Mps-Mediobanca, via libera dai cda: fusione completata entro l’anno
Silurato l’ad Lovaglio, il suo piano va avanti

Mettere a punto i dettagli non è stato facile, come dimostra il fatto che i due cda sono andati avanti sino a sera. Sta di fatto che alla fine, ieri, è stata trovata la quadratura del cerchio con i cda di Monte dei Paschi di Siena e di Mediobanca che hanno approvato il progetto di fusione per incorporazione di Piazzetta Cuccia nella banca senese. L’operazione, che sarà completata entro fine anno, segna la nascita di un gruppo bancario capace di unire l’eccellenza del private e corporate banking milanese alla capillarità dell’istituto senese.
Il rapporto di cambio è stato fissato in 2,45 azioni Mps per ogni azione Mediobanca. Per sostenere il concambio, la prima procederà a un aumento di capitale per un valore massimo di circa 1,6 miliardi. La valutazione tiene conto dei dividendi relativi all’esercizio 2025 già comunicati da entrambi gli istituti. Piazzetta Cuccia vedrà preservato il proprio brand. Le attività di corporate & investment banking, il private banking di alta fascia e la partecipazione in Generali confluiranno in una nuova società non quotata, controllata al 100% da Mps, che manterrà il nome Mediobanca.
Il perfezionamento dell’operazione è subordinato al via libera di Bce, Bankitalia e Presidenza del Consiglio. Infine, il progetto passerà al vaglio delle assemblee straordinarie. L’operazione affonda le radici nel piano avviato all’inizio dello scorso anno, quando l’istituto senese, uscito dal salvataggio pubblico, ha lanciato un’offerta per rilevare Mediobanca. Una mossa conclusa con successo, ma con un esito imprevisto, a causa delle crescenti tensioni tra l’ad Luigi Lovaglio e Francesco Gaetano Caltagirone, storico investitore del Leone di Trieste e scettico sulla fusione.
Il board di ieri si è trovato a votare l'esecuzione del piano di Lovaglio proprio pochi giorni dopo avergli negato il rinnovo del mandato. Eppure, la sua creatura - l'integrazione di Mediobanca - va avanti. La ragione è duplice: la continuità chiesta dai mercati e, soprattutto, la viva raccomandazione della Bce, che considera la strategia l'unico percorso solido per la stabilità del nuovo polo.
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