Da Cortina a Cortina: la storia di Bepi Jelen, portabandiera nel ’56

Allora ventunenne, accompagnò la delegazione del Belgio: scomparso nel 2016, ha fatto crescere lo sport in Friuli Venezia Giulia

Simone Narduzzi
Giuseppe Jelen guida la delegazione del Belgio con la bandiera in mano
Giuseppe Jelen guida la delegazione del Belgio con la bandiera in mano

Portamento fiero, braccia serrate attorno a quel tricolore inedito nella marcia al cospetto del pubblico accorso allo stadio Olimpico del ghiaccio, a Cortina d’Ampezzo. Siamo ai Giochi del 1956, la data quella della cerimonia d’apertura: 26 gennaio.

In questo giorno così speciale, così lontano ma così vicino, per magnificenza, all’attuale kermesse a cinque cerchi in corso d’opera nella medesima località montana, Giuseppe Jelen sfila guidando la delegazione del Belgio. Quattro atleti e lui, 21enne di Doberdò del Lago iscritto all’Istituto superiore statale di educazione fisica (Isef) di Roma, realtà esclusiva.

È un “accademista”: uno degli 88 di cui la VII edizione delle Olimpiadi invernali si avvalgono, previo accordo col Coni, per assicurare il perfetto funzionamento dei loro vari settori d’impiego: dallo stadio al trampolino Italia, dalla pista di Misurina fino al servizio trasporti di autorità e giornalisti e a quello filatelico.

Reca dunque il francobollo e il timbro ufficiale di quelle Olimpiadi la lettera che oggi Majda custodisce gelosamente nella sua casa di Udine ricordando, con piacevole malinconia, il marito scomparso a 82 anni nel 2016, figura storica per lo sport friulano, coordinatore per le attività sportive del Provveditorato di Udine e componente del direttivo regionale del Coni.

Dirigente prezioso dello Sci Club Monte Canin. Quello di Jelen, per tutti “Bepi”, con la neve è un rapporto che parte da lontano: da quell’esperienza impressa su carta intestata e spedita alla fidanzata, futura sposa, coetanea ed ex compagna di classe all’epoca residente a Fusine Laghi.

«Lui faceva parte del secondo corso – racconta Majda –, con lui c’era anche Ezio Cernich, del quale era un amico fraterno. Il Belgio, in quell’occasione, aveva solo quattro atleti. All’ultimo si ritrovarono a essere senza qualcuno che portasse la loro bandiera: così hanno coinvolto uno studente. Per lui è stato forse il più grande onore mai vissuto», suggellato poi dalla consegna di un diploma di ringraziamento. «Noi andammo a trovarlo con la Giardinetta di famiglia. Siamo riusciti ad assistere anche alla cerimonia, ma Giuseppe l’abbiamo visto solo da lontano».

Il maglioncino blu elettrico a collo alto, lo sguardo fisso in avanti, la dignità che un Paese, anche straniero, meritava. «Il suo servizio venne molto apprezzato – spiega Majda –, tanto che gli venne poi permesso di frequentare un corso di sci nella stessa Cortina». Da lì in poi, Bepi avrebbe mantenuto il rapporto con gli sport invernali senza praticarli ma promuovendone lo sviluppo in regione. Nel segno di quello spirito fatto suo durante l’esperienza olimpica.

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