Cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi a Cortina: spenti i bracieri (tra le polemiche)
Cerimonia di chiusura allo stadio del curling di Cortina tra spettacolo e critiche all’organizzazione del Comitato paralimpico internazionale. Ecco come è andata

Ci sono due Paralimpiadi: quella degli atleti, riusciti a far apparire normali imprese oltre l’eroico; e quella dell’arroganza del Cpi, il Comitato paralimpico internazionale.
Così, questa sera, ci sono state due cerimonie: la festa a chiusura di questa maratona di Giochi; e la disorganizzazione di un organismo che, di fronte alle inevitabili difficoltà del muoversi in un luogo ridotto come Cortina, si è mostrato non all’altezza.
È quello che è accaduto questa sera, allo stadio del curling. A Cortina, finalmente scelta per ospitare uno dei grandi momenti di festa di Questi Giochi.
La politica
In prima fila, ad assistere alla festa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il governatore veneto Alberto Stefani e il suo predecessore Luca Zaia. Non c’era la premier Giorgia Meloni, che ha dato forfait all’ultimo, per le condizioni meteo sfavorevoli all’arrivo in elicottero.
Non c’era il presidente del Senato Ignazio La Russa. Ma non c’era nemmeno il sindaco di Milano Giuseppe Sala, pur atteso sul palco; così come non c’era il presidente della Lombardia Attilio Fontana, sostituito dalla sottosegretaria allo Sport, Federica Pucchi.

Segnali. E superficie di una cerimonia anticipata dalla confusione negli accessi. Da ingressi prima negati e poi confermati. Con novanta giornalisti accreditati, costretti a scrivere sulle sedie dedicate al pubblico, senza nemmeno la possibilità di far caricare il computer alle prese elettriche.
«Prese riservate – ha spiegato Cora Zillich, games operations senior manager dell’Ipc – alle più grandi e importanti agenzie internazionali, senza spazio per i quotidiani italiani». In Italia. Con la minaccia del «coinvolgimento della sicurezza e l’espulsione dal palazzetto», alla prima lamentela. Così l’Ipc; «I am Ipc» per dirla con le parole rivolte ai giornalisti.
Lo stesso Ipc che, fino a due giorni fa, confermava che alla cerimonia finale sarebbero state presenti tutte e cinquantacinque le delegazioni in gara ai Giochi. E lo stesso faceva una stizzita Fondazione Milano-Cortina, chiedendo ai giornalisti di non scrivere di guerra; negando i boicottaggi – sette – alla cerimonia d’apertura. E di conseguenza negandoli pure a quella di chiusura.
L’Ucraina
Venendo nuovamente smentita dalla nuova assenza dell’Ucraina, «vista l’ammissione degli inni e delle bandiere di Russia e Bielorussia»: parola della delegazione stessa, che infatti ieri sera ha disertato lo stadio del curling, costringendo gli organizzatori a consegnare a una volontaria la bandiera di Kiev.

Chiusura di una Paralimpiade che, dieci giorni prima, era cominciata all’incirca allo stesso modo, e quindi con la stessa disorganizzazione.
Con i device per controllare gli accrediti in tilt, e quindi gli accessi degli accreditati consentiti a prescindere da qualsiasi controllo. Ma verifiche puntuali sul contenuto degli zaini, a caccia di qualsiasi cosa commestibile: assolutamente vietata e quindi requisita. Concorrenza sleale a panini e bevande venduti a peso d’oro – e da pagare rigorosamente con carta Visa o contanti – all’interno dell’Arena.
Un finale migliore
Peccato. Perché queste Paralimpiadi avrebbero meritato una chiusura più degna. L’immagine che resta negli occhi è la festa finale, in coda all’evento, con i volontari a riempire il grande spazio centrale, divenuto discoteca, per ballare al ritmo delle canzoni del Planet Funk.
Quella di sta sera è stata la cerimonia più nuova. Non più celebrazione dell’Italia nel suo senso più stereotipato, ma tuffo nel futuro.

Gigantesca coreografia techno, solo forse poco armonizzata con i Giochi, pur intramezzata dal cerimoniale paralimpico: i discorsi dei due presidenti, Giovanni Malagò, che ha parlato di «eredità paralimpica»; e Andrew Parsons, che ha citato «un successo senza precedenti».
E allora cala il sipario sulle Paralimpiadi di Milano-Cortina. Peccato, si sarebbero meritate un finale migliore.
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