Banca Generali da record: utile netto di 445,8 milioni di euro (+3,4%)

Intervista all’ad Gian Maria Mossa: abbiamo rafforzato il dialogo con gli imprenditori. E’ stato un anno impegnativo, ma non abbiamo perso la rotta

Roberta Paolini
Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali
Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali

«Un altro anno record per noi». Gian Maria Mossa, ad di Banca Generali, usa le parole più semplici per raccontare un anno complesso in un mercato sempre più competitivo e con piazze finanziarie che vivono una estrema volatilità dei corsi.

La Banca del Leone archivia il 2025 con un utile netto consolidato di 445,8 milioni di euro (+3,4%), il livello più elevato mai raggiunto.

Le masse gestite e amministrate toccano un nuovo picco a 113,5 miliardi (+9,3% ), la raccolta netta supera 6,8 miliardi (+2,9% )e a gennaio avanza di oltre 450 milioni, salendo del 16%.

In controluce, però, c’è un numero che racconta più di tutti la qualità del risultato: l’utile netto ricorrente sale a 362,5 milioni (+6,8%), un nuovo massimo storico, e cresce a un ritmo doppio rispetto al dato complessivo. È l’81% dell’utile: più motore stabile, meno effetto straordinario.

Non è stato un anno rilassante per voi dottor Mossa.

«Abbiamo compiuto un percorso di crescita maturato in un anno “impegnativo” — prima l’acquisizione di Intermonte, poi l’ops avanzata da Mediobanca tra il 28 aprile e il 21 agosto 2025, successivamente decaduta — senza che la banca perdesse la rotta. Utili e masse non sono mai stati così alti, accompagnati da uno sviluppo commissionale in crescita a doppia cifra, che confermano la solidità e la sostenibilità del percorso intrapreso. Abbiamo portato a termine progetti di grande rilievo, oltre l’integrazione di Intermonte, il lancio dell’insurbanking con Alleanza e lo sviluppo delle piattaforme di intelligenza artificiale a supporto dei banker. Nonostante l’impatto delle operazioni straordinarie, la banca e le sue persone hanno mantenuto una chiara direzione sugli obiettivi strategici».

Attorno a voi c’è stato un contesto molto dinamico innescato dal risiko bancario.

«Sì, ma nonostante il periodo di incertezza legato anche all’offerta pubblica su Mediobanca, abbiamo registrato solo un minimo rallentamento dell’attività commerciale. Prima e dopo quell’operazione abbiamo ottenuto risultati di assoluto livello. Abbiamo inoltre rafforzato il dialogo con molti imprenditori grazie a Intermonte. Banca d’Italia stima circa 1.600 miliardi di ricchezza privata detenuta in aziende non quotate in Italia, e di questa noi abbiamo relazioni con famiglie cui sono riconducibili circa 260 miliardi, ovvero il 15% del totale. Un dato non da poco se consideriamo che la nostra quota nel private banking come masse si aggira intorno al 6%. E le competenze della squadra Intermonte rendono questo bacino particolarmente interessante in ottica di sviluppo.

Cosa cambia Intermonte per il vostro modello?

«Possiamo proporci agli imprenditori con un approccio integrato tra private banking e investment banking. Intermonte competeva con banche come Imi e Mediobanca; oggi, insieme a Banca Generali, con il brand del Leone che è così forte soprattutto a Nord Est, dove gestiamo 20 miliardi di masse in crescita a doppia cifra, la potenzialità diventa enorme».

Il tema è anche industriale.

«Intermonte ha già prodotto un impatto importante sulla raccolta e consente un’internalizzazione dei margini: dalla negoziazione dei derivati alla gestione amministrata. Stiamo internalizzando una parte significativa della catena del valore, con benefici sia sul gestito sia sull’amministrato. L’impatto positivo si estende anche al mondo delle piccole e medie imprese».

I bassi tassi negli anni hanno spinto anche le banche commerciali ad aumentare la concorrenza verso il wealth management, nella ricerca di maggiori commissioni che compensino il calo del margine di interesse. Temete la competizione?

«Nel private banking specializzato, per masse, davanti a noi ci sono solo le emanazioni di grandi banche commerciali, che però sono conglomerati attivi in molti business. Noi siamo focalizzati sulla protezione e gestione di patrimoni. E’ il cuore e la priorità del nostro lavoro e abbiamo una posizione di leadership. Dal 2013 abbiamo dimostrato di saper attrarre banker professionisti di alto livello. Il nostro è un lavoro basato sulla relazione di fiducia, e oggi siamo ancora più forti nell’attrarre talenti, anche grazie all’operazione Intermonte. Ma il nostro è un posizionamento molto chiaro dove la priorità è la centralità del patrimonio familiare.».

Resta che nell’asset management ci aspettiamo operazioni straordinarie. State guardando anche voi a qualcosa?

«Noi abbiamo chiuso un accordo di Insurbanking con Alleanza e stiamo rafforzando ulteriormente la partnership, studiando con Generali come valorizzare insieme maggiormente il servizio alla clientela. Per noi si tratta di un bacino dal valore potenziale e strategico enorme. L’obiettivo è un’offerta “rotonda”, completa, capace di integrare consulenza finanziaria e protezione assicurativa, ampliando la relazione con il cliente lungo tutto il ciclo di vita. Se vogliamo questo accordo con Alleanza vale come un grosso deal, per le potenzialità e le opportunità che genera».

E l’intelligenza artificiale? La Borsa sui timori della bolla legata all’Ai ieri ha penalizzato tutti i titoli del comparto.

«L’intelligenza artificiale può prendere tutte le informazioni disponibili ed elaborare scenari prospettici. Ma quando ti siedi davanti a un imprenditore che ha costruito la propria azienda in Italia, che ha stratificato nel tempo i suoi asset, che ha una storia familiare complessa, capisci che difficilmente quella relazione può essere sostituita da un algoritmo. C’è una componente umana che resta centrale: il cliente ti guarda, ti racconta, ti affida parti delicate della propria vita. Da lì possono nascere soluzioni personalizzati per la protezione non solo del patrimonio, ma di quanto gli è più caro e dei suoi progetti di vita».

Il mercato dei private banker è in movimento, sappiamo dell’uscita di diverse figura dopo l’operazione Mps–Mediobanca. C’è interesse anche per voi?

«Da sempre cresciamo attirando anche talenti dall’esterno, ma non abbiamo obiettivi quantitativi ma qualitativi. Continuiamo a investire. Oggi inauguriamo una nuova filiale a Trieste. Siamo attrattivi per professionisti in uscita da altri modelli organizzativi proprio per le prospettive di crescita». —

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