A Nord Est istituti solidi ma il credito non accelera
Il governatore Panetta da Venezia ha sottolineato la forza del sistema invitandolo a supportare l’economia reale

Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, ha lanciato dal Palazzo del Casinò del Lido di Venezia un messaggio che nel Nord Est è risuonato con particolare forza. «Le banche italiane sono solide, redditizie, ben patrimonializzate», ha detto il numero uno di Palazzo Koch. Ma proprio per questo - è il senso dell’intervento - non possono permettersi di restare alla finestra. Dopo anni di utili record e di rafforzamento dei bilanci, il governatore ha indicato con chiarezza la direzione: la stabilità è un punto di partenza, non un alibi per la cautela.
È dentro questo richiamo che va letta la fotografia del credito nel Nord Est. In Veneto e Friuli Venezia Giulia i numeri raccontano un sistema bancario in salute, con livelli di deterioramento contenuti e patrimonializzazione robusta, ma anche una dinamica dei finanziamenti che procede a velocità diverse: ancora prudente in Veneto, più vivace in Friuli Venezia Giulia. Il nodo non è la solidità delle banche, ma la capacità di tradurla in impulso all’economia reale, in un territorio dove export, manifattura e piccole e medie imprese dipendono in modo decisivo dall’accesso al credito per innovare e competere.
Veneto: impieghi ancora in lieve calo
Secondo la Banca d’Italia a giugno 2025 i prestiti bancari al settore privato non finanziario in Veneto sono diminuiti dello 0,4% su base annua. Il dato segna un miglioramento rispetto al -3,3% di dicembre 2024, ma resta in controtendenza rispetto all’Italia, dove i finanziamenti crescono dell’1%. E nell’ultima rilevazione di settembre la dinamica non ha mostrato variazioni rilevanti (-0,5%). La contrazione è legata soprattutto ai prestiti alle imprese, mentre quelli alle famiglie consumatrici sono stati in crescita. È un segnale che riflette la cautela delle aziende, ancora alle prese con margini compressi, domanda internazionale debole e incertezza geopolitica. Sul fronte della qualità del credito, tuttavia, i numeri sono solidi: il tasso di deterioramento è allo 0,8%, stabile rispetto a sei mesi prima e inferiore sia alla media nazionale (1,2%) sia a quella del Nord Est (1,1%). I nuovi flussi deteriorati si attestano all’1,5% per le imprese e allo 0,5% per le famiglie; l’incidenza complessiva dei crediti deteriorati lordi è pari al 2,7%, su livelli storicamente contenuti.
Fvg, ritorno alla crescita
In Friuli Venezia Giulia la dinamica si è dimostrata più favorevole. A giugno 2025 i prestiti al settore privato non finanziario sono cresciuti dello 0,3% sui dodici mesi dell’anno, dopo il -4,2% di fine 2024. Il dato è inferiore alla media italiana (+1,1%) ma in linea con il Nord Est (+0,2%) e la crescita si è poi intensificata nei mesi estivi. La Regional Bank Lending Survey ha segnalato che nel primo semestre 2025 la domanda di credito delle imprese è tornata a crescere, sospinta dal calo dei tassi e dalla maggiore esigenza di finanziare investimenti.
Dal lato dell’offerta, i criteri sono rimasti pressoché invariati: sono calati gli spread medi, ma sono aumentati lievemente quelli applicati ai prestiti più rischiosi. Anche la domanda di mutui da parte delle famiglie è in aumento rafforzandosi nella seconda metà dell’anno.
La solidità delle banche
Il quadro territoriale si inserisce in un sistema bancario che, come ha ricordato Panetta, presenta redditività elevata e capitale abbondante. È proprio su questo punto che insiste Carlo De Vanna, co-responsabile della gestione azionaria italiana di Ersel: «In tutti i piani industriali delle principali banche italiane c’è l’obiettivo di aumentare gli impieghi. La voglia di crescere nei prestiti, verso famiglie o aziende, c’è. Le risorse ci sono, perché nonostante politiche di remunerazione molto generose le banche hanno capitale in eccesso e continuano a fare utili». De Vanna richiama però un elemento di coerenza macroeconomica: «Alcuni istituti parlano di crescita degli impieghi del 5%. È tanto, se pensiamo che l’economia italiana cresce intorno all’1%. A livello di sistema è difficile che il credito cresca tre o quattro volte più del Pil. Può succedere per la singola banca, magari conquistando clienti di altri gruppi, ma non per tutti contemporaneamente». Nel Nord Est questo squilibrio tra solidità bancaria e dinamica ancora prudente del credito è evidente soprattutto in Veneto.
Imprese incerte
E la spiegazione, secondo De Vanna, non va cercata solo nell’offerta: «Non credo che il problema sia la mancanza di volontà delle banche. Molti imprenditori vedono incertezza e non hanno voglia di investire se non vedono un ritorno adeguato. Generano cassa e la usano per rafforzarsi o per rimborsare debiti. In questo modo le banche crescono meno negli impieghi, ma hanno livelli di insolvenza bassissimi». Il rischio, però, è di medio periodo: «Se non investi, se non sostituisci macchinari, se non innovi, la tua azienda ogni anno diventa un po’ meno efficiente e un po’ meno produttiva. La scarsa produttività italiana è legata anche al sotto-investimento. È una responsabilità condivisa: non si può accusare solo la banca di non erogare credito».
Un sistema solido
De Vanna respinge i parallelismi con la crisi finanziaria globale: «In Europa e in Italia la situazione è profondamente diversa rispetto agli anni di Lehman Brothers. Le banche hanno accumulato riserve, hanno ripulito i bilanci nel tempo. Non vedo motivi per tornare agli incubi degli anni 2000, quando un prestito su cinque non rientrava. Questa generazione di banchieri non vuole rivedere quei numeri». Aggiunge poi un elemento di prospettiva: «Le banche non hanno nessuna ragione per non erogare credito se le imprese presentano progetti con un ritorno adeguato e un minimo di solidità. È chiaro che non torneranno a fare credito a pioggia, ma oggi il sistema è in grado di sostenere l’economia senza mettere a rischio la stabilità».
Il messaggio si salda con quello del governatore: la forza dei bilanci non deve tradursi in immobilismo. Nel Nord Est, dove il tessuto produttivo è orientato all’export e alla manifattura, la sfida è trasformare solidità e redditività in leva per sostenere investimenti, innovazione e competitività. I numeri dicono che lo spazio c’è: qualità del credito elevata, patrimonializzazione robusta, domanda che in alcune aree torna a crescere. Resta da capire se l’invito di Panetta troverà piena traduzione nei flussi di finanziamento soprattutto verso quelle imprese che devono affrontare la transizione digitale e ambientale.
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