Opas su Mps, la sfida Intesa-Generali: in gioco c’è il controllo del risparmio

Il successo dell’offerta consegnerebbe a Ca’ de Sass il 13% della compagnia. Donnet rivendica l’integrità e l’indipendenza del Leone e sollecita le autorità. Sullo sfondo il confronto tra due modelli di business e gestione delle reti

Roberta Paolini

 

«Generali è una realtà indipendente, internazionale. Generali è una storia di successo italiana». Philippe Donnet, group ceo del Leone, ha scelto queste parole la settimana scorsa per spostare l’attenzione dalle «speculazioni di mercato» ai risultati della compagnia. Ma il richiamo all’indipendenza, all’integrità del gruppo e al ruolo delle autorità italiane ed europee non può essere separato dalla partita che si sta giocando attorno a Monte dei Paschi e, attraverso Siena, alla stessa Generali. Mps possiede infatti il 13,3% del Leone, quota entrata nel suo portafoglio con l’acquisizione di Mediobanca. Se l’Opas di Intesa Sanpaolo su Siena andasse in porto, il principale gruppo bancario italiano arriverebbe a controllare indirettamente una partecipazione determinante nel maggiore assicuratore del Paese. E lo farebbe mentre Intesa Sanpaolo Assicurazioni compete già direttamente con Generali nel Vita, nella protezione e nella gestione del risparmio.

L’eventuale acquisizione di Mps non attribuirebbe automaticamente a Intesa il pieno esercizio della partecipazione in Generali senza verifiche e autorizzazioni. L’assetto dovrebbe essere valutato sotto il profilo prudenziale, concorrenziale e della governance, oltre che nel quadro degli impegni eventualmente richiesti per autorizzare l’Opas. È proprio questo il terreno sul quale Donnet chiama in causa le autorità italiane ed europee.

Donnet sostiene che il Leone possiede già da solo la scala, la distribuzione e la capacità di crescita necessarie. L’espressione stand alone serve a negare implicitamente che Generali debba essere inserita nell’orbita di un grande gruppo bancario per valorizzare pienamente le proprie attività.

Il confronto con Intesa permette di misurare questa affermazione. Nel primo semestre del 2026 Generali ha raccolto in Italia 14,5 miliardi di premi: 9,75 miliardi nel Vita e 4,75 miliardi nei Danni. È il 27,1% dei 53,42 miliardi raccolti dal Leone nel mondo. L’Italia rimane quindi il primo mercato singolo, ma quasi tre quarti della raccolta assicurativa vengono realizzati all’estero: il gruppo è italiano per origine, radicamento e centro decisionale, ma internazionale per dimensione economica.

Il peso dell’Italia è ancora maggiore sulla redditività. Il risultato operativo delle attività assicurative domestiche raggiunge 1,4 miliardi, l’8,7% in più, e rappresenta circa il 32% dei 4,34 miliardi prodotti globalmente dai segmenti Vita e Danni. Il mercato italiano contribuisce dunque ai risultati più di quanto pesi sui premi. È uno degli elementi che spiegano perché Donnet insista contemporaneamente sulle radici nazionali e sulla natura internazionale del Leone.

Intesa Sanpaolo Assicurazioni ha realizzato nello stesso periodo una produzione complessiva vicina a 11 miliardi: 10,08 miliardi nel Vita e 916,5 milioni nei Danni. I perimetri contabili non sono perfettamente omogenei, perché la produzione di Intesa comprende anche contratti di investimento, ma il confronto evidenzia due dati: nel Vita Intesa ha superato Generali Italia nel semestre, mentre nei Danni il Leone conserva una scala incomparabilmente superiore.

La raccolta Vita di Generali Italia è scesa del 12,2% a 9,75 miliardi. Intesa è cresciuta invece del 16,8% a 10,08 miliardi. È il segnale più evidente della pressione competitiva esercitata dalla rete bancaria di Intesa, capace di trasformare depositi e risparmio dei clienti in polizze, prodotti previdenziali e soluzioni collegate ai mercati. Nei Danni la distanza resta enorme. Generali Italia raccoglie 4,75 miliardi, oltre cinque volte Intesa.

Ma tornando ai due perimetri più comparabili e su cui si può giocare la sfida, gestire risparmi e assumere rischi sono due lavori diversi, l’assicuratore li fa entrambi, la banca no. E si vede anche nelle strategie. Intesa sta aumentando i volumi e spingendo sulle unit linked, Generali sta sacrificando una parte della raccolta per migliorare la redditività.

Il Leone ha ridotto soprattutto il peso dei prodotti meno redditizi distribuiti attraverso la bancassicurazione. È una scelta coerente con la rivendicazione di Donnet: Generali crea valore autonomamente, senza dipendere dalla rincorsa ai volumi imposta dalle reti bancarie. La rete distributiva del Leone come ha ricordato è unica. Generali non dipende da un solo canale: utilizza agenzie, consulenti, accordi bancari, canali diretti e Banca Generali. Intesa dispone invece della forza della rete bancaria di gruppo, alla quale si aggiungono Fideuram e le banche controllate all’estero. È una macchina di distribuzione formidabile, ma integrata dentro un gruppo bancario.

Le masse globali mostrano poi la dimensione che Donnet vuole proteggere. Generali gestisce complessivamente 944 miliardi di euro, di cui 408,3 miliardi per clienti terzi. Il segmento internazionale di Asset Management dispone di circa 740 miliardi. Intesa Sanpaolo Assicurazioni indica invece 186,5 miliardi di masse, riferite ai contratti assicurativi e di investimento: il dato non comprende l’intero risparmio amministrato e gestito dal gruppo Intesa Sanpaolo. Il gruppo guidato da Messina infatti ha attività finanziarie della clientela per 1800 miliardi, di cui 885 miliardi di patrimoni investiti dei clienti, di questi 590 miliardi sono di risparmio gestito.

Il confronto, quindi, non è semplicemente fra due compagnie. Da una parte c’è Generali, gruppo assicurativo internazionale con masse per quasi mille miliardo, una posizione dominante nei Danni italiani, attività globali di asset management e una banca specializzata nella clientela patrimoniale. Dall’altra c’è Intesa Sanpaolo, banca universale che sta usando la propria rete per crescere rapidamente nel Vita e nella protezione e che, attraverso l’Opas su Mps, potrebbe arrivare indirettamente a detenere il 13,3% del suo principale concorrente assicurativo.

Per questo l’esito dell’offerta su Siena non può essere valutato esclusivamente come un’operazione bancaria o sulla base del premio offerto agli azionisti di Siena. La sostanza della posizione di Donnet è dunque questa: Generali non vuole che il proprio destino industriale diventi una conseguenza indiretta del consolidamento bancario italiano. Donnet ha detto che il Leone non è preda di nessuno.

 

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