Hockey, Fontanive la vede nerissima: «I quarti? Quasi impossibili, in Italia è uno sport in crisi»

«Gli scandinavi per noi sono ingiocabili. Il futuro? L’under 20 è fuori dai mondiali»

Gianluca Da Poian
Nicola Fontanive con la maglia dell’Alleghe, ha partecipato con la nazionale alle Olimpiadi di Torino 2006
Nicola Fontanive con la maglia dell’Alleghe, ha partecipato con la nazionale alle Olimpiadi di Torino 2006

Qualificarsi ai quarti? Una missione quasi impossibile per la nazionale maschile di hockey. La vede così Nicola Fontanive, bandiera dell’Alleghe ai tempi della serie A - con anche un’esperienza in Norvegia - prima di concludere la carriera con le maglie di Milano e Cortina. Sul ghiaccio a Torino 2006, dopo alcuni anni negli Stati Uniti ora vive a Milano dove lavora come preparatore atletico nel mondo del tennis.

Che sensazioni ha per la nazionale?

«Ritengo quasi impossibile raggiungere i quarti. Avremo un abbinamento complicato nei pre-playoff, perché nella prima fase sfideremo due nazionali per noi ingiocabili come Svezia e Finlandia. Contro la Slovacchia ci sarà forse qualche possibilità in più, tuttavia rimane un avversario a noi superiore. L’obiettivo concreto ritengo sarà quello di rimanere il più a lungo in partita contro le selezioni scandinave, ma per assurdo è quasi più semplice farlo contro Canada e Stati Uniti, che non contro le europee perché non alzano il piede dall’acceleratore. Se non altro, abbiamo forse il miglior allenatore possibile: Jukka Jalonen».

Come sta l’hockey italiano?

«Purtroppo ho una visione abbastanza negativa. Una considerazione che giocoforza esclude i contesti di Bolzano e Val Pusteria, che vivono quasi in un mondo a parte disputando un torneo di altissimo livello europeo come l’Ice Hockey League. Non a caso gli azzurri del roster olimpico militano o in queste due formazioni oppure all’estero. Scendendo in Alps League il livello si abbassa in modo deciso, giocano più italiani ma gli stranieri non garantiscono chissà quale salto di qualità. Inoltre è un torneo poco seguito dal pubblico. L’Italian Hockey League invece ha seguito e l’entusiasmo lo si percepisce specialmente in alcune piazze. Nel Bellunese, ad Alleghe e Feltre sono un esempio davvero positivo e io stesso quando torno ad Alleghe mi diverto a vedere gli spalti pieni. Ma se parliamo di hockey giocato, è una serie C di vent’anni fa. La fotografia del nostro movimento ritengo sia la recente doppia retrocessione della nazionale under 20, ora addirittura costretta a disputare il mondiale di Seconda Divisione».

Tornano i campioni di Nhl. Avremo una finale tra Canada e Stati Uniti?

«Queste due nazionali sono indubbiamente di livello superiore. Appena dietro metterei Svezia e Finlandia che appunto affronteremo entrambe. I canadesi hanno i vari Crosby, MacKinnon, Makar, McDavid e Reinhart, con McDavid miglior attaccante e Makar miglior difensore. A eccezione di Crosby e Doughty, gli altri debuttano alle Olimpiadi. Quanti agli Usa, schiereranno tra gli altri fratelli Brady e Matthew Tkachuk, ma anche chi segna come Boldy, Connor o Guentzel in un reparto in cui ci sono i talentuosi Eichel, Matthews e Hughes. Lo scorso anno al 4 Nations Face - Off disputato proprio dalle quattro compagini citate hanno vinto i canadesi all’overtime, ma gli statunitensi sono stati in grado di impensierirli specialmente sul piano fisico. Non è un caso che le convocazioni canadesi siano andate proprio a porre rimedio a questa lacuna».

Si gioca con regolamenti Iihf, non Nhl.

«In realtà si sta sempre più cercando di parificare le regole, così da cercare di spettacolarizzare il livello. Non credo dunque Canada e Stati Uniti avranno chissà quali problemi ad adattarsi. Tra l’altro il campo è già più piccolo nelle misure».

Cosa ne pensa delle polemiche provenienti da oltre oceano per la grandezza del campo di gioco?

«Si possono comprendere. Ma sarà più difficile adattarsi per le nazionali europee, perché qui abbiamo dimensioni più ampie. Quando nel 2008 con l’Italia andammo in Canada per un mese, ci volle parecchio ad adattarsi. Cambia il modo di giocare».

Delle Olimpiadi del 2006 cosa ricorda?

«Avevo 20 anni e ho un po’ il rimpianto di non essermela goduta fino in fondo. Mi sarebbe piaciuto partecipare a quelle del 2010 o 2014, tuttavia in entrambe le circostanze abbiamo mancato la qualificazione perdendo l’ultima partita del girone. Ero di sicuro più maturo».

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