Delfin studia il piano per uscire dallo stallo
Leonardo Jr resta costruttivo sulle possibili soluzioni che potrebbero sbloccare la situazione. Si torna a valutare il buyback delle quote

Delfin cerca una via d'uscita dall’impasse che si venuta a creare con l’esito dell’assemblea a cui Leonardo Maria Del Vecchio non ha partecipato dopo che il consiglio di amministrazione aveva bocciato la sua richiesta di offrire garanzie alle banche per rilevare a 10 miliardi di euro le quote del 12,5% ciascuna dai fratelli Luca e Paola.
All’indomani dell'assemblea l'imprenditore 31enne resta costruttivo e fiducioso che si possano individuare le soluzioni migliori per il futuro di Delfin.
Di sicuro non ha in mente quella suggerita da Rocco Basilico che vedrebbe la cassaforte lussemburghese rilevare le partecipazioni dei soci che valutano anche la possibilità di portare le loro partecipazioni in società personali fuori da Delfin.
Ipotesi per altro non praticabile per il 17,5% di Mps, il 20% di Mediobanca e il 10% di Generali in quanto soggetti vigilati per i quali Delfin ha dovuto chiedere autorizzazione a Bce e per il Leone ad Ivass per salire a quelle soglie.
L’unica partecipazione che può essere suddivisa pro-quota è il 2,7% di Unicredit.
Sebbene la proposta di Basilico non sia stata ancora valutata, la discesa in campo diretta di Delfin per acquisire le partecipazioni di alcuni degli eredi è un’opzione già ventilata prima del tentativo di riassetto di Lmdv.
Tra l’altro il buyback è espressamente previsto dallo statuto della holding in caso uno dei soci volesse uscire. Quanto al Chief strategy officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban, la sua assenza all’appuntamento dell’assemblea di martedì è stata, questa è la ricostruzione di fonti a lui vicino, una scelta meditata e che affonda le radici nel senso di responsabilità verso Delfin, ma non per il Board.
Per questo Leonardo Maria ha preferito mettere per iscritto, in una lettera, la propria delusione nei confronti del consiglio di amministrazione, e della sua gestione, senza esporre l'assemblea al rischio che il proprio voto contrario diventasse un detonatore per altri no.
Una decisione presa anche per il futuro di EssilorLuxottica, di cui la finanziaria lussemburghese è azionista di riferimento con il 32,4% e dove esprime Francesco Milleri come presidente e amministratore delegato. Visto che il manager è in scadenza alla prossima assemblea nella primavera del 2027 in quella occasione una Delfin ancora divisa non sarebbe un buon biglietto da visita per gli altri soci del gruppo di lenti e occhiali con in prima fila quelli francesi.
Se Milleri, che è presidente della holding, e il consigliere Mario Notari avevano appoggiato la richiesta di una lettera di garanzia fatta da Lmdv, a dirgli di no sono stati l'ad Romolo Bardin e gli amministratori Aloyse May e Giovanni Giallombardo.
È quindi verso il board che il quartogenito di Leonardo Del Vecchio, morto quattro anni fa senza che si sia riusciti ancora a chiudere la successione, ha espresso le sue critiche.
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