Dalle macerie ai traguardi: a Gemona storie di ricostruzione con Sport Business Forum
In Friuli atleti, tecnici, ricercatori e dirigenti per attraversare storie di talento, sconfitte e nuove partenze. Appuntamento il 23 e 24 ottobre, tra gli ospiti Alberto Zaccheroni, Claudia Mancinelli e Ferdinando De Giorgi

Cosa significa collocare Gemona nella mappa dello sport italiano? Una parola basta a spiegarlo: ricostruzione.
Gemona ne ha mostrato all’Italia il significato collettivo e profondo, quello che si traduce nell’agire comune di un popolo e di un territorio che hanno saputo attraversare il prima e il dopo del terremoto del 1976. Ricostruire insieme significa unire le forze, individuare le risorse e, soprattutto, avere chiaro il traguardo. Termini che risuonano quotidianamente nello sport e che pronunciati a Gemona si amplificano.
Lo Sport Business Forum 2026 approda qui dopo un percorso partito da Trieste e proseguito a Treviso e Belluno, tappe unite dall’idea che lo sport non è un fenomeno che può essere limitato dentro agli stadi e ai palazzetti. Lo sport fa parte della nostra vita, quella di tutti i giorni, e assume mille forme diverse.
C’è chi ha una vita attiva e chi è uno sportivo da divano, c’è chi fa ricerca sul corpo umano e sui materiali e chi applica quelle ricerche nelle palestre e nelle aziende. E c’è chi nello sport trova l’ispirazione per spingersi oltre.
Per raccontare tutto questo a Gemona ci saranno voci diverse, che ci aiuteranno ad attraversare le epoche, i confini e gli stereotipi di genere, spingendoci a vedere lo sport dal di dentro, con lo sguardo di chi vi ha dedicato la propria vita.
I due giorni di incontri inizieranno con i ricercatori dell’Università di Udine, che con i loro studi ci mostreranno come la ricostruzione non si traduca solamente nell’impegno degli atleti professionisti che si riprendono da un infortunio, ma anche nel percorso di chi sceglie di correre una maratona partendo da una condizione di obesità.
Gli studenti e il maestro
Gemona è la casa degli studenti di Scienze Motorie e di chi si dedica alla formazione di nuove generazioni di professionisti e professioniste dello sport, il luogo dove la passione diventa competenza, dove la curiosità porta alla conoscenza.
I loro studi sono la base su cui rifondare i nostri stili di vita, per costruire una pratica attiva che ci accompagni attraverso le diverse fasi della vita.
Per riuscirci, per metterci in moto spesso ci serve un’ispirazione, una spinta che ci scuota dalla nostra pigrizia, fisica e molto spesso anche mentale.
Non bisogna avere paura di sognare qualcosa di grande, di porci obiettivi ambiziosi, di incamminarci su strade nuove, Lo capiremo attraverso il percorso di Alberto Zaccheroni, che dalla provincia romagnola lo ha portato ad allenare in Giappone, Cina ed Emirati Arabi. Un viaggio fatto di tante tappe e di una, Udine e l’Udinese, che ha proiettato la sua carriera in una dimensione internazionale.
La carriera di un tecnico non è mai una linea continua e ce lo ricorderà Giovanni Tosco raccontando come il gol di Pak Doo-Ik cambiò il corso della vita del commissario tecnico Edmondo Fabbri, decretando l’eliminazione dell’Italia ai Mondiali del 1966. Una storia lunga sessant’anni che torna clamorosamente attuale in quest’epoca di delusioni, con la prolungata assenza degli Azzurri dalla Coppa del Mondo. Insieme ci chiederemo da dove ripartire, su che cosa fondare la costruzione di una nuova Italia.
Un faro e due storie
Di certo per tornare a sognare in grande servono uomini e dirigenti come Enzo Cainero, che è partito da un campo da calcio per mettere il suo spirito e le sue competenze al servizio di tutto lo sport. Lo ha fatto da friulano e da alpino, due tratti identitari per lui insostituibili.
Il ciclismo mondiale grazie a Cainero ha scoperto le pendenze dello Zoncolan e quella montagna è diventata uno stadio a cielo aperto, con migliaia di persone assiepate lungo i tornanti e due file ininterrotte di alpini a formare una catena umana.
Uno scenario difficile persino da immaginare, che Enzo Cainero ha tradotto in realtà. Dalle bici ai palloni, calcio e basket hanno trovato in lui un riferimento fondamentale, così come è stato anche in tutte le sue iniziative extrasportive.
Lo sport non ha bisogno solamente di campioni, ma anche di persone capaci di comprenderne e valorizzarne sino in fondo il talento. Lo sa bene Elena Cecchini, che sarà a Gemona pochi giorni dopo aver chiuso la sua lunga carriera nel ciclismo professionistico che l’ha vista arrivare sino al titolo mondiale nella cronometro a squadre.
Elena è partita dal Friuli per conquistare il mondo in sella alla sua bici. In questi anni ha visto cambiare il ciclismo grazie a donne come lei, capaci di affermarsi in un contesto in cui tutto era declinato al maschile. E ora è pronta a iniziare una nuova corsa, perché l’ultimo traguardo può tramutarsi in una nuova linea di partenza.
Molti vivono la conclusione della carriera agonistica come un trauma, ma non Elena Cecchini che è già impegnata da dirigente-atleta con il Coni e in questa veste può contribuire a definire come sarà lo sport che vivremo nel futuro.
La parità di genere, che il Cio ha raggiunto nei campi di gara, è ancora un traguardo lontano in Italia se si guarda alla presenza delle donne tra i dirigenti e i coach. Per questo insieme alla voce di Elena Cecchini sarà interessante ascoltare quella di Claudia Mancinelli, una delle figure tecniche più importanti della ginnastica ritmica italiana, che – in uno sport sempre alla ricerca della perfezione – insegna alle sue atlete l’equilibrio tra sacrificio e gioia, fatica e passione.
Benvenuto Fefè
Infine un discorso sulla ricostruzione non potrebbe avere una voce più appropriata e autorevole di quella di Ferdinando De Giorgi. Il commissario tecnico della Nazionale maschile si trova a gestire una fase cruciale: da campioni del mondo in carica, gli Azzurri hanno subito una dolorosa eliminazione agli Europei. A meno di due anni dai Giochi, si riparte da qui. E Gemona è il luogo perfetto per mettersi al lavoro pensando a tutto quello che insieme si può fare.
*direttore Sport Business Forum e Fondazione SIT
Riproduzione riservata © il Nord Est





