Perché Zaia vuole le Olimpiadi estive nel 2036, con Venezia come perno

L’ex governatore del Veneto: «Non approfittare dell’abbrivio invernale sarebbe un delitto. Immagino già il canottaggio in laguna e gli sport d’acqua nell’Alto Adriatico, sono a disposizione per mettere insieme la nuova squadra»

Laura Berlinghieri
Luca Zaia vuole le Olimpiadi estive per il suo Veneto
Luca Zaia vuole le Olimpiadi estive per il suo Veneto

Luca Zaia, Venezia 2036? O come la chiamiamo?

«Anche 2040, se non dovessimo farcela per il 2036. Quanto al nome, l’importante è che ci sia la parola Venezia: un elemento attrattivo fortissimo».

Ma devono ancora finire le Olimpiadi invernali...

«Appunto, se non battiamo il ferro finché è caldo, prima di replicare un evento così, dovremo aspettare decenni. La Francia ha ospitato le Olimpiadi estive due anni fa e ospiterà quelle invernali tra quattro».

Qual è il ferro da battere?

«L’eredità olimpica, fatta di know how, conoscenze, sedi di gara. Possiamo valorizzarla o smantellare tutto, come fosse uno spettacolo viaggiante».

Ma esiste quantomeno una bozza di dossier?

«Con le professionalità che abbiamo in Italia, a farlo non ci vorrebbe niente. Penso a We Plan, che ha preparato il nostro dossier, e che aveva preparato anche quello per Torino».

E alla presidente del Cio, Kirsty Coventry, ne ha parlato?

«Non ce n’è bisogno. Tutti, al Cio, sanno come la penso. Certo, io non siedo nella stanza dei bottoni. E quindi non potrei che essere un grande sostenitore, dall’esterno. Dipendesse da me, farei il diavolo a quattro per portare a casa le Olimpiadi estive».

Mira magari a un ruolo operativo per questi Giochi?

«Ma quando mai. Certo, sono a disposizione, se si tratta di mettere in piedi una squadra. Ma mi fermo qui. Dico solo che sarebbe un peccato lasciare spegnere la candela dei Giochi in Italia».

Ne parlerà a Meloni alla cerimonia di chiusura all’Arena di Verona?

«La incontrerò e condividerò con lei il pensiero, che è una convinzione, che le Olimpiadi rappresentano a livello di rapporti internazionali una vera opportunità per il Paese e un sostegno per il grande lavoro che sta facendo nella politica estera».

Quindi vede in Meloni il suo interlocutore?

«Con lei il rapporto è ottimo. La candidatura per i Giochi invernali era stata portata avanti dalle Regioni Veneto e Lombardia, perché il governo di allora non vedeva di buon occhio l’organizzazione dei Giochi».

E questo?

«Questo governo ha creduto nelle Olimpiadi, le ha sostenute. E per questo spero che valuti la candidatura per i Giochi estivi».

Per il 2036 o per il 2040?

«Quanto al 2036, siamo ancora in una fase di dialogo con il Cio. Alcuni Paesi si sono già fatti avanti, ma c’è tempo. Sarebbe una bella festa, a ottant’anni dai primi Giochi di Cortina».

Nel 2040, un’altra festa: gli ottant’anni dai Giochi di Roma...

«In quel caso, la fase è completamente vergine».

C’è anche da dire che le candidature per le Olimpiadi sono sempre meno: dopo Atene 2004, si teme il default. Pur se i Giochi diffusi hanno mitigato questo timore...

«Un’idea nostra, mutuata dalla Francia, con i Giochi invernali sulle Alpi. Un paradigma che ci sta permettendo di valorizzare i nostri impianti più belli, con un’Olimpiade praticamente a costo zero. Del resto, il Cio lo chiede con sempre più insistenza: il primo punto deve essere la sostenibilità».

Ma che ruolo avrebbe Venezia nella sua idea di Giochi?

«Non venue olimpica in senso stretto, ma simbolo, come lo sarà Verona domani. Manifesto della sostenibilità».

Nessuna gara, quindi?

«Non lo escluderei del tutto. Sarebbe bello vedere una gara di canottaggio nella laguna».

Non è che sta parlando da candidato sindaco?

«Sono semplicemente attento, come lo sono sempre stato, al nostro capoluogo. E poi ragiono anche in ottica di comunicazione a livello internazionale. Venezia non deve essere un<CF1002> lunapark</CF> per turisti, ma il biglietto da visita del nostro Paese».

Torniamo ai Giochi estivi: le altre città di gara?

«Ci sono le altre città del Veneto. Come Verona, dove si sta ragionando di un nuovo stadio per gli Europei. Il litorale veneziano, per gli sport d’acqua. E poi il resto del Nord Est: Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Lombardia. Ma anche Roma: l’esperimento potrebbe essere nazionale».

Progettare troppi villaggi olimpici non è un rischio?

«C’era chi lo diceva anche per i Giochi invernali. E invece lo abbiamo fatto e tutto ha funzionato. Abbiamo la possibilità di fare grandi cose, investendo poco e approfittando di quello che la natura e la storia ci danno».

I suoi ex colleghi governatori sanno della sua idea?

«Certo».

Venezia, le Regioni del Nord Est, Roma: con così tanti attori da mettere d’accordo, non c’è il rischio che non si riesca a concretizzare nulla?

«L’interlocutore principale è l’esecutivo di Giorgia Meloni: è il governo che dovrebbe farsene carico».

L’ultima volta non è andata bene...

«E fu una figuraccia immonda. L’Italia era il Paese dei governi tecnici, che cambiavano di anno in anno. L’amministrazione di Virginia Raggi non aveva credibilità. Eppure, siamo comunque riusciti a portare a casa l’Olimpiade invernale. Adesso è tutto diverso, sarebbe persino più facile».

Quindi, Venezia 2036?

«Dobbiamo essere sognatori e visionari, per una grande Olimpiade italiana. Candidarsi, ora, lo considero quasi un dovere morale. C’è una fase preliminare a cui non costa nulla partecipare. Frenare una squadra così sarebbe un delitto».

Riproduzione riservata © il Nord Est