Quando Lisa Vittozzi sognava il calcio, prima dell’amore per il biathlon
I primi allenatori di fondo e tiro della campionessa, raccontano il talento innato della sappadina che ha trascinato la staffetta all’argento alle Olimpiadi di Milano Cortina

Lei domenica poco prima delle 15 inseguiva, sparava, colpiva, volava, ballava felice per aver trascinato la staffetta mista dell’Italia all’argento olimpico in casa, loro due cercavano con un telefonino, un tablet, qualcosa per non perdersi quell’impresa della loro Lisa Vittozzi, impegnati com’erano nel mandare avanti gli sport della neve, come fanno ogni giorno nell’ombra centinaia di tecnici e addetti ai lavori.
Sono Nicola Selenati, 55 anni e Enrico Tach, 51, rispettivamente primo allenatore nel fondo e nel tiro di Lisa. Guide extralusso per andare alle origini del fenomeno (ritrovato) Vittozzi. Perché, ridi e scherza, ormai la sappadina è sulla breccia del biathlon da quasi dieci anni, tanto che la Forestale che la arruolò a 17 anni non era ancora confluita nei Carabinieri.
Selenati, sappadino che allenava i ragazzini dei gloriosi Camosci (vedi allori di Pietro Piller Cottrer, Silvio Fauner e altri) s’imbatte in una Lisa dodicenne. «Arriva questa ragazza vivace – spiega l’allenatore –. Sapeva già bene quello che voleva. Ricordo che era fortissima a giocare a calcio, ci metteva l’anima nelle partitelle, credo sperasse sotto sotto di sfondare nel calcio. Ha iniziato a fare fondo per divertimento, l’ho seguita fino a 17 anni quando è entrata nel Gruppo sportivo della Forestale. Ma dai 14 ai 16 anni, per problemi alla schiena, è dovuta stare ferma». Qui la famiglia ci ha messo un carico da novanta, il resto l’hanno fatto i Camosci. «Il 99 per cento dei giovani costretti allo stop a quell’età mollano, quando è tornata invece ho capito che avrebbe sfondato nello sci: Lisa ha una forza di volontà straordinaria». Sci o biathlon? «Aveva fisicamente una marcia in più, sciava paradossalmente meglio a tecnica classica che nella libera, quella che si usa nel biathlon. A 16 anni le ho detto: sci o biathlon, scegli tu...».
Qui era già entrato in scena l’altro protagonista di questo racconto, Enrico Tach. Ora è responsabile del biathlon per il Comitato Fisi Fvg. Ex biatleta azzurro delle Fiamme Gialle, qualche gara di Coppa del mondo all’attivo, d’estate faceva provare ai giovani fondisti della zona il tiro con la carabina ad aria compressa. «Ci ho messo poco a capire che quella ragazza sarebbe andata lontano al poligono», spiega l’allenatore che, curiosamente, ora a Sappada è anche vicino di casa della campionessa. Come fa uno ad accorgersi a 12 anni di avere davanti una potenziale fuoriclasse?
«Semplice – racconta Tach – quando spiegavo la tecnica di tiro lei capiva le cose al volo e le metteva in pratica. Se abbiamo però una delle biatlete più forti al mondo lo dobbiamo alla pista di Forni Avoltri, la Carnia Arena, seconda in Italia solo all’impianto di Anterselva. Grazie a un visionario come Emanuele Farrari (ex sindaco ora consigliere regionale in Fvg ndr) è stato possibile avvicinare al biathlon decine di atleti». E a Sappada e nel Comelico, e non solo visto il successo mondiale della carabiniera sappadina, i ragazzini che sognano di imitarla sono tantissimi.
«Ai miei tempi – continua Tach – eravamo in 5-6 ragazzini a fare biathlon, ora sono oltre una cinquantina che gravitano attorno all’impianto di Piani di Luzza». Una specie di effetto-Sinner, Tomba o Compagnoni, per restare nel mondo degli sport invernali».
Per il finale bisogna tornare a domenica, Selenati all’ora della staffetta è a Sappada direttore di gara dello “Ski for fun”, a un certo punto sgattaiola via e riesce a vedersi le frazioni di Wierer e Vittozzi. «E quando vedo queste prestazioni – spiega commosso – rivedo sempre il film della vita di Lisa, capace di andare oltre le difficoltà». Tach? Guidava il pulmino dei giovani biatleti del Fvg che tornavano dalle gare in Val d’Aosta. «Guidavo, i ragazzi mi raccontano, poi sosta obbligata all’autogrill per vedere la gara di Lisa. I ragazzi trepidano. Io invece so che Lisa quei tiri decisivi non li sbaglia mai. E guardi che le Olimpiadi per lei sono appena iniziate».
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