Olimpiadi, l’abbraccio dell’Italia nella cerimonia a San Siro

Tomba e Compagnoni accendono la fiamma a Milano. Ecco i XXV Giochi: inno all’italianità

Laura Berlinghieri

L’omaggio ai più grandi operisti accanto alla quotidianità italica. Le icone del design e il genio del Canova. L’estetica rinascimentale e la celebrazione del boom economico. La musica leggera, la moda, la cucina che ci rende celebri nel mondo.

Un’estetica, a tratti esasperata, spesso stereotipata, che pretende di essere impronta dell’italianità. L’abbraccio del Paese. Il tricolore agli occhi dei 67 mila di San Siro, sold out, e dei 2 miliardi alla tv, per la quarta volta delle Olimpiadi in Italia, in questa festa ideata da Marco Balich.

Dopo Parigi 2024 – e il suo spettacolare inizio lungo la Senna, glorificato da una pioggia incessante – la cerimonia di apertura dei Giochi torna nel perimetro di uno stadio. Con gli echi inediti di un evento diffuso, dai riflessi a Cortina, Predazzo e Livigno.

Ci sono due Olimpiadi, due cerimonie. Quella che vive del confronto con le edizioni precedenti; e che ieri, non si può negare, un po’ ha sofferto. E poi quella del candore della prima volta, incapace di restare indifferente di fronte a tutto quello che questo mondo sportivo riesce a muovere. Le bandiere e i colori all’esterno dello stadio, i sorrisi, gli applausi allo sfilare degli atleti di qualsiasi provenienza – con l’eccezione dei quattro israeliani, accolti da alcuni fischi; sorte opposta a quella degli atleti ucraini, accompagnati da un tripudio d’applausi.

Lo spirito olimpico, che da giorni risuona nelle parole istituzionali, e la cui incarnazione ad ogni Olimpiade si rinnova, con autenticità. Rappresentato anche dalle due bandiere di Inter e Milan, Beppe Bergomi e Franco Baresi, tedofori a San Siro, insieme ai nostri atleti della pallavolo: Paola Egonu, Anna Danesi e Carlotta Cambi, e poi Simone Anzani, Simone Giannelli e Luca Porro. Fino agli ultimi tedofori, all’Arco della Pace: i campioni dello sci Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, che hanno acceso il braciere olimpico.

L’altra sera – quella del sei febbraio – a San Siro, è stata una festa. Festa dell’Italia, celebrazione di se stessa. Con Mariah Carey – in total white, piume e paillettes – e la sua esibizione quasi a inizio evento, sulle note di Nel blu, dipinto di blu. Ospite internazionale insieme a Charlize Theron, messaggera di pace Onu.

L’omaggio a Raffaella Carrà: italiana nel mondo. L’Infinito di Leopardi, nella voce di Pier Francesco Favino. Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Gioachino Rossini – in raffigurazioni macchiettistiche – protagonisti della Sinfonia della Fantasia; circondati da 290 ballerini, sormontati da tre tubetti giganti, dedicati ai colori primari.

L’inno italiano, nell’interpretazione di Laura Pausini; e l’inno olimpico, con la voce di Cecilia Bartoli e il coro di voci bianche della Scala, sulle note del pianista Lang Lang. L’incontro tra scienza e meraviglia, con Samantha Cristoforetti.

Le sessanta modelle tricolori – omaggio a Giorgio Armani – guidate da Vittoria Ceretti: portabandiera dell’Italia, con il tricolore consegnato nelle mani di carabinieri e corazzieri, e poi issato sull’asta, aspettando l’altra bandiera: quella olimpica.

I versi di Promemoria di Gianni Rodari recitati da Ghali. Il musical dei cento anni di Giochi invernali, con Sabrina Impacciatore. Persino il tempo per una celebrazione – per meglio dire, la caricatura – della nota gestualità italiana con Brenda Lodigiani. Nessun dorma, con la voce di Andrea Bocelli.

E pure il presidente Sergio Mattarella, applauditissimo, protagonista di un cameo con Valentino Rossi, arrivato simbolicamente davanti a San Siro a bordo di un tram storico.

Poi, il posto nella tribuna delle autorità – emozionante il suo annuncio ufficiale di avvio dei Giochi, accompagnato dall’incoraggiamento dello stadio – insieme a una cinquantina di capi di Stato e volti istituzionali; accanto al vicepresidente Usa J. D. Vance – inquadrato per un momento e fischiato, nel pieno del tributo alla delegazione americana – e al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, intervenuto con un video messaggio di invito alla pace. Ripreso dai messaggi della presidente del Cio, Kirsty Coventry, e del presidente del Coni, Giovanni Malagò: «Stasera l’Italia abbraccia tutto il mondo».

Ma il fulcro è stata la sfilata degli atleti. Sul grande cerchio, elemento dominante dell’allestimento. Sotto la luce dorata dei cerchi olimpici, che, sorretti da fili invisibili, hanno dominato San Siro – a proposito: questo potrebbe essere l’ultimo giro di valzer per questo stadio, che è esso stesso simbolo d’Italia – per l’intera cerimonia.

Tutt’intorno: Luci a San Siro. Quelle dei braccialetti consegnati agli spettatori all’ingresso dello stadio. Sul palco, la sfilata delle delegazioni dei 92 Paesi rappresentati ai Giochi: dalla Grecia, culla olimpica, alla Francia, che ospiterà la prossima edizione invernale. Fino all’Italia, con i suoi settanta atleti – i portabandiera, Federico Pellegrino, capitano del fondo, e Arianna Fontana, campionessa dello short track – carichi di entusiasmo sulle note de Il barbiere di Siviglia. Questo il momento in cui, più che in ogni altro, si è misurata l’estensione dell’edizione, con la sfilata di tutti i partecipanti, divisi tra le diverse sedi gara. L’abbraccio dell’Italia al mondo.

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