Andrea Benetton: «Nei formaggi la nuova sfida di Cirio Agricola»
L’imprenditore trevigiano, figlio di Carlo e anche presidente della tenuta Maccarese, parla della passione per zootecnia e agricoltura

Per adesso si affida a caseifici terzi, ma l’obiettivo nel giro di un anno è di avviare un proprio impianto dedicato alla produzione di formaggi di alta qualità.
È il prossimo passo di Cirio Agricola, sede a Piana di Monte Verna, in provincia di Caserta. Perché Andrea Benetton, 56 anni, figlio di Carlo (mancato nel 2018) e fra l’altro presidente della tenuta Maccarese di Fiumicino – controllata da Edizione Holding da quando nel 1998 fu privatizzata dallo Stato – è ormai da tempo un allevatore-agricoltore a tutto tondo.
«È una passione – spiega Andrea Benetton – nata e cresciuta da quando mio padre mi chiese di rientrare dagli Stati Uniti, dove lavoravo, e di seguire Maccarese poco dopo l’acquisto da parte della famiglia. In effetti – aggiunge – io, che sono l’unico perito tessile della famiglia, mi sento particolarmente portato per l’efficientamento produttivo e organizzativo. Ora lo applico a zootecnia e agricoltura».
Con la sua holding personale Proposta Terza, in cui sono raggruppati gli asset suoi e dei suoi quattro figli, Andrea Benetton è fra l’altro proprietario al 100% di Cirio Agricola, che Edizione Holding acquistò nel 2003 dopo il crac Cragnotti, poi toccata al suo ramo familiare nella più recente, parziale spartizione delle proprietà del grande forziere della famiglia.
Va ricordato che Andrea, insieme ai fratelli Cristian, Leone e Massimo (figli appunto di Carlo), controlla tuttora il 25% di Edizione ed è appunto in questa veste di azionista che presiede Maccarese, tremila ettari vicino a Roma dedicati a colture estensive come grano e mais e all’allevamento di bovini da carne e da latte.
Insomma, da qualsiasi parte la si prenda Andrea Benetton – ex maratoneta, ex triatleta, ciclista per quanto glielo consentono gli impegni professionali – è agricoltore e allevatore. Alla fine di un percorso che dopo gli studi in sociologia e comunicazioni di massa all’università di Urbino l’ha portato a seguire anche le grandi campagne firmate da Oliviero Toscani ai tempi d’oro di Benetton Group.
Da tempo ormai l’imprenditore trevigiano si occupa di tutt’altro. Il suo prossimo progetto per Cirio Agricola, ad esempio, è nei formaggi, freschi e stagionati, ma sempre di alta gamma, come dimostra la fresca partecipazione all’edizione di Taste 2026, il salone di riferimento per l’enogastronomia premium organizzato a Firenze da Pitti Immagine. Il marchio Fagianeria riporta alla località in cui ha sede Cirio Agricola e dove sorge una tenuta dei Borboni progettata nel Settecento dal Vanvitelli, che all’epoca fungeva da riserva di caccia e da allevamento dei fagiani. «Abbiamo appena cominciato – racconta Benetton – producendo le prime forme a marchio Fagianeria, l’intento è controllare l’intera filiera, dalla coltivazione di mais ed erba medica per le nostre 1.870 mucche frisone, alla produzione del latte, la capacità è di 25 milioni di litri all’anno. La chiamiamo Filiera Bianca. Una filiera chiusa, controllata e tracciabile, pensata per garantire qualità, sostenibilità e coerenza lungo tutta la catena del valore e anche un progetto a lunga scadenza, perché con i nostri formaggi di alta gamma non andremo negli scaffali della grande distribuzione ma dialogheremo con l’Horeca e con le grandi catene alberghiere. Puntiamo a formaggi di qualità e soprattutto di qualità costante nel tempo».
Cirio Agricola – due insediamenti da 500 ettari ciascuno a pochi chilometri di distanza, sempre nel Casertano – guarda con convinzione all’automazione e all’economia circolare. Quanto al primo aspetto, è un imperativo dettato dalla difficoltà di trovare manodopera. Rispetto al secondo, la produzione di energia rinnovabile da fotovoltaico e da biogas è diventata una fonte di ricavi via via più importante. «Dal 2005 sono stati investiti nell’azienda una sessantina di milioni – dice l’imprenditore – Cirio Agricola è un’azienda che è cambiata in modo sostanziale negli anni della nostra gestione. E le diversificazioni che a partire dal nostro latte abbiamo in mente, adesso i formaggi, più avanti nei gelati, la cambieranno ancora di più».
I conti di Cirio Agricola parlano di 14,9 milioni di ricavi 2024 per la parte zootecnica e di altri 4 milioni dall’energia rinnovabile, con un risultato ante imposte di 4 milioni. Nel 2025, anno in cui ha peraltro pesato la caduta del prezzo del latte, il bilancio verrà chiuso a 24 milioni di ricavi e quasi 5 milioni di risultato ante imposte. E il budget per l’anno in corso parla di ricavi di 25,7 milioni con il primo apporto di 1,5 milioni del lattiero caseario e una crescita sostanziale del business biometano. «Se riusciremo a produrre formaggi e a concretizzare il nostro progetto nei gelati – conclude – toglieremo il nostro latte da un mercato in cui il prezzo è deciso da pochi oligopolisti. Sarà un passo importante».
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