Crac Veneto Banca: Consoli e Trinca rinviati a giudizio, condannato Feltrin
Ieri l’udienza preliminare con dieci imputati accusati di bancarotta. Prosciolto l’avvocato Ronzani. Assolto Favotto

Sette imputati rinviati a giudizio per la bancarotta di Veneto Banca, un’assoluzione ed una condanna per i due imputati che hanno scelto di essere processati in rito abbreviato, oltre a un proscioglimento.
È il bilancio dell’udienza preliminare del terzo filone d’inchiesta che vedeva dieci persone, tra consulenti, quadri ed ex manager dell’ex Popolare di Montebelluna e Asolo, alla sbarra per bancarotta per distrazione.
Saranno processati Vincenzo Consoli e Flavio Trinca, le due figure emblematiche dell’istituto di credito, assieme ad altri cinque imputati. È stato assolto per non aver commesso il fatto Francesco Favotto, presidente del consiglio d’amministrazione dell’istituto di credito dal 27 aprile 2014 al 29 ottobre del 2015 (difeso dagli avvocati Marco Zanotti e Marcello Stellin), mentre è stato condannato a due anni e sei mesi il vicepresidente del comitato crediti Romeo Feltrin (difeso dall’avvocato Cristina Trotta). Infine il giudice delle udienze preliminari Cristian Vettoruzzo ha letto la sentenza di non luogo a procedere per l’avvocato Pierluigi Ronzani (difeso dall’avvocato Stefano Antica), accusato di aver incassato la somma di 380 mila euro per una consulenza legale mai fatta. Il processo per i sette imputati rinviati a giudizio per bancarotta per distrazione inizierà il 9 ottobre prossimo davanti al collegio presieduto dal giudice Iuri De Biasi.
Oltre a Consoli, amministratore delegato e direttore generale (fino al luglio 2015), e Flavio Trinca (presidente del consiglio d’amministrazione (dal marzo del 1997 all’aprile del 2014), sono stati rinviati a giudizio Mosè Fagiani, condirettore della banca, Daniele Scavaortz, membro del comitato crediti, Michele Stiz, componente del collegio sindacale (difeso dall’avvocato Piero Barolo), Mauro Angeli, amministratore unico della Vimet, e Attilio Carlesso, consigliere di amministrazione di Veneto Banca dal 2008 al 2014. Secondo il pubblico ministero Massimo De Bortoli, gli imputati sono rei di “una gestione sconsiderata del credito” che ha portato al fallimento di Veneto Banca.
A sorpresa si dice insoddisfatto Favotto, l’unico dei dieci imputati presenti all’udienza di ieri, nonostante l’assoluzione e a fronte di una richiesta di condanna a due anni e due mesi avanzata dal pubblico ministero. «Sono stato messo alla pubblica gogna per tre anni con tutte le conseguenze sotto il profilo dell’immagine per un reato che non ho mai commesso. Come posso essere soddisfatto? Si può solo dire che io ho tentato di fare di tutto per salvare la banca. Così facendo mi sono trovato coinvolto in un processo penale come un ingranaggio che doveva dimostrare un teorema pre-costituito ma la vera storia del crac di Veneto Banca dovrebbe essere scritta in un altro modo».
L’avvocato Stefano Antiga non si dimostra sorpreso dall’assoluzione, già in fase di udienza preliminare del suo assistito, l’avvocato Pierluigi Ronzani, accusato di bancarotta per distrazione in concorso con Consoli, perché avrebbe riscosso una somma di 380 mila euro per una consulenza legale risalente al 2014 mai fatta.
«Non ci aspettavamo esito diverso», dice l’avvocato Antiga. «Nelle scorse udienze abbiamo prodotto al giudice tutta la documentazione necessaria per provare, già in preliminare, che la consulenza era stata fatta». Naturalmente, anche Consoli (difeso dall’avvocato Ermenegildo Costabile del foro di Milano) è stato assolto da questo singolo capo d’accusa.
Di tutt’altro tenore le dichiarazioni dell’avvocato Cristina Trotta, legale di Romeo Feltrin, condannato a due anni e 6 mesi a fronte di una richiesta di due anni e 8 mesi del pubblico ministero. «È una sentenza severa - spiega - seppur inferiore alla richiesta della procura. Aspetto il deposito delle motivazioni per impugnare la sentenza in Corte d’Appello, dopo aver sentito naturalmente il mio cliente».
Al processo le parti civili costituite sono oltre 300. «Accogliamo positivamente l'esito di questa udienza preliminare - dice l'avvocato Stefano Trubian - l'impianto accusatorio esce nella sostanza intatto in tutta la sua gravità».
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