Tra adrenalina e amarcord: in mostra le foto iconiche delle Olimpiadi di Cortina 1956

Il volume edito da Marsilio Arte prende forma en plein air all’outlet di Noventa. Dallo sguardo di Carol Heiss all’impresa di Eugenio Monti

Elena Grassi
Eugenio Monti con il suo bob
Eugenio Monti con il suo bob

C’è il campione di sci Zeno Colò, oro Olimpico a Oslo 1952, che porta la torcia fieramente di diritto, pur essendo squalificato (per aver firmato scarponi e giacca tecnici in vendita). Ci si imbatte nello sguardo ammiccante della sedicenne pattinatrice americana Carol Heiss, sorridente al pubblico che, rapito dalla sua grazia (e dalle sue grazie) protestò per l’attribuzione della medaglia “solo” d’argento. E poi si scopre la leggenda del bob, Eugenio Monti, che spinge la sua «bestia di legno e di acciaio, un trappolone colorato come un carrozzino da giostra, unto come un vagoncino da cremagliera», secondo la descrizione del giornalista Orio Vergani. Non sono solo volti e corpi, bellissimi e prestanti, eternati da uno scatto di fotografia, ma sono storie di vita, vera e palpitante, che ancora oggi appassionano.

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La redazione
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Ecco gli atleti protagonisti della mostra “Cortina 1956. Le prime Olimpiadi bianche in Italia. Le foto più iconiche”, inaugurata sabato al McArthurGlen Designer Outlet di Noventa di Piave, in collaborazione con Fondazione Cortina e Marsilio Arte, che ha da poco pubblicato l’omonimo volume da cui sono tratte le venti immagini selezionate per il percorso espositivo a cielo aperto. La mostra sarà visitabile in orario di apertura del Centro, diretto da Fabio Rinaldi, fino al 15 marzo, in concomitanza con i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Anima della pubblicazione e della mostra, il giornalista ampezzano Massimo Spampani, che quelle Olimpiadi le visse da bambino e le portò nel cuore fino a raccontarle con il rigore dei dettagli storici e la spigliatezza aneddotica del dietro le quinte, in testi approfonditi nel libro e sintetizzati nelle didascalie delle foto esposte.

L’allestimento della mostra
L’allestimento della mostra

«Sono scatti dei bravissimi membri dell’Ufa, unione ampezzana fotografi», spiega Spampani, «che, durante i Giochi di Cortina del 1956, li mettevano a disposizione gratuitamente, non essendoci ancora la disciplina sul diritto d’autore di queste immagini. Vi è cristallizzato un momento di “passaggio”, un turning point, segnato da un evento spartiacque, sia nella storia della comunicazione, si tratta infatti delle prime Olimpiadi trasmesse dalla televisione, sia in quella dello sport, che vede la costruzione dell’avveniristico trampolino progettato da Piero Pozzati, non più usabile ma destinato a diventare un monumento. E poi ci sono in mostra anche un paio di foto di Cortina come non la vedremo più, con gli slittini giù per via del Castello: quelle del’56 sono le ultime Olimpiadi “romantiche”, prima del boom economico».

Lungo il percorso è possibile inoltre salire su un bob dell’epoca, concesso da Fondazione Cortina, per una foto ricordo. Poi c’è il riverbero di quell’emozione antica, tramandata dagli spettatori di allora, come il giovane Ugo Tognazzi, che davanti alle gare di salto con gli sci esclamava: «Ve l’immaginate? Per volare senza motore basta prendere due pezzi di legno e una montagna, si va in drogheria, si compra un quintale di coraggio, poi ci si accerta bene che l’ospedale non sia troppo lontano…».

Un progetto originale, partito dal volume che si è poi trasformato in mostra, per intercettare un pubblico trasversale. «Essendo McArthur Glen partner di Fondazione Cortina», chiude Emanuela Bassetti, presidente di Marsilio Arte, «è arrivata l’idea di esporre le foto in un luogo che accoglie oltre tre milioni di persone l’anno: un modo sfidante di promuovere la cultura e di creare comunità attraverso la conoscenza». 

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