Il futuro ci chiama: ecco i temi di Treviso Città Impresa, edizione 2026

Agire insieme nella complessità del momento storico: l’attualità dal 27 al 29 nel capoluogo della Marca. L’Italia non può più permettersi la propria lentezza. Ma il quesito fondamentale riguarda l’Europa: sta cambiando passo?

Marca Panara

Quello che stiamo vivendo è forse il momento di rottura più potente dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989. Il futuro che potevamo immaginare fino a ieri dovrà essere sostituito da un nuovo progetto di futuro che dovrà tenere conto dei mutati rapporti di potere nel mondo, dell’evoluzione rapidissima della tecnologia, della fragilità delle catene di approvvigionamento delle materie prime e dei manufatti, del controllo politico di terre rare, tecnologie, rotte. E della crisi ambientale, delle migrazioni, della demografia, della sensibilità delle comunità sui troppi temi caldi che la cronaca ogni giorno mette sul tavolo.

Un futuro da (ri)costruire

Il titolo dell’edizione 2026 di Treviso Città Impresa è ‘Un futuro da (ri)costruire’ perché è questa la sfida del nostro tempo, per due ragioni: perché dobbiamo partire da coordinate nuove e mobili che hanno cancellato le certezze del passato, e perché il futuro non necessariamente ‘accade’ ma può essere costruito con la consapevolezza, la responsabilità, l’impegno.

Il Festival non ha l’ambizione di dare risposte ma di condividere conoscenze, esperienze, punti di vista qualificatissimi, una opportunità per cittadini e imprese di allargare orizzonti, sapere di più, avere spunti critici.

Abbiamo bisogno di aggiornare le coordinate e per questo l’anteprima del Festival, la sera di giovedì 26, ha per titolo ‘La nuova mappa del mondo’, perché il mondo non è più come lo vedevamo fino a solo dodici mesi fa.

L’Atlantico, che univa saldamente le due sponde in quell’area coesa e dai valori condivisi che chiamavamo Occidente, si è fatto più largo, più profondo, a tratti più tempestoso. Gli Stati Uniti sono diventati un alleato difficile, imprevedibile, e un partner economico a tratti ostile.

La Russia neo-imperiale, fornitore importantissimo di energia sino a pochi anni fa, ha scatenato la guerra ai nostri confini orientali e sembra avere al centro della sua strategia l’indebolimento e la frammentazione dell’Europa.

La Cina, fornitore importantissimo, indispensabile in alcuni settori, e mercato per le esportazioni europee, ci pone quotidianamente una sfida strategica e commerciale non sempre trasparente. Il suo confronto permanente con gli Stati Uniti, insieme la crescita rapida delle sue capacità tecnologiche pongono l’Europa di fronte a scelte difficili, nelle quali l’equilibrio tra valori, posizionamento strategico e interessi è operazione estremamente complessa.

Geografie nuove o rinnovate

Emergono prepotentemente geografie nuove o rinnovate, che vanno conosciute a fondo per valutare le opportunità di collaborazione, di partnership, anche di alleanza che si aprono. L’India e il Mercosur, con i quali l’Unione Europea ha nei mesi scorsi concluso accordi commerciali che aprono grandi prospettive, l’Africa, un mosaico complesso e vitale, demograficamente giovane ed esplosivo, ricchissimo e poverissimo al tempo stesso, che chiede approcci nuovi per realizzare il suo potenziale.

E tutto ciò mentre guerre infuriano, cupi rimbombi di esplosioni e sirene lacerano i giorni e le notti in Ucraina, Palestina, Israele, Libano, Iran, nell’intera penisola araba. Aree che, oltre la quotidiana drammatica cronaca, quando le armi taceranno porranno un’altra enorme sfida alla quale è necessario già prepararsi: la ricostruzione, fisica, sociale, economica, istituzionale, alla quale l’Italia e le imprese italiane potranno dare un contributo importante.

Il Festival affronterà questa matassa ingarbugliata per rintracciarne i capi e provare a dipanare alcuni nodi con uno spirito aperto, curioso, rigoroso e lo farà con il contributo di esperti ed analisti di calibro nazionale e internazionale.

I rischi e le opportunità

Il Futuro da (ri)costruire deve fare i conti con tutto ciò, con la complessità, i rischi e le opportunità che questo contesto ci propone. E, se vogliamo esserne attori, ci impone - dopo un lungo periodo nel quale ha vinto il dominio del presente, del breve termine, dei risultati trimestrali, un presente permanente che ha debilitato la capacità di visione - di reimparare ad elaborare strategie di medio e lungo periodo, di rischiare, di investire su quel futuro appunto che vorremmo fosse migliore, per tutti.

La chiave che abbiamo scelto per aprire questo percorso è l’innovazione, ‘Creare un ecosistema per l’innovazione e lo sviluppo’ è il titolo dell’evento di apertura del Festival, la mattina di venerdì 27, dopo l’anteprima di giovedì in cui tracceremo ‘La nuova mappa del mondo’.

Creare questo ecosistema è quello che il Veneto, l’Italia, l’Europa devono fare, crearlo e coltivarlo perché è il migliore modo che conosciamo per costruire positivamente quel futuro di cui parlavamo.

I fili che seguiremo sono tanti, da una parte le tecnologie, le valute digitali, la blockchain, l’intelligenza artificiale, i nuovi materiali; e insieme la vita delle imprese, l’organizzazione, la finanza, i mercati, la ricerca, la governance, il passaggio generazionale, la sostenibilità, il rapporto con i territori, lo stesso modo di essere dell’impresa, che fatica a trovare e a conservare le persone di cui ha bisogno e deve adeguarsi e rincorrere costumi, consumi e aspettative nuove che stanno emergendo.

L’Italia è lenta e non può permetterselo

Dobbiamo fare un salto, lo impongono la transizione ambientale e quella tecnologica, lo impone la geopolitica, lo impongono i valori delle nuove generazioni. Non abbiamo molto tempo a disposizione, la sola intelligenza artificiale, nelle sue applicazioni e implicazioni, corre ad una velocità alla quale non ci possiamo sottrarre ed è forse il fattore trasformativo del quale stiamo cominciando ad avere maggiore consapevolezza. Ma non è il solo, insieme c’è anche tutto il resto, tutto quello cui abbiamo sommariamente accennato e anche molto altro. E che non aspetta.

L’Italia è lenta, e non può più permetterselo. E l’Europa? Che ha la dimensione per affrontare e sostenere le sfide che il mondo pone, dimensione che i singoli paesi non hanno, l’Europa sta finalmente cambiando passo? È la domanda fondamentale alla quale darà una risposta l’ultimo evento del Festival, la mattina di domenica 29.

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