Luca Palla, dalla notte in cui perse una gamba al sogno Paralimpiadi
L’incidente nel 2005 lavorando col gatto delle nevi, poi l’amputazione nel 2021 per mettere una protesi. «Farò tutte le gare dello sci alpino nella categoria Standing. Se sono arrivato qui è anche grazie a mia moglie Paola e ai miei due figli»

Luca Palla, classe 1986, è da sempre un uomo di sport e un sognatore.
È stato un ragazzo che ha saputo risollevarsi da una sberla del destino che poteva stenderlo e che, invece, non gli ha tolto il sorriso. E non gli ha impedito di continuare a sognare e di vivere appieno la passione per lo sport e per la neve.
Una passione che ha condotto “Lucky” («lo sono di nome e di fatto di nome e di fatto» sottolinea) a dare forma e sostanza a un sogno di quelli belli grandi, vestire la tuta della Nazionale alle Paralimpiadi Milano Cortina 2026.
Luca è infatti tra gli azzurri della Fisip (federazione italiana sport invernali paralimpici) che tra qualche giorno andranno a caccia di medaglie su una delle piste simbolo dello sci alpino internazionale, l’Olympia delle Tofane.
Sarà protagoniste di tutte le gare “Standing”, quelle cioè riservate agli atleti con disabilità che sciano in piedi.
Prima di parlare di gare, Luca, facciamo un passo indietro. Parliamo della sberla del destino. Che ti ha portato via una gamba ma che non ti ha steso.
«Tutto inizia alle 22.20 del primo gennaio 2005. Avevo diciannove anni, stavo lavorando con il gatto delle nevi, poco lontano da casa, ad Arabba, per preparare le piste per il giorno dopo. Una fune d’acciaio mi tranciò di netto la gamba sinistra, poco sotto il ginocchio. Una gamba che mi hanno riattaccata al Ca’ Foncello di Treviso e con la quale per quattordici anni sono riuscito a vivere, convivere, pur tra alcuni inevitabili problemi. Una gamba che col passare del tempo mi ha dava problemi sempre maggiori: facevo sempre più fatica, avevo sempre più dolori e così, a inizio 2021, ho deciso di amputarla, sotto il ginocchio. Ora vivo e faccio sport con una protesi».
E sei ormai al cancelletto delle Paralimpiadi Milano Cortina.
«È un sogno che si sta avverando, Un obiettivo che ha iniziato a prendere forma nel 2022, con le prime gare di Coppa Italia, disputate tramite il Progetto Brain Power e con il supporto degli amici di Ride Your Dreams con i quali abbiamo creato la società Luky’s Way. Ho iniziato un po’ in sordina perché dovevo imparare automatismi nuovi e confrontarmi con un livello, quello della Coppa del Mondo, che è molto alto. Ma ho avuto allenatori che mi hanno seguito bene, come quelli della federazione. Oltre ad Alex Martini, che mi segue quando sono a casa, a Federico Pellegrini, che mi prepara gli sci quando sono a casa, e a Patrick Mazzarol, al qualche mi affido per la preparazione fisica e mentale. Se sono arrivato fin qui, gran parte del merito lo hanno anche la mia famiglia - in primis mia moglie Paola e i miei figli Giulia e Filippo - e gli amici. E anche la Blackfin, l’azienda nella quale lavoravo fino a qualche mese fa prima di avere l’opportunità di entrare nel Gruppo sportivo paralimpico della Difesa, realtà che mi dà la possibilità di allenarmi al meglio».
E ora?
«Ora manca pochissimo alla partenza per Cortina. Saremo al villaggio a partire da inizio settimana. Nei giorni successivi rifiniremo la preparazione in vista dell’esordio che per me sarà sabato 7 marzo, con la discesa».
Ma non disputerai solo quella.
«Farò tutte le gare del programma. Dopo la discesa, il superG del 9, la supercombinata del 10, il gigante del 13 e lo slalom della giornata conclusiva, domenica 15».
Con quali ambizioni?
«Non voglio di certo limitarmi a partecipare. Sono molto molto motivato e l’agonismo mi piace anche se a inizio stagione tornare a fare l’atleta a tempo pieno non è stato semplicissimo, soprattutto per il tanto tempo trascorso lontano da casa. Sto bene. Ho curato molto la tecnica di sciata, migliorandola. Ho lavorato bene durante la stagione e anche nelle ultime dieci giornate di collegiale, svolte tra Pampeago, Pozza di Fassa e il San Pellegrino».
Arriveranno in tantissimi dalla zona di Fodom a sostenerti.
«Sì, e questo mi rende davvero felice. Sentire tanto calore dà una motivazione ulteriore quando gareggi. Voglio e vogliamo fare bene. Siamo una squadra competitiva».
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