Spopolamento, turismo e futuro di Porto Marghera: l’Agenda Venezia, tra fragilità e speranza

La manutenzione costante degli edifici, le politiche culturali e la trasformazione in senso ricettivo degli spazi abitativi rendono sempre più difficile un equilibrio che tenga insieme le diverse esigenze

Alberto Vitucci
Venezia, acqua alta nel novembre 2019: Piazza San Marco sommersa con basilica
Venezia, acqua alta nel novembre 2019: Piazza San Marco sommersa con basilica

 

Cinquantatrè anni dopo la prima Legge Speciale, dopo miliardi di euro spesi in progetti non sempre utili alla sua sopravvivenza, Venezia è un po’stufa della sua specialità. Vorrebbe tornare a essere una città “normale”, con i suoi abitanti, i suoi artigiani, il suo sviluppo non soltanto mirato al turismo, la manutenzione delle sue pietre e la salvaguardia della sua laguna. Ma la strada è ancora lunga. I problemi aperti sono tanti. E non sempre ci si ricorda che Venezia è davvero speciale in tutto.

La nuova delega alle Specialità territoriali e alla valorizzazione dell’area industriale di Porto Marghera potrebbe aiutare. Collaborazione istituzionale tra Regione, Comune e governo nazionale. Non solo i finanziamenti – che restano una necessità – ma soprattutto fari sempre accesi sulle emergenze, in parte ormai croniche e mai risolte.

Il catalogo è lungo. E per risolvere le emergenze, ora è chiaro, non bastano gli strumenti ordinari e non servono come si è visto i commissari straordinari. C’è bisogno di politiche “dedicate” come ha detto il presidente della Regione Alberto Stefani. La città d’acqua è unica e fragile. Il suo entroterra anch’esso unico, territori e barene interrate affacciate sulla laguna, dove si è deciso di realizzare, a partire dal primo Dopoguerra una delle aree industriali e petrolchimiche più grandi d’Italia. La consigliera delegata, che è veneziana della terraferma e ha maturato anche un’esperienza di governo in Comune, dovrà ora averlo ben presente.

Primo punto, la salvaguardia

C’è l’Autorità per la laguna, quel che resta del Provveditorato alle Opere pubbliche, da rimettere al suo posto come Magistrato alle Acque, secolare magistratura creata per la tutela delle acque dalla Serenissima nel Cinquecento. Ma ci sono anche altri enti, come la Città Metropolitana, il Comune, il Porto e la stessa Regione. Serve coordinamento, servono soprattutto risorse. Dai primi anni Duemila, anno in cui si era puntato tutto sul Mose, i soldi per la manutenzione non sono più arrivati. E Venezia non è una città come le altre.

La manutenzione

La manutenzione sugli edifici che hanno i “piedi” nell’acqua salata va fatta di continuo, perché la risalita salina dentro i mattoni non si ferma, anzi aumenta con i cambiamenti climatici. Lo scavo dei rii, la sistemazione dei canali. E per questo servono risorse “speciali”. Oltre a quelle del Mose, che è utile ma non basterà a salvare Venezia con le previsioni di aumento del livello del mare.

Il turismo

Quel che nel resto del mondo viene visto come opportunità, a Venezia si trasforma in rischio. Un freno alla trasformazione turistica nella città storica e un limite agli ingressi dei visitatori non è un ostacolo allo sviluppo economico, ma un aiuto alla sua sopravvivenza come città. Altrimenti continuerà lo spopolamento delle famiglie espulse dalle case – trasformate in locazioni turistiche, e il contatore degli abitanti scenderà sotto la soglia minima. Oggi siamo a 47 mila abitanti nella città insulare, circa un terzo di quanti erano mezzo secolo fa.

La cultura

I musei e le fondazioni veneziane quasi sempre ben guidati sono una miniera di capolavori e una grande possibilità di lavoro oltreché di entrate. Ma occorre sapere che queste attività vanno sostenute in modo sistemico. Contribuendo ad esempio ai restauri e alle attività per i più giovani.

I trasporti

È vero che Actv guadagna sui biglietti dei vaporetti per i non residenti. Ma è vero anche che i collegamenti con le isole devono essere garantiti. E soprattutto d’inverno costano moltissimo. La rete dei trasporti in laguna va tutelata e in qualche caso riorganizzata. Ma questa è un’altra specialità evidente di cui tener conto. Un chilometro in acqua non costa come un chilometro in terra.

Sanità

Gli ospedali della città storica e isole servono a volte una base molto più ampia che non i soli residenti, se si contano le presenze turistiche medie. Ma soprattutto non c’è come in terraferma la possibilità di raggiungere l’ospedale in auto. Una popolazione di età media elevata ha bisogno di servizi dedicati ed efficienti, sparsi nel territorio. Anche questa è una specialità.

Moto ondoso e traffico

Moto ondoso non significa soltanto eccesso di velocità. Ma un danno alla struttura della città e alla laguna. In laguna le barche devono essere speciali. Non possono essere – cominciando da quelle degli enti pubblici – fatte come se dovessero fare servizio in mare aperto.

Marghera

Da decenni si parla di bonifiche e rilancio di Marghera. Progetti in gran parte fermi. La “valorizzazione” dovrà essere prima di tutto lo sblocco della burocrazia – che certo non significa allentare i controlli ambientali – e l’applicazione della Zls, le Zone logistiche semplificate. Per trovare nuovo lavoro che non sia il turismo si riparta da qui.

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