vecchio, che prevedeva l'acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola lasciando in capo allo stesso acquirente i rischi finanziari dell'operazione.

Venuto meno quel percorso, la holding è tornata alla linea della prudenza: sarà distribuito soltanto il dividendo minimo previsto dallo statuto, pari al 10% dell'utile, ovvero 150 milioni di euro complessivi, con un assegno di 18,75 milioni per ciascuno degli otto soci.

La decisione rappresenta un segnale anche politico. La priorità della cassaforte torna a essere la conservazione delle risorse finanziarie, rinviando qualsiasi operazione straordinaria sul capitale. Visto che con le richieste di diversi soci di uscire dal capitale ce ne sarà bisogno.

L'assemblea di Delfin, oltre ad aver approvato il bilancio, ha nominato due commissari: Lara Forte e Fabio Scoyni. Bocciato invece l'altro candidato all’incarico, Marco Talarico, ex amministratore delegato di Lmdv Capital, la società di Leonardo Maria Del Vecchio. Questi due professionisti saranno una sorta di ufficiali di collegamento tra il board e la famiglia, in una fase che è lungi dall’essersi ricomposta.

A rendere evidente quanto la partita resti aperta è anche la scelta di Leonardo Jr di non partecipare all'assemblea. Nella lettera inviata alla società, l'imprenditore ha sostenuto che non esistessero più le condizioni per un confronto produttivo.

Secondo la sua ricostruzione, dopo l'assemblea del 27 aprile – nella quale riteneva di aver ottenuto il sostegno della maggioranza dei soci alla propria proposta – il consiglio di amministrazione non avrebbe mai affrontato nel merito il progetto di acquisto delle quote di Luca e Paola Del Vecchio, limitandosi, scrive, a richiamare genericamente presunti ostacoli giuridici senza svolgere un'analisi approfondita.

Leonardo Maria Del Vecchio ha contestato inoltre il metodo seguito dal board, accusando alcuni consiglieri di avere mantenuto interlocuzioni informali soltanto con una parte degli azionisti, alimentando un clima di sfiducia. Alla critica sulla governance si aggiunge quella relativa alla documentazione societaria: sostiene di non aver ricevuto gli atti richiesti, indispensabili sia per le interlocuzioni con gli istituti finanziatori sia per poter valutare il progetto di bilancio sottoposto all'assemblea.

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