Ascopiave cade in Borsa, investitori preoccupati per i cambiamenti della governance

Kepler Cheuvreux riduce la raccomandazione da “buy” a “hold”

Roberta Paolini

Il passo indietro di Asco Holding sulla riforma dello statuto di Ascopiave, con la rinuncia all’assemblea straordinaria prevista per il 22 aprile, allenta temporaneamente le tensioni tra i soci pubblici. Ma il tema della governance resta sotto osservazione anche da parte del mercato, anche per il fatto che il cda è in scadenza e sulla riconferma del vertice ci sono poche certezze al momento.

In Borsa il titolo sta vivendo una giornata difficile e, dopo aver toccato un minimo a 3,575 euro, nel pomeriggio viaggia attorno a 3,695 euro, con un calo del 4,40 per cento, ben peggiore di quello dell’indice Ftse Mib (meno 0,65 per cento).

A evidenziare i rischi di un cambio di guida sono gli analisti di Kepler Cheuvreux, che in un report dedicato alla società sottolineano come il rischio di un possibile cambio di management sia uno dei fattori di incertezza per il gruppo. Un elemento che ha contribuito alla revisione della raccomandazione sul titolo, portata da Buy a Hold, con un prezzo obiettivo aggiornato a 4,2 euro per azione.

Secondo la banca d’affari, la revisione non riflette un deterioramento dei fondamentali industriali, ma piuttosto la forte performance del titolo negli ultimi mesi e l’incertezza legata agli sviluppi sul fronte della governance. Proprio per tenere conto di questo rischio gli analisti hanno applicato uno sconto del 5% nella valutazione, «il rischio di un cambiamento nella gestione è in aumento e potrebbe influire sulla strategia della società, appena aggiornata con il piano industriale 2029 a metà febbraio» scrivono.

Il dossier governance nasce dall’iniziativa della holding Asco, che controlla il 52,6% del capitale di Ascopiave e rappresenta 78 Comuni del territorio trevigiano. La proposta di modifica dello statuto mirava a rafforzare il ruolo dell’assemblea dei soci attribuendole alcune competenze oggi esercitate dal consiglio di amministrazione, come il trasferimento della sede sociale, l’apertura o la soppressione di sedi secondarie e alcune operazioni straordinarie.

Il progetto ha però incontrato forti resistenze sia all’interno della società quotata sia tra una parte dei Comuni soci della holding. Diversi sindaci hanno infatti chiesto chiarimenti sulla riforma, arrivando ad avviare le procedure per la convocazione di un’assemblea straordinaria della holding. Il fronte critico, inizialmente limitato a una quota tra il 10% e il 12% del capitale, si sarebbe progressivamente ampliato fino a circa il 14%.

Tra le modifiche ipotizzate figurava anche il divieto per il direttore generale di ricoprire contemporaneamente il ruolo di consigliere. Una disposizione che avrebbe potuto incidere sull’attuale assetto manageriale guidato da Nicola Cecconato, amministratore delegato e direttore generale della società. Il report della società sottolinea come «questa centralizzazione dei ruoli avrebbe creato un notevole malcontento, probabilmente anche a causa di alcuni cambiamenti nell'equilibrio politico tra i numerosi comuni soci (e all'interno della Lega Nord, il partito di riferimento degli azionisti)». Secondo Kepler i risultati 2025 confermano la capacità del gruppo di creare valore, sostenuta soprattutto dal business regolato della distribuzione gas.

I ricavi sono saliti a 244,3 milioni di euro, in crescita del 19% su base annua, mentre l’Ebitda adjusted ha raggiunto 127,7 milioni (+24%), grazie all’espansione del perimetro e alla crescita delle attività regolamentate. L’utile netto si è attestato a 86,8 milioni, in forte aumento anche per effetto della plusvalenza legata alla cessione della partecipazione in EstEnergy. Il gruppo continua, inoltre, a rafforzare la propria presenza nel settore delle reti gas attraverso nuove operazioni di crescita, tra cui l’integrazione di asset acquistati da A2A.

Il titolo ha beneficiato di queste prospettive industriali con un forte rialzo negli ultimi mesi: +16% da inizio anno e circa +34% negli ultimi dodici mesi. Una performance che, secondo Kepler, ha ormai incorporato gran parte delle aspettative di crescita. Nonostante il downgrade della raccomandazione, gli analisti evidenziano comunque come Ascopiave continua a trattare con uno sconto di circa il 10% rispetto al valore degli asset regolati attesi nel 2026-2027 e offra un rendimento da dividendo intorno al 5%, elementi che mantengono il titolo interessante per gli investitori di lungo periodo.

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