Venti medaglie azzurre e ora una nuova partenza: Elena Cecchini si racconta a Sport Business Forum
Dopo 28 anni in sella e due Olimpiadi, Cecchini apre una nuova fase: dal lavoro per lo sviluppo del ciclismo femminile all’impegno per la sicurezza, una battaglia che riguarda il futuro di chi sceglie la bicicletta

Una carriera da ciclista professionista finita domenica in Olanda fatta di successi a raffica – venti medaglie con la maglia azzurra, tra cui sei ori tra Mondiali ed Europei, tre titoli italiani, Giro e Tour aiutati a vincere alle compagne di squadra - migliaia di km fatti, cadute, sacrifici, amore per la bici e lo sport.
Elena Cecchini, 34 anni si racconterà domenica a Sport Business Forum alle 15 a Gemona nell’ex Chiesa di San Michele. È una friulana tosta che sa quel che dice e sa quel che vuole per il futuro. Sentirla parlare è un piacere.
Abbiamo scelto sei parole per farla scatenare. E sono poche.
Orgoglio
«Ho fatto una carriera lunghissima, sono riuscita a girare il mondo grazie alla bicicletta. Sono partita da San Marco di Mereto di Tomba, un piccolo paesino friulano, ho cominciato a correre con i maschietti nella pistina della Libertas Ceresetto a Martignacco, poi le prime gare fino alle trasferte in Veneto per allenarmi e correre a Padova perché eravamo in poche e in Friuli non c’erano gare».
«Quanti viaggi hanno fatto per me papà Luca e mamma Raffaella: devo tutto a loro. La scuola? Sono uscita con il 100 dal Liceo Scientifico Marinelli di Udine, in aprile mi laureerò in Scienze dello sport e management. Ah, ho fatto due Olimpiadi da protagonista, Rio 2016 e 2024 e mi sembrava di essere in paradiso».
Famiglia
«Senza una famiglia così non sarei andata da nessuna parte, si respira da sempre pane e ciclismo a casa mia, mio zio Andrea è stato una delle colonne della Libertas Ceresetto, mio padre Luca è nello staff della nazionale paralimpica, mio fratello Daniele fisioterapista lavora anche per i club del World Tour e ha fatto anche un’Olimpiade con la nazionale a Tokyo 2021».
Amore
«Sono sposata con Elia Viviani da 4 anni, ma stiamo insieme dal 2012. Per conquistarlo ho fatto la detective: l’avevo conosciuto ai raduni della nazionale nel 2019, era fidanzato. Tre anni dopo ho saputo che era libero e non me lo sono lasciato sfuggire.
Ha vinto moltissimo più di me, ma avere un compagno che fa il mio stesso lavoro è stato utile. Quando dovevo andare a Livigno in piena estate per fare tre settimane di allenamento in altura, lui lo capiva benissimo. E viceversa. E il fatto che abbia smesso un anno prima di me mi ha aiutato molto».
Figli
«Quando arriveranno e diventeranno grandi, sono sincera, non vorrei corressero in bici. La bici è stata la nostra vita, la nostra passione e lo resterà sempre, ma o li affiderò al mio amico Daniele Pontoni per le corse fuoristrada oppure meglio facciano altri sport.
La situazione sulle strade sta peggiorando, è come giocare alla roulette russa andare ad allenarsi ogni giorno. No, non va bene. All’estero c’è una cultura diversa, al Nord da anni le piste ciclabili ci sono e sono sicure, in Slovenia negli ultimi 10 anni hanno letteralmente rivoluzionato le strade per i ciclisti. No, non sarei entusiasta a sapere di avere un figlio che si allena sulla strada.
Futuro
«Ero stanca fisicamente, correvo da 28 anni, credo di aver scelto il momento giusto per smettere. Voglio costruire un altro pezzo di vita magari sfruttando quello che ho seminato in questi anni. Come sta facendo Elia. Per prima cosa parlerò con il Gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, la Polizia Penitenziaria, cui devo gran parte dei miei successi perché mi ha assicurato un sostegno enorme.
Mi piacerebbe continuare a lavorare per il Gruppo sportivo, mi piacerebbe anche fare la commentatrice tv o occuparmi dello sviluppo del ciclismo femminile, che da quando ho iniziato, si è sviluppato radicalmente e ha margini di sviluppo enormi.
Di sucro continuerò a occuparmi della sicurezza sulle strade, faccio parte della Commissione atleti del Coni e a lavorare ai progetti fondamentali che aiutano gli sportivi nel post carriera».
Grazie
«Sono stati anni meravigliose, devo dire grazie ai miei genitori, a compagne di squadra come Tatiana Guderzo e Marta Bastianelli e tante altre, alle mie squadre, al mio Friuli che mi ha sempre sostenuto. A Enzo Cainero, che mi ha sempre sostenuto coinvolgendomi nelle sue iniziative fin da quando ero juniores».
“Traguardi e linee di partenza”, intervista a Elena Cecchini. Venerdì 23 ottobre, ore 15, ex Chiesa di San Michele, Gemona
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