Augusto Cosulich: «Futuro incerto, ma è ora di investire. Anche con i cinesi»
Il presidente e ceo del gruppo triestino: «Una fase propizia per gli imprenditori. Viviamo in un mondo che cambia ogni giorno, siamo resilienti e pianifichiamo»

«È un momento favorevole per investire e fare impresa». Nel mezzo dell’Oceano Indiano, a quattro ore di fuso orario dall’Italia, anche in vacanza Augusto Cosulich conserva lo spirito di chi è sempre pronto a rimboccarsi le maniche. Erede di una società con 168 anni di storia, da quando mosse i primi passi nel 1857 a Lussinpiccolo, nel Quarnero adriatico, il presidente e ceo di Fratelli Cosulich guida un gruppo che oggi conta 15 business unit, 2.500 dipendenti in tutto il mondo, un fatturato dai 2,1 miliardi e 59,7 milioni di Ebitda nel 2024. E, forte di una visione ad ampio raggio sulle prospettive del commercio internazionale, non ha dubbi: il momento è propizio per gli imprenditori. A patto di avere voglia di mettere mano al portafogli e investire. Anche all’estero, Cina compresa.
Che 2026 sarà per il commercio internazionale?
«Sono sempre ottimista e penso che possano accadere solo cose belle. Ho letto, ad esempio, che l’amministrazione Usa ha annunciato una riduzione dei dazi sulla pasta, mi sembra una buona notizia. Abbiamo imparato che quello in cui viviamo è un mondo in cui ogni giorno capita qualcosa di diverso, ma noi imprenditori siamo resilienti e pianifichiamo».
Nelle ultime ore del 2025, in effetti, si è assistito a un passo indietro di Trump. Per molti osservatori quel che preoccupa è però questo martellare ancora sulle tariffe, segno che la sfida lanciata nel 2025 non è finita. Lei come la vede?
«Niente è per sempre e anche i dazi vengono annunciati e poi cambiati o ritirati. Lo vediamo anche con la guerra in Ucraina: si pensa sempre di essere vicini a un accordo per la fine del conflitto, ma poi si continua a combattere e non si arriva mai in fondo. Ma prima o poi ci arriveremo, sono ottimista su queste questioni. Lo sono meno sulla transizione energetica».
Perché?
«Lì vedo delle difficoltà dovute alla mancanza di disponibilità di nuovi prodotti energetici, come il metanolo verde e l’idrogeno, ma anche il nucleare dal momento che si insiste per non farlo decollare. Mi sembra che la transizione energetica sia un sogno che abbiamo tutti, ma che non riusciamo a realizzare perché mancano le risorse necessarie. Basti pensare alla decisione di rimandare l’applicazione dell’Ets (Emission Trading System, il sistema europeo che obbliga le compagnie di navigazione a comprare quote di emissione di CO2 per coprire le proprie emissioni, ndr). Gli armatori sono incerti su cosa fare e su cosa ordinare, perché non si capisce bene come andrà il mondo».
Il vostro gruppo investe molto nella transizione energetica. Nel 2025 avete varato la Maya Cosulich, la prima bettolina in grado non solo di trasportare e consegnare metanolo ad altre navi, ma anche di essere alimentata con lo stesso carburante. Il 2026 non sarà ancora l’anno del metanolo?
«Noi ci abbiamo creduto, abbiamo rischiato e investito, speriamo di averla azzeccata. Per ora questi segnali non li cogliamo, anzi vedo un po’ di difficoltà in giro sull’effettivo cambiamento dei carburanti. È certo però che il mondo debba diventare più green: diamo tempo al tempo».
Tornando agli Usa, nelle mire di Trump c’è la sfida con la Cina. Voi collaborate con Cosco da decenni: ha sempre sostenuto che la Cina può essere un’opportunità e un motore di sviluppo per le imprese italiane. In che modo?
«I cinesi hanno grande voglia di investire in Europa e cercano dei partner che investano con loro. A mio parere non dobbiamo essere preoccupati dall’invasione cinese, anzi dobbiamo proporci come partner affidabili e lavorare insieme. Noi come Fratelli Cosulich lo abbiamo fatto tante volte, abbiamo investito cifre importanti con società cinesi sulla supply chain e sulla logistica e continueremo a farlo. Sono 45 anni che lavoriamo con loro e sappiamo che sono ottimi partner».
Oltre la Cina, c’è l’India. Oggi molti si concentrano sulle potenzialità della cosiddetta Via del Cotone: l’Imec, il corridoio economico che punta a collegare l’India con l’Europa passando per il Medio Oriente e che assegnerebbe un ruolo centrale al porto di Trieste. Vede delle opportunità concrete per l’Italia e per la scalo sull’Adriatico?
«Lo spero tanto. La Via della Seta è stata semplicemente un’operazione di marketing: i traffici con la Cina sono continuati come prima, non c’è stata quell’esplosione che si attendeva. Speriamo che la Via del Cotone non sia la stessa cosa: spesso assistiamo a molte parole e poca concretezza, ma sono fiducioso che la nuova iniziativa possa portare dei risultati concreti. Come gruppo Fratelli Cosulich ce la metteremo tutta per cercare di incentivare i traffici verso l’India, ma il punto è che bisogna tutti cercare di fare impresa. Sono spesso critico nei confronti degli imprenditori italiani, molto bravi a parole ma restii a sborsare quattrini. Invece bisogna passare all’azione, andare ai fatti, cosa che non è avvenuta con la Via della Seta».
La preoccupa il ridisegno delle rotte globali? Dalla crisi di Suez in poi e con la prospettiva della nuova rotta artica che taglierebbe fuori il Mediterraneo, le geografie dei traffici stanno cambiando.
«La rotta artica è una cosa molto da venire. Innanzitutto, pone un grosso problema ambientale perché, se andiamo a rovinare l’ambiente artico, distruggiamo un territorio immacolato. E poi c’è un problema di sicurezza perché non ci sono porti, non c’è assistenza per le navi che dovessero trovarsi in difficoltà. Ci sono varie problematiche da risolvere. Sul passaggio di Suez, resta la variante Houthi: finché continuano a sparare, il problema resta».
Il vostro gruppo mantiene una presenza strategica anche in Medioriente. Come sono cambiati i traffici dell’area dopo l’escalation del conflitto nella Striscia di Gaza?
«Le navi passano dal Capo di Buona Speranza, i noli sono più cari di prima, ma neanche esageratamente, la situazione si è assestata e di conseguenza non vedo grossissimi cambiamenti. Certo, il futuro è molto incerto. Bisogna saper cogliere le opportunità nel momento giusto: oggi ci sono possibilità sicure di fare impresa e creare occupazione, investendo sui giovani».
Voi operate anche nel settore dell’acciaio. La siderurgia non sta attraversando uno dei suoi momenti migliori: vede una possibile ripresa nel 2026?
«Dal punto di vista siderurgico, abbiamo investito molto e continuiamo a investire. Siamo in fase di definizione per l’acquisto della Magona a Piombino, dove ci prenderemo carico di 500 persone in cassa integrazione e cercheremo di rivitalizzare un’impresa in difficoltà. Siamo partner logistici con l’acciaieria di Piombino, joint venture tra Metinvest e Danieli che produrrà 2,5 milioni di tonnellate di coils. Ce n’è da fare, ma – ripeto – bisogna impegnarsi e aver voglia di lavorare duro per raggiungere nuovi traguardi. Questo è il messaggio che vorrei si diffondesse: le opportunità ci sono, i soldi ci sono, le banche sono generose con chi ha voglia di fare. È un momento favorevole per investire e fare impresa».
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