La città impresa mutante: tra la polis industriale e le nuove convivenze plurali
Treviso come paradigma della “città impresa”: dai distretti produttivi alla trasformazione urbana tra tecnologia, reti e innovazione. Un modello che guarda al futuro delle città italiane

Treviso esprime un paradigma economico e produttivo costruito su una fittissima rete di imprenditori e aziende, che hanno incarnato competenze, alimentando e mettendo a sistema il genio italico nella logica dei distretti. La collaborazione è stato il catalizzatore della creatività, facendo da motore dell’innovazione.
- Per il programma del festival Treviso Città Impresa e prenotazioni: CLICCA QUI
La città “diffusa” è il prodotto di tale dinamica, che oggi si articola nella dimensione delle reti immateriali. La tecnologia è entrata nei processi rimodellando il “recinto” organizzativo delle aziende, che si è aperto all’acquisizione di saperi e profili professionali questo ha ridisegnando luoghi produttivi e paesaggi urbani.
La città ritratto
È questo il volto della città impresa mutante, non più incastellata ma fluida, un’onda in movimento, come definiva i centri urbani Franco Ferrarotti che, però, aveva negli occhi il disordinato sviluppo della periferia romana e i primi insediamenti industriali di alcune aree critiche della capitale.
Tramontato il modello della “città-ritratto”, antico retaggio rinascimentale, che ha retto fino alle soglie della modernità, bisogna fare i conti con apparati simbolici inediti, con equilibri sociali e relazionali tutti da testare. Le città industriali, che esprimevano una “mono-cultura” si sono frammentate in un mosaico di tessere che si incastrano dando forma a una “molteplicità urbana”, in cui le tecnologie e l’immigrazione sono divenuti fattori “drammatici” di un cambiamento, che sta progressivamente modificando anche i tradizionali rapporti gerarchici tra centro e periferie, tra le “insegne” del potere, le agenzie di senso e gli organi istituzionali. Torino è stata la realtà urbana manifesto di una metamorfosi.

Da città dell’automobile dominata da un unico grande brand che imponeva i tempi della fabbrica condizionando abitudini e stili di vita, a urbs post moderna, in cui terziario avanzato, servizi, eventi sportivi e turismo hanno modificato radicalmente il profilo.
Sfumata l’antica identificazione tra azienda e polis leggibile nell’architettura dei quartieri operai, fino a ieri percepibile nel respiro e nella tessitura delle aree residenziali, è cambiata la “pelle” dei comuni italiani, lo testimoniano bene gli street artists che istoriano i mutamenti urbanistici dando corpo a una produzione estetica fatta di forme astratte, che evocano la profondità delle trasformazioni in atto. I riferimenti classici della monumentalità ufficiale sembrano aver perso la loro originale funzione di orientamento lasciando il posto a punti di incontro virtuali. Sembra di essere ripiombati dentro “Le città invisibili” di Italo Calvino, in assenza di spazi di libertà, schiacciati dalla macchine e dal mito dell’efficienza.
Vita plurale
La Capitale offre ulteriori interessanti ambiti di analisi. Quartieri “cerniera”, quali l’Esquilino, Piazza Vittorio, il Prenestino, dall’acquedotto Felice fino alla cintura dell’Alessandrino, “barriera” contestata e quasi invalicabile del Corviale, esprimono una “doppia globalità”, si collocano dentro un “diagramma arcipelagico”, che mette in relazione la totalità con le sue parti. Lo spirito dei luoghi parla ormai lingue diverse, in un medesimo locus, pensiamo a piazza Vittorio Europa e Cina si confrontano, Sicilia e Marocco si toccano, come succede a Milano tra la città della scienza e il semi centro, attorno a cui si snodano percorsi ibridati dalla multietnicità, densi di “accumuli di vita plurale”, che oscillano in precario equilibrio alla ricerca di un “altrove”.
L’intreccio tra cultura del lavoro e civiltà urbana ha una lunga storia, una fitta trama di relazioni indissolubili. Pensiamo alla cittadina di Ivrea, in cui la figura dominante di Olivetti incarna il legame profondo tra azienda e territorio. Senza comunità non c’è impresa, le radici della terra non sono un vincolo ma il fondamento del business.
Dalle vetrate delle fabbriche di via Jervis a Ivrea si poteva scorgere il verde dei campi cui la sera si poteva e si doveva ritornare. Stava per declinare l’idea fordista per lasciare il posto al capitalismo del territorio, non più centrato sulla catena di montaggio, ma sull’intelligenza collettiva, che è il motore della competitività nell’economia della conoscenza.
L’universale urbano
Spostando lo sguardo più a Sud è possibile individuare altre interessanti declinazioni del legame simbiotico che intercorre tra l’azienda e i contesti ambentali. L’Etna Valley, concentrato eccezionale di aziende high tech, che hanno attratto talenti e professionalità crendo i presupposti per la costruzione di un ecosistema dell’innovazione.
Ma la città impresa non è solo divenire è anche custodia e memoria e dei luoghi. La presenza nella marca trevigiana di Fondazioni e Musei dedicati alle organizzazioni produttive pubbliche e private, dà la possibilità di cogliere appieno la profondità di un disegno di rigenerazione urbana che parte da lontano per attraversare le contraddizioni della contemporaneità. Ritorna il mito della fondazione della “città per l’uomo”, coltivato da padre Bartolomeo Sorge per risanare la Palermo ferita dal segno indelebile dell’impresa criminale, che nella stagione dello stragismo, era entrata nelle vie, fagocitato la città, fino a violentare il paesaggio morale e materiale.
Da città impresa a “impresa città”: il capovolgimento terminologico svela il perimetro più ampio della scommessa, che oggi ha a che fare con il cancro della corruzione e del malaffare. Oggi Treviso può fare da apripista per sostenere la prospettiva di un “universale urbano”, dove la dimensione condivisa del lavoro trova la sua applicazione in uno schema di convivenza sostanziato dalla legalità, dal rispetto delle diversità e da un dialogo costruttivo tra i cittadini e le istituzioni democratiche. —
Riproduzione riservata © il Nord Est








