Delfin, quattro anni dopo Del Vecchio la pace tra gli eredi è ancora lontana

Il board della holding non approva la garanzia richiesta dalle banche per finanziare l’acquisto delle quote di Luca e Paola da parte di Leonardo Jr. La partita si sposta in assemblea, chiesta la nomina di 3 osservatori nel Cda

Roberta Paolini

 

 

Il 27 giugno del 2022 al San Raffaele moriva Leonardo Del Vecchio. E oggi il genio di Agordo, probabilmente, da dove si trova, si starà dando ragione per aver costruito una fortezza dorata tanto inespugnabile da proteggere il sogno della sua vita, come lui stesso definiva EssiLux.

In questi giorni febbrili immaginare la parola fine a questo caos dinastico non è semplice. Anzi, più si avvicina l’assemblea del 30 giugno e più appare evidente quanto la strada verso una ricomposizione sia stretta.

Il board

Francesco Milleri, presidente della holding, sta lavorando alacremente dagli Stati Uniti per cercare una soluzione.

Negli ultimi giorni, lo ha anticipato ieri Mf, il cda di Delfin si è diviso sul progetto di riassetto e non ha approvato la lettera di patronage (di garanzia) richiesta dalle banche per concedere il finanziamento destinato a sostenere l’acquisto, da parte di Leonardo Jr dei fratelli Luca e Paola per salire così al 37,5% della holding. Una decisione che riporta la trattativa in alto mare proprio alla vigilia dell'assemblea dei soci chiamata a votare il bilancio e i dividendi.

Fonti del family office di Del Vecchio jr parlano con Radiocor di «delusione e perplessità» davanti a un board diviso e a una famiglia che appare ancora una volta «non unita», aggiungendo che «in queste condizioni una gestione aziendale difficilmente può reggere».

In realtà quella lettera di patronage non rappresentava soltanto uno strumento richiesto dagli istituti finanziatori. Il documento fissava le condizioni alle quali Delfin avrebbe esercitato il proprio diritto di prelazione qualora Leonardo Maria non fosse stato in grado di rimborsare il finanziamento.

In caso di insolvenza, la holding avrebbe riacquistato per 10 miliardi (cioè il valore attribuito alle quote dei fratelli uscenti) l’intera partecipazione del 37,5% detenuta da Leonardo Maria Del Vecchio. Non soltanto, quindi, le quote acquistate da Luca e Paola, ma anche quella originaria dello stesso promotore dell’operazione. In pratica Delfin avrebbe riassorbito tre partecipazioni valorizzandole circa 3,3 miliardi ciascuna, impedendo così che gli istituti di credito potessero entrare nell'azionariato della holding. Quando si è arrivati al voto, il consiglio si è però spaccato. A favore si sono espressi il presidente Francesco Milleri e Mario Notari; contrari l’ad Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May. Una frattura che lascia l’ultima parola all’assemblea, a meno che il cda non torni a riunirsi per cercare una soluzione alternativa. Scenario abbastanza probabile visto quello che sta avvenendo in questi giorni.

Gli osservatori

Da quel che risulta nell’ordine del giorno dell’assemblea tre soci, che dovrebbero essere Luca, Paola e Leonardo Jr, avrebbero chiesto la nomina di tre commissari. L’assemblea dei soci, stabilisce lo statuto di Delfin, può infatti nominare in qualsiasi momento tre observers (osservatori) che non hanno diritto di voto ma possono partecipare a tutte le riunioni del board anche prendere parola. Nel caso in cui uno degli amministratori cessasse dalla sua carica per qualsiasi motivo diverso dalla revoca, l’osservatore più alto in grado, prenderebbe automaticamente il suo posto.

Lo statuto racconta, ancora una volta quale fosse l’idea di successione di Del Vecchio: distribuire la proprietà tra gli eredi, ma blindare il controllo della governance e garantire che il controllo strategico restasse sottratto alle inevitabili tensioni familiari.

Le modifiche dello statuto, la sostituzione dei manager designati e perfino lo scioglimento della holding richiedono infatti l’unanimità: 8 voti su 8.

Nella situazione attuale forse a Leonardo Jr potrebbe bastare la maggioranza qualificata, 6 su 8, la stessa stabilita per il trasferimento di quote tra soci di Delfin per proseguire il suo percorso di ascesa nel capitale. Questo non è chiaro. Per approvare il bilancio invece bastano 5 voti su 8, e su questo qualcuno potrebbe cercare di fare pressione.

Per uscire dall’impasse il board di Delfin potrebbe usare l’arma del buyback delle quote. Lo statuto stabilisce che nel momento in cui un socio vuole uscire si apre il diritto di prelazione proporzionale degli altri soci. Qualora nessuno lo eserciti, entra in gioco un secondo livello di tutela: la stessa Delfin può riacquistare le partecipazioni, esercitando il cosiddetto purchase right. Se invece quel documento dovesse arrivare in assemblea andando alla conta dei voti Leonardo Jr dovrebbe poter contare sul sostegno di Luca e Paola e su quello della madre Nicoletta Zampillo.

Resta poi il capitolo Rocco Basilico, fratello di Leonardo Jr. Tra i due, dopo mesi di tensioni e contenziosi, erano prossimi ad un accordo. L’ex chief wearable officer di EssilorLuxottica ha manifestato la volontà di chiudere definitivamente tutte le controversie aperte e il suo voto potrebbe trasformarsi in uno degli elementi decisivi. Clemente, il più giovane dei fratelli, ha appena costituito la propria holding di investimento e, in prospettiva, potrebbe un giorno valutare un percorso analogo a quello che Luca ha già deciso di intraprendere. Marisa, seconda figlia di Leonardo Del Vecchio e responsabile del Museo degli Occhiali di Agordo, ha sempre mantenuto un profilo estremamente riservato e potrebbe scegliere di allinearsi alla posizione prevalente della famiglia.

L'incognita più difficile da decifrare resta Claudio, il primogenito, il cui orientamento potrebbe rivelarsi determinante.

Eppure davanti a questa aritmetica che tiene i fili della dinastia forse, proprio oggi, sarebbe giusto ricordare perché il genio di Agordo volle costruire un’architettura tanto difficile da scardinare. Delfin è prima di tutto lo scrigno nel quale viene custodito il gioiello più prezioso, costruito per sessant’anni, da un imprenditore visionario, cresciuto tra gli orfani del Martinitt, minuto, con grandi occhi azzurri e la voce sottile.

Lo raccontò proprio Claudio al funerale, quattro anni fa. Il padre, allettato, l'ultima cosa che disse al figlio fu per il Mare Blu, l'area industriale di Luxottica che si staglia ai piedi dei monti di Agordo: «Hai visto la fabbrica. Hai visto quanto è bella adesso?».

 

Riproduzione riservata © il Nord Est