Siesta a Casa Italia? No, sedersi sui divanetti è vietato

Tra turisti romani e la polizia di Roma capitale, il reportage di una Cortina resa irriconoscibile dalle Olimpiadi invernali. E non mancano gli imprevisti (prevedibili) 

Dall'Inviata Laura Berlinghieri
I divanetti all'ingresso della Casa Italia di Cortina
I divanetti all'ingresso della Casa Italia di Cortina

Casa Italia, non esattamente stare come a casa; e decisamente non la tipica accoglienza italiana. Eppure, ce lo dicono all’ingresso: «Questo è lo spazio per atleti e giornalisti». Riguardo agli sportivi, li prendiamo in parola, e possiamo ragionevolmente immaginare sia così. Quanto al resto, lasciatecelo dire: c’è ancora tanto su cui lavorare.

Cortina, in queste due settimane, si è trasformata. Un po’ città Erasmus, un po’ film dei fratelli Vanzina. Americani che, a temperature sotto zero, girano per corso Italia a petto nudo protetti dalla sola bandiera a stelle e strisce. Turisti dell’Est Europa, stanziali al bar: terzo tempo di gare alle quali chissà se hanno effettivamente assistito. Accenti romani che danno indicazioni stradali: i poliziotti di Roma capitale. Persino qualche momento amarcord con gli autisti delle navette: romani pure loro. Altro che Milano-Cortina: non fosse per la neve, sembrerebbero i Giochi della Garbatella.

E poi c’è Casa Italia. Dove siamo accreditati, ma non possiamo ritirare il pass. «Abbiamo finito la plastica», ci rispondono al desk. La plastica: sul serio? E quando arriva? «E chi lo sa, deve arrivare da Milano».

Eppure, Casa Italia è una meraviglia. Al pianterreno c’è persino una mostra d’arte con un De Chirico e un Balla. Senza pass, ma con un semplice cordino – «Speriamo che basti»; spoiler: non basterà – entriamo e decidiamo di accomodarci su uno dei tanti divanetti, per gustarci la mostra. Ma, a Casa Italia, sedersi è vietato. Ce lo dice una solerte maschera, offrendo un’alternativa: «Può accomodarsi sul pallone». Una sfera di corde attorcigliate, più simile a un gioco per bambini che a un luogo per riposarsi.

Ma dicevamo del nostro cordino. «Non ha il pass, qui non può stare», ci viene intimato da un’altra maschera; «e voi non avete la plastica», il nostro contributo al botta e risposta, dal quale usciamo sconfitti. Ma pure senza pass, Casa Italia è uno spazio che può aprire le sue porte. Quando? Bella domanda. All’ingresso non ce lo sanno dire. «Dalle 10», «dalle 10 e mezza»: la risposta varia con l’interlocutore. E «purché non se siano in corso delle riprese».

Un agente della Polizia locale di Roma capitale mentre dirige il traffico in centro a Cortina
Un agente della Polizia locale di Roma capitale mentre dirige il traffico in centro a Cortina

Ci torniamo giovedì, per la visita del presidente della Repubblica. Ci viene chiesto di presentarci con un’ora e mezza di anticipo, ma, quando arriviamo, sta per iniziare la perlustrazione degli spazi, con i cani. «Questa dice di essere accreditata»; fortunatamente, «questa» era accreditata. Priorità ai cani, naturalmente. Mentre, appena fuori da Casa Italia, chi in quello spazio lavora stima l’attesa – una ventina di minuti, afferriamo – per allungarsi in città e recuperare un panino per il pranzo. Non si vive di sole Olimpiadi e, reduci da una mattinata di emozioni con il meraviglioso oro di Federica Brignone, sfruttiamo l’abbrivio e proviamo a inserirci nella conversazione.

«C’è un bar a cento metri, riesco a prendere due tramezzini?». «E che ne so io, lei deve stare qui». Sì, ma quanto? Cinque minuti o un’ora? «Ecco, potrebbero volerci cinque minuti oppure potrebbe volerci un’ora». Prendiamo per buona la stima origliata poco prima. E, venti minuti dopo, con i nostri tramezzini nello zaino, entriamo. Andiamo nella stanza dei divanetti e c’è chi si azzarda ad appoggiarvi le stanche membra: quelle, ma pure zaini e giacche. Non fosse mai successo: lì, nella parte di sinistra della sala, non si può stare, perché dovrà passare il presidente. A una manciata di secondi dall’arrivo di Mattarella, la catastrofe.

Qualcuno ha dimenticato la borsa sulla parte sinistra dei divanetti: sporge di dieci centimetri rispetto all’immaginaria, ma invalicabile, linea di mezzeria che intercetterà il Capo dello Stato. Panico in sala. Si urla alla ricerca del proprietario, che però non viene trovato. All’agitata signora alla ricerca di una soluzione viene proposto di far scivolare la borsa verso destra, così da non urtare il cerimoniale presidenziale. Ma lei grida: «Non è così semplice».

Si fa avanti un coraggioso collega di un’agenzia di stampa: prende in mano la borsa e la sposta. Alla fine, sì, è stato piuttosto semplice. E il presidente può entrare. 

 

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