Mariani: «La scelta di escludere Romei? Rifarei tutto»

Intervista al direttore tecnico della nazionale di curling: «L’unica delusione è stata la performance della squadra maschile. Poteva dare di più»

Luca De Michiel
Il direttore tecnico della nazionale di curling Marco Mariani
Il direttore tecnico della nazionale di curling Marco Mariani

«Il voto a questa Olimpiade? Un sette e mezzo».

Marco Mariani, il direttore tecnico del curling azzurro traccia un bilancio di fine Giochi. Nessun dietrofront riguardo alla mancata convocazione di Angela Romei, la soddisfazione di aver portato una medaglia all’Italia, la delusione al maschile ed un futuro tutto da costruire con una buona base.

Che bilancio tracciare di queste Olimpiadi per il curling italiano?

«Ovviamente dobbiamo distinguere i tre tornei. Nel doppio misto darei un dieci ai ragazzi, abbiamo scalato una vera e propria montagna riconfermandoci a medaglia dopo quattro anni contro delle formazioni fortissime. Alle ragazze darei un sei: nonostante un avvio difficile abbiamo poi con il tempo performato bene, infine un cinque all’avventura maschile, c’è un po’ di delusione».

La squadra femminile arrivava a Cortina dopo la polemica della mancata convocazione di Angela Romei in favore di sua figlia Rebecca, rifarebbe questa scelta?

«Porterei anche qualche altra giovane. Rebecca, quando è stata chiamata in causa visto l’infortunio di Marta Lo Deserto, ha giocato bene. Le ragazze se guardiamo i risultati sono state all’altezza di formazioni come Canada, Stati Uniti, Svezia e Giappone. Ce la siamo giocata con tutti a parte le prime due sfide un po’ sottotono».

Si aspettava tutta quella polemica dopo le convocazioni?

«Non voglio tornare su questo argomento, è il momento di parlare della bellezza di questo sport che tutti hanno avuto modo di vedere. Ribadisco che è stata una scelta tecnica di cui mi prendo tutte le responsabilità. C’è stato un duro attacco, ma io sono fiero di quello che ho fatto».

Che alcune scelte esterne, come magari quella delle ragazze di spostarsi da Cortina abbiano influito nel creare un ambiente sereno?

«No comment».

In vista di queste Olimpiadi è intervenuto anche nello staff tecnico delle varie squadre, apportando dei cambiamenti. Come giudica il lavoro fatto?

«Tutto lo staff della nazionale ha fatto il lavoro che è stato richiesto, mettendo i giocatori in condizione di arrivare nel migliore dei modi a questo appuntamento. Tornei, appartamenti, specialisti, abbiamo offerto ai ragazzi il meglio che avevamo a disposizione, poi la performance è soprattutto questione di momenti con molte variabili che entrano in gioco e che non sempre si possono controllare».

Passando alla squadra maschile ci diceva che c’è un pizzico di delusione. Si poteva fare di più?

«Purtroppo abbiamo perso tanti match point per qualificarci alle semifinali. Non abbiamo colto le occasioni che ci sono state. I ragazzi hanno sentito la pressione? Non è facile giocare in casa ed essere quasi obbligati a fare risultato. Di sicuro non hanno giocato al loro meglio».

Con queste Olimpiadi è scoppiata di nuovo la curling mania. Che questo fenomeno possa durare?

«Il pubblico ha sostenuto tantissimo le squadre a Cortina, c’era un bel tifo. Speriamo che il curling possa prendere piede in tutta Italia ma non è facile. Anche per Torino più o meno c’è stata la stessa cosa, poi dopo una settimana è tornato tutto come prima. In primis bisogna che le televisioni abbiano interesse in questo sport, sarebbe bello ora vedere i Mondiali in diretta. Poi bisogna che la gente possa giocare a curling, ma ci vogliono soldi, strutture e visione».

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

«Tra pochi giorni ricominceremo a lavorare per i Mondiali a squadre».

E finita la stagione?

«Cercherò di chiudere il quadriennio nel migliore dei modi, da professionista quale sono. Se sarò ancora io a ricoprire questo ruolo cercheremo di capire i ragazzi che idee hanno e programmeremo il prossimo quadriennio con l’obiettivo di vincere sempre la medaglia alle Olimpiadi. Abbiamo le spalle coperte, sentiamo di aver fatto un buon lavoro con i giovani creando giocatori che possono prendere il posto di altri senza che scenda il livello».

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