“Il friulano che scalava i sogni”: a Sport Business Forum l’omaggio a Enzo Cainero
Ha giocato in porta arrivando in A, è stato presidente dell’Apu e ha portato il Giro d’Italia sulle montagne di casa nostra. Simeoli lo racconta in un libro che sarà presentato il 23 ottobre a Gemona

Raccontare Enzo Cainero significa anche fare un lungo viaggio nel mondo dello sport. Calcio, basket, ciclismo, e pure palla ovale verrebbe da dire visto che oggi il figlio Andrea è il presidente del Rugby Udine. Avrebbe avuto bisogno di cento vite questo friulano purosangue per soddisfare appieno tutte le sue passioni.
Quando se n’è andato nel gennaio di tre anni fa tutti quelli che lo conoscevano si sono chiesti quanti progetti erano rimasti nel cassetto senza che potesse realizzarli. Perché da sempre Cainero è stato un vulcano di idee e di iniziative. “Il friulano che scalava i sogni” edito da Forum è il titolo del libro del collega Antonio Simeoli che verrà presentato venerdì a Gemona.
Lo è stato sin da giovane quando faceva il portiere. Cainero è stato uno dei ragazzi del Brunetta, punto di riferimento per i ragazzi udinesi della sua generazione. Quando un certo Dino Zoff fu ceduto dall’Udinese al Mantova nel 1963, tra i possibili sostituti fu valutato anche Enzo, che poi in quella stessa estate andò a Como assieme ai suoi compagni Claudio Pasqualin, Enrico Graziani e Ferdinando Nordi.
Alcuni rientrano a Udine, non Enzo che due anni dopo passa al Como dove completa la scalata di uno dei suoi sogni: l’esordio in Serie A all’Olimpico contro la Lazio. È il 19 settembre 1965. Un infortunio, che oggi può sembrare banale, gli troncò la carriera ad alto livello: andò a sbattere contro un palo (allora erano quadrati) e il suo rene ebbe la peggio.
Nella parentesi varesina Enzo ebbe modo di conoscere un signore di nome Nino Cescutti che in quegli anni giocava con la Ignis che vinceva scudetto, Coppa delle Coppe Intercontinentale. Anni dopo se lo sarebbe ritrovato di fronte a Udine quando Enzo avrebbe cominciato a scalare il mondo della palla a spicchi.
Il calcio, però, resta il suo primo amore e Cainero entra nell’organigramma dell’Udinese di Mazza. La Primavera quasi tutta friulana vince lo scudetto con i vari De Agostini, Cinello, Miano, Trombetta, figure che gli sono rimaste legate nel tempo. Enzo è ancora all’Udinese quando arriva Zico, l’uomo dei sogni per eccellenza dello sport udinese.

Chissà forse è proprio perché memore di quel colpo impossibile che, quando diventa presidente dell’Apu a metà degli anni Ottanta, va a prendere una coppia di americani da sogno per la A2: Larry Wright e Clarence Kea, che nel biennio precedente avevano conquistato lo scudetto e la Coppa dei Campioni con il Banco di Roma. Wright in quegli anni era un top-player come dimostrano le cifre che nel basket non mentono mai: 38,8 minuti giocati per partita e una media di 25,1 punti. Uno Zico del basket per la pallacanestro italiana di allora.
Il progetto si chiude dopo cinque anni, ma Cainero non resta con le mani in mano. A Venezia c’è il suo amico Maurizio Zamparini proprietario del Venezia dal 1986 che vorrebbe allargare i suoi orizzonti (e infatti qualche anno dopo si trasferirà a Palermo) e realizzare un sogno tutto friulano: acquistare l’Udinese.
Cainero è l’uomo che fa da tramite con Pozzo, la trattativa va avanti per un’intera estate e quando le parti si danno appuntamento nello studio di un notaio udinese per mettere nero su bianco Pozzo non si presenta. Ecco, quello dell’Udinese è forse l’unico sogno che Cainero non è riuscito a scalare assieme a quello della candidatura a sindaco di Udine.
Si è comunque ampiamente consolato con un altro suo grande amore, quello per la bicicletta. E sono state proprio le due ruote forse a renderlo ancora più popolare anche fuori dai confini friulani. Perché quello che ha fatto Cainero – portare quasi stabilmente il Giro d’Italia sulle montagne friulane – è stato qualcosa che nessuno era mai riuscito a fare.
La corsa rosa è qualcosa di unico: è storia e tradizione, ma anche innovazione. Enzo l’ha portata sul monte Zoncolan, fino a inizio anni Duemila conosciuto solo ai ciclisti amatoriali della nostra regione. Prima la scalata dal versante di Sutrio (nel 2003 con l’ultima volta di Marco Pantani al Giro d’Italia), poi quella da Ovaro con la parte della salita finale da asfaltare e da mettere in totale sicurezza. Sembrava un obiettivo impossibile, non per Cainero.
Riuscire a portare il Giro d’Italia su strade sin lì mai frequentate dalla corsa rosa ha significato un grande lavoro anche a livello politico, diplomatico e perché no, mediatico. Inutile girarci tanto attorno: se non sai trattare con le persone al comando questi risultati non li puoi ottenere. Cainero lo ha fatto senza mai comunque rinunciare al suo modo di essere.
Sapeva andare a bussare in casa Rcs, bussare alla porta degli sponsor con un biglietto chiamato credibilità, ma poi il meglio di sé lo dava quando stava in mezzo alla gente, con gli alpini e i volontari della protezione civile. Oltre, ovviamente, che con i suoi amici. Chi scrive ha avuto la fortuna e il piacere di trascorrere mezza giornata a Grado nell’estate del 2022 con lui, il suo amico Edy Reja e per qualche minuto in collegamento telefonico il mitico Bruno Pizzul.
Un meraviglioso spaccato di quotidianità di quella che è l’amicizia ma anche l’attaccamento alle proprie origini, un concentrato della migliore friulanità.
E per ultimo, non per importanza ma solo per una mera questione cronologica, non dimentichiamo l’attenzione al sociale e alla beneficenza alle quali Cainero ha sempre tenuto. Negli ultimi anni della sua vita si è speso molto per “Progetto Autismo Fvg” al punto che l’Associazione dopo la sua scomparsa ha voluto dedicargli il villaggio che sorge all’esterno del centro che sorge a Tavagnacco. Oggi da lassù, riconoscendo il valore di cose e persone, abbozzerebbe un sorriso e direbbe: «Bene, ma guardiamo avanti».
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