Bcc Veneta, trimestre solido. «Temiamo un rallentamento»

L’assemblea a Verona promuove il primo bilancio post fusioni: utile netto a quota 69,32 milioni. Piva: «Crescita equilibrata che nasce dalla relazione

con il territorio»

Nicola Brillo

«La nostra banca nel primo trimestre dell'anno conferma il positivo andamento del 2025, il credito a famiglie e imprese non mostra per ora riflessi negativi. Ma molto dipenderà da quanto durerà la crisi mediorientale, mentre le ricadute sull'energia sono certe. Se la situazione non si chiarirà, la crescita economica del 2026 delle imprese vedrà sicuramente un rallentamento, con ripercussioni anche sul credito». Flavio Piva, presidente di Bcc Veneta, presenta così l'andamento dei primi mesi dell'anno dell'istituto di credito cooperativo presente nelle province venete di Vicenza, Verona, Padova, Venezia, Treviso, Rovigo e le confinanti Trento, Mantova e Brescia.

Il 2025 è il primo bilancio “completo” dopo le ultime fusioni, con un utile netto di 69,32 milioni. Negli spazi della Fiera di Verona ieri pomeriggio i soci hanno approvato il bilancio 2025 con 10,8 miliardi di masse amministrate (+6,1% sul 2024). La raccolta diretta ha raggiunto i 4,38 miliardi (+5,5%), mentre la raccolta indiretta è salita a 3,12 miliardi (+7,5%), con un contributo rilevante del risparmio gestito, che si attesta a 2,16 miliardi di euro (+10,9%). Gli impieghi hanno registrato un incremento del 5,5%, raggiungendo i 3,28 miliardi, confermando il ruolo attivo della banca nel finanziamento dell’economia reale. «Si tratta di una crescita equilibrata – ha commentato il direttore generale della Bcc Veneta, Andrea Bologna – che nasce da una relazione solida con il territorio e da una capacità di interpretare i bisogni della clientela, sia sul fronte del credito sia su quello della gestione del risparmio».

La Bcc Veneta, con sede legale a Fara Vicentino e che fa parte del Gruppo Bcc Iccrea, presidia con 94 filiali un territorio di competenza che si estende in 255 comuni, conta oltre 160.000 clienti, 30.000 soci e più di 730 dipendenti. Il patrimonio netto sale a 635,09 milioni (+11,17%), mentre i fondi propri raggiungono i 617,76 milioni (+5,81%), consolidando ulteriormente la struttura della Bcc e la sua capacità di essere al servizio della comunità. Gli indici di solidità evidenziano un ulteriore miglioramento: il Cet1 Ratio si attesta al 27,65%. Sul fronte della qualità del credito l’Npl ratio lordo scende al 2,72%.

Sul tema delle aggregazioni, il presidente Piva illustra la sua posizione. «In Veneto c'è un ecosistema in equilibrio, anche se la regione è priva di una banca di respiro nazionale per le note vicende – prosegue il presidente della Bcc Veneta -. C'è però bisogno di un sistema bancario ben strutturato per accompagnare le sfide future di questo territorio. Come Iccrea stiamo facendo una riflessione ad ampio spettro su come interpretare al meglio ogni territorio dove siamo presenti. Allo stato non vedo operazione di fusione all'orizzonte. Grazie anche alla Federazione Veneta, che ha ripreso la sua funzione, sono attive sempre più le collaborazioni tra differenti Bcc. Non servono sempre e solo fusioni».

Accanto ai risultati economici, il presidente Piva ha confermato l’impegno sul fronte sociale, con il rafforzamento delle progettualità mutualistiche e il progetto per l’avvio della Fondazione della Banca in vista della cui costituzione l’assemblea ha deliberato la destinazione di 10 milioni dell’utile di esercizio a titolo di fondo di dotazione. «Vogliamo continuare a generare valore nei territori – ha concluso il presidente Piva – non solo attraverso il credito, ma anche attraverso iniziative concrete a favore delle comunità. Questo appuntamento con i nostri soci nel momento istituzionale di confronto e dialogo assembleare sancisce il consolidamento di un modello che unisce crescita, solidità e responsabilità, proiettando Bcc Veneta verso una nuova fase di sviluppo».

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