Perché gli olandesi sono fortissimi sui pattini

Dai canali ghiacciati alla Thialf Arena: come i Paesi Bassi hanno trasformato una cultura popolare in una macchina da medaglie alle olimpiadi invernali 

Elia Cavarzan
Edizione del 1997: l'ultima volta che si è svolta la Elfstedentocht
Edizione del 1997: l'ultima volta che si è svolta la Elfstedentocht

Nei Paesi Bassi c’è una domanda che ritorna ogni inverno, puntuale come il ghiaccio che ricopre le piste: perché i loro atleti sono quasi imbattibili nello speed skating? La risposta non sta soltanto nelle medaglie, nei cronometri o nella tecnologia. È un intreccio di storia, cultura popolare e organizzazione moderna che, messo insieme, ha creato un sistema capace di produrre campioni con impressionante continuità.

Una tradizione nata sui canali 

Per secoli pattinare non è stato un passatempo chic, ma il modo più rapido per muoversi. Quando l’acqua gelava, i canali onalandesi diventavano strade e intere comunità scivolavano da un paese all’altro con la naturalezza con cui oggi si prende l’autobus. Prima necessità, poi divertimento, infine sport.

Un dipinto del 1620 del pittore olandese Hendrick Avercamp
Un dipinto del 1620 del pittore olandese Hendrick Avercamp

Da quell’abitudine quotidiana è nato un immaginario collettivo potentissimo. La sua icona è l’Elfstedentocht, il leggendario giro delle undici città frisone: quasi duecento chilometri di fatica su ghiaccio naturale, un evento tanto raro quanto venerato. Si racconta che vincerlo valga più di un titolo olimpico, e anche quando il clima non permette di disputarlo resta un mito capace di educare generazioni alla resistenza e alla tecnica.

Il risultato è evidente: in Olanda si impara a stare sui pattini da bambini. L’equilibrio, la postura, la spinta diventano istintivi molto prima di entrare in una squadra.

Dal ghiaccio naturale al laboratorio 

Quando questa base popolare incontra la scienza, il salto di qualità è inevitabile. L’epicentro è la Thialf di Heerenveen, considerata il tempio mondiale della disciplina. Qui il talento che nasce all’aperto viene raffinato con metodi sofisticati: analisi dei dati, studio della biomeccanica, controllo maniacale del gesto.

Non si lascia nulla al caso. Ogni curva, ogni frequenza di pattinata, ogni dettaglio dell’aerodinamica viene misurato e corretto. È la trasformazione di una cultura popolare in industria della prestazione. E quando un movimento può contare su strutture diffuse, tecnici specializzati e investimenti continui, il serbatoio non si esaurisce mai.

La pressione che seleziona i migliori

In un paese di poco più di diciassette milioni di abitanti, il pattinaggio è vissuto come uno sport nazionale. Le piste sono frequentatissime, le gare interne attirano pubblico e sponsor, e il livello medio è altissimo. Per indossare la maglia arancione bisogna prima superare rivali che altrove sarebbero titolari inamovibili.

Jutta Leerdam e Femke Kok sul podio dei 500 metri femminile
Jutta Leerdam e Femke Kok sul podio dei 500 metri femminile

Chi arriva alle competizioni internazionali, quindi, è già temprato. Ha imparato a convivere con aspettative enormi, con tribune piene, con l’idea che vincere sia la normalità. È un vantaggio psicologico che pesa tanto quanto la preparazione fisica.

Tradizione, scienza, concorrenza: il dominio olandese nasce da qui. Non è un exploit improvviso, ma il frutto di un percorso costruito nel tempo, dalle lame rudimentali sui canali medievali fino agli impianti ultramoderni. Finché questo equilibrio reggerà, battere gli arancioni resterà una delle imprese più difficili dello sport invernale.

Segui il medagliere di Milano Cortina 2026:

Milano Cortina 2026, Italia da record: 22 medaglie e già superata Lillehammer 1994
La redazione
Italia da record nel medagliere olimpico

Riproduzione riservata © il Nord Est