Le stelle delle Olimpiadi pazze per il tiramisù: ora l’obiettivo è portarlo ai Giochi di Los Angeles
Dallo snowboard Hasler fino a Eileen Gu, i campioni di Milano Cortina conquistati dal dolce, protagonista di video con milioni di clic in tutto il mondo

Quasi in lacrime, addio struggente. Alla persona amata? No, al tiramisù. La scala della potenza del messaggio si misura in visualizzazioni: qui siamo a oltre due milioni e settecentomila. È il reel Instagram in cui Jonas Hasler, stella svizzera dello snowboard, si mangia l’ultimo tiramisù prima di lasciare il villaggio olimpico, a Giochi conclusi.
Se ci fosse un medagliere culinario, il dolce trevigiano sarebbe fuori gara: non ci sono pizza o pasta che tengano. Gli atleti ne sono andati pazzi, e lo hanno testimoniato con video e foto rimbalzate in tutto il mondo. Bello, fantastico. Peccato che il nome di Treviso non compaia mai, in tutto ciò.
Visibilità planetaria
Giriamola in positivo: lezione utile per la prossima volta. «Sì, già alle Olimpiadi estive di Los Angeles 2028: vogliamo portare il tiramisù anche lì, e stavolta far capire che rappresenta il nostro territorio». A parlare è Francesco Redi, imprenditore ideatore della Tiramisù world cup. «Gli atleti sono diventati i nostri migliori brand ambassador, li stiamo anche invitando come giudici per la prossima World cup a Treviso».
Oltre a Jonas, soprannominato “Tiramisù man”, altri campioni degli sport invernali hanno perso la testa per il dolce trevigiano, dal fondista sudafricano Matthew Smith (che se lo divora e poi lo vota «undici in una scala da uno a dieci») alla plurimedagliata cinese Eileen Gu («io e mia mamma lo adoriamo, potrei mangiarlo di continuo»), fino alla statunitense Grace Henderson, che portava in tavola alla colleghe la teglia intera.
Gente da milioni di follower, in tutto il pianeta: un endorsement goloso pazzesco. Come cavalcarlo? «Serve maggiore consapevolezza sul fatto che il tiramisù è un’attrazione mondiale, non solo culinaria e turistica, ma anche culturale, c’è dietro il sapere della nostra cucina – dice Redi – e se vuoi mangiarlo buono, devi venire qui a Treviso».
Idee per veicolare questo messaggio e fare uno straordinario biglietto da visita turistico? «Intanto abbiamo già preso contatto con gli atleti che hanno fatto diventare il tiramisù la stella, il dolce ufficiale delle Olimpiadi, e li inviteremo come giudici alla prossima World cup. Gli olimpionici sono giovani, il loro modo di comunicare sui social è diretto, veloce, simpatico, molto emozionale. Jonas è stato bravo a catturare anche emozioni: la sorpresa, la lussuria, la tristezza dell’ultimo tiramisù. Però si mangiava quello di Livigno, nessuno di loro finora ha mai nominato Treviso o il Veneto. Questo è il prossimo step».
Da Los Angeles alla Cina
Come? «Vogliamo portarlo anche alle Olimpiadi estive di Los Angeles tra due anni, e che sia il nostro. Il tiramisu è diventato un’attrazione globale, come il Colosseo e la Torre Eiffel, ha un potere allucinante, staordinario, dal punto di vista del brand, del turismo: è economia, volendoci fare un progetto territoriale attorno. La Dmo Marca Treviso ha creato un tavolo territoriale per gestire il turismo enogastronomico che abbiamo contribuito a creare, è un punto di partenza».
Infine, una curiosità: «Con le Becchierie e Paolo Lai, culla del dolce, noi della Tiramisù world cup abbiamo provato a registrare i marchi in diversi paesi: in Cina non ci siamo riusciti perché è già registrato, anche “tilamisù”, sono scaltri e intelligenti. Al di là del marchio, è un segnale che il sistema va rafforzato attorno alle eccellenze che lo producono e valorizzano».
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