Il “Pizzaballa” del Kenya e gli altri introvabili: è spille mania alle Olimpiadi

Ne esistono ben 92, una per delegazione. Le più rare sono quelle dei Paesi più piccoli. L’usanza di collezionarle è nata nel 1980

Laura Berlinghieri
Il rito dello scambio delle spille olimpiche, lungo corso Italia, in pieno centro a Cortina
Il rito dello scambio delle spille olimpiche, lungo corso Italia, in pieno centro a Cortina

Chi se lo ricorda Pier Luigi Pizzaballa? Non tanto il portiere, che ha legato il suo nome all’Atalanta tra serie A e serie B. Quanto la figurina di fine anni Sessanta: introvabile. Ecco, anche le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina hanno il loro “Pizzaballa”. Si tratta della spilla del Kenya. Unica depositaria, la sola atleta keniota presente a Cortina: Sabrina Simader, sciatrice alpina di Kilifi, città da 120 mila abitanti, affacciata sull’Oceano Indiano.

A Cortina è “spille mania”; anzi: pin mania, per dirla con la lingua più in uso ai Giochi. Ne esistono novantadue: una per ogni Paese rappresentato in queste Olimpiadi. E l’obiettivo è collezionarle tutte. C’è quella della Cina, che raffigura un panda, animale simbolo del Paese. Su quella del Canada, poi, è rappresentato un alce che guida uno slittino. «Alcune sono già in vendita su Vinted, anche a cento o persino duecento euro» ci dice Gugu Ndohlovu, una tifosa inglese delusa, mentre cede una spilla a un volontario italiano. Non è questo lo spirito olimpico.

Con le spille, funziona così: prima di partire per i Giochi, ad atleti e membri delle delegazioni dei singoli Paesi ne viene consegnato un discreto numero. Gadget che diventano merce di scambio per gli incontri con persone provenienti da altre nazioni. Le spille si possono chiedere, si possono proporre degli scambi. Si possono anche regalare, magari per ringraziare del tempo trascorso insieme o per festeggiare un incontro particolarmente piacevole.

Non tutti reagiscono allo stesso modo. Ad esempio, si racconta di un’atleta macedone entusiasta, di fronte alla richiesta – evidentemente rara – di poter cedere la sua spilla. Mentre gli olimpionici cinesi sono noti come i più intransigenti: disposti a cedere il proprio simbolo soltanto a patto di riceverne uno in cambio.

Gli atleti possono sfruttare il “parco giochi” del villaggio olimpico, mentre in città è una vera e propria caccia al tesoro. Coinvolge autisti delle navette, volontari, forze dell’ordine. Alla fine, tutti conquistati da questo gioco divenuto fenomeno di massa, e tutti “ridottisi” a trascorrere i propri pochi giorni liberi a caccia delle spille.

Le più rare ovviamente sono quelle delle delegazioni meno rappresentate. Come Cipro, Azerbaigian e Malesia: tutti Paesi con un solo atleta a Cortina. Ma quella veramente introvabile, e quindi la più ambita, è del Kenya: chissà poi perché.

I professionisti di questa caccia al tesoro – sorta di Olimpiade nell’Olimpiade – se ne vanno a spasso per le strade di Cortina con le spille appuntate al cordoncino del pass, se non addirittura a riempire le sciarpe, quando il loro numero inizia a diventare importante. «Di novantadue spille totali, me ne mancano solo quindici. E oggi, nel mio giorno libero, conto di completare l’arco olimpico» ci confida Stefano. Niente cognome: ricopre un ruolo piuttosto importante nell’organizzazione dei Giochi e non vorrebbe fare brutta figura, totalmente irretito da questo gioco.

Ma è una caccia che, potenzialmente, non finisce mai. Perché se la gara più facile (si fa per dire) è circoscritta alle novantadue spille dei Paesi in gara a Milano-Cortina, la pin mania ha i confini molto più larghi di tutte le edizioni dei Giochi. Ma tutte sul serio: il fenomeno di massa è nato nel 1980, è vero, ma l’usanza di scambiarsi le spille – un ricordo da portare a casa – risale persino alla prima edizione delle Olimpiadi in età contemporanea: Atene 1896. E si gioca anche con la fantasia: a Parigi 2024, una delle spille più ricercate raffigurava Snoop Dogg di spalle, con i cinque cerchi olimpici formati dal fumo della sua sigaretta. Per chiudere, una notizia per i cacciatori: esiste già la spilla per Utah 2034. Sì, qualcuno l’ha già appuntata alla sciarpa. 

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