Bpm apre il cantiere governance e Mps affronta il nodo Lovaglio

Finanza: piazza Meda avvia il percorso per il rinnovo del board con il ruolo pesante di Crédit Agricole. Intanto a Siena la tensione è ancora più elevata

Giorgio Barbieri
La sede del Banco Bpm in piazza Meda in centro a Milano
La sede del Banco Bpm in piazza Meda in centro a Milano

Il secondo tempo del risiko bancario si apre a Milano in piazza Meda. Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm è infatti chiamato ad avviare formalmente il percorso che porterà alla definizione della lista per il rinnovo del board, un passaggio che segna l’ingresso della partita in una fase decisiva.

Dietro un ordine del giorno apparentemente tecnico si muovono infatti equilibri delicati, destinati a incidere non solo sugli assetti della terza banca italiana, ma sull’intero processo di consolidamento del sistema finanziario italiano.

La scalata di Rocca Salimbeni a Mediobanca sta ridisegnando la mappa dei poteri.

Ora la partita si sposta sulle regole, sulle liste e sulle alleanze che prenderanno forma nei consigli di amministrazione.

Su Banco Bpm pesa innanzitutto il ruolo di Crédit Agricole. La Bce ha appena autorizzato il gruppo francese a superare la soglia del 20% del capitale, fissando però paletti stringenti: nessun controllo diretto sulla governance e un limite nella designazione dei consiglieri di minoranza.

Un via libera che rafforza Agricole come azionista di riferimento, ma ne circoscrive l’influenza.

Potrà contare, non guidare. Un equilibrio sottile che il Ceo Giuseppe Castagna dovrà gestire nella composizione della lista e nelle scelte strategiche, tenendo insieme soci, mercato e vigilanza.

Sullo sfondo resta il tema del golden power.

Il governo è intervenuto con decisione per fermare la tentata scalata di UniCredit su Banco Bpm, imponendo condizioni rigide in nome dell’interesse nazionale. Un atteggiamento che sembra contrastare con la cautela mostrata sul rafforzamento dei francesi e che ha aperto un fronte europeo.

Bruxelles ha infatti avviato una procedura di infrazione: l’Italia dovrà trasmettere la propria risposta entro la mezzanotte del 21 gennaio, dopodiché la Commissione procederà alla valutazione del dossier.

Un passaggio che potrebbe incidere sulle future mosse di consolidamento e sul perimetro d’azione del golden power stesso.

Giovedì i riflettori si sposteranno a Siena, dove la tensione è ancora più elevata.

Luigi Lovaglio, l’amministratore delegato che ha portato a termine il risanamento della banca e promosso l’Opas su Mediobanca, rischia di ritrovarsi isolato proprio alla vigilia delle scadenze assembleari.

Il comitato nomine si è infatti espresso contro la sua conferma nella lista per il nuovo Cda, un segnale politico che va oltre il giudizio sul manager e fotografa una frattura profonda sugli equilibri futuri del gruppo.

Negli ultimi due giorni, a Roma, il vertice di Mps ha riunito una quarantina di persone tra consiglieri, management, consulenti e advisor per fare il punto sul piano Mps-Mediobanca.

Un incontro già in agenda, diventato però un momento cruciale in vista del Cda di giovedì, dell’assemblea straordinaria del 4 febbraio e della presentazione del piano industriale, sotto la lente della Banca centrale europea. Intanto ieri sera il gruppo Caltagirone è uscito con una nota: «Il gruppo, come socio, attende per esprimere il proprio parere l'assemblea e la consultazione eventualmente prevista. Si mantiene pertanto in silenzio non intendendo influenzare le decisioni in merito del cda».

Su tutto continua a incombere l’ombra di UniCredit. Andrea Orcel ha smentito un interesse per Mps, ma per molti analisti Siena resterebbe una leva strategica, anche per rafforzare indirettamente il peso su Generali. Un’ipotesi che però incontrerebbe le resistenze di Intesa Sanpaolo, finora osservatore silenzioso del risiko.—

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