Biathlon, Botn è il re dell’Individuale. Giacomel sesto

Ad Anterselva azzurri protagonisti ma fuori dal podio. Il norvegese aveva visto morire l’amico e compagno di squadra Bakken lo scorso dicembre a passo Lavazè

Antonio Simeoli, Inviato Ad Anterselva
Pienone ad Anterselba per il biathlon
Pienone ad Anterselba per il biathlon

Arriva sul rettilineo finale, la folla lo acclama, lui volge lo sguardo al cielo, e con le mani indica lassù.

Il norvegese Johan-Olav Botn, 26 anni, esce da campione dal frullatore dell’Individuale del biathlon alle Olimpiadi, divora i 20 km di gara in poco più di 51 minuti e fa venti su 20 al tiro, immacolato nei due poligoni in piedi e altrettanti seduti.

Piange il vichingo, aveva dominato le prime gare di Coppa del Mondo a Oestersund e Annecy, poi si era ammalato e quando era in ritiro al Passo Lavazà per riprendere la forma migliore prima di Natale, il 23 dicembre, gli è cambiata la vita. Sivert Guttorm Bakken deve uscire con lui in allenamento. Non scende dalla camera, lo va a chiamare e lo trova morto. L’azzurro Tommaso Giacomel li sta aspettando per unirsi proprio all’allenamento.

Rivali in pista, amici fuori. È una grande famiglia quella del biathlon, in pista e fuori con i tifosi che anche ieri hanno raggiunto in ventimila Anterselva tra canti, balli e coreografie. Gente di nazionalità diverse d’Europa e non salite fin quassù insieme per restare in apnea per un paio d’ore e godersi lo spettacolo a cinque cerchi.

È un dramma quello di Botn, della Norvegia, del biathlon che non si potrà mai rimarginare. Lo sanno ancora i giocatori della Fiorentina che, nel 2018, a Udine una domenica mattina non videro scendere l’amico per la colazione. Quel dramma li segnerà (e unirà per sempre).

Botn soffre, vacilla. Non molla, comincia una rincorsa verso i Giochi olimpici con un obiettivo ben chiaro in testa.

Non correva da solo Botn, che proprio per presentarsi al meglio alle gare individuali, ha saltato la staffetta mista di domenica.

E la sua gara, nel frullatore dell’Individuale, dove se sbagli un colpo sei fuori, poi torni in corsa se piazzi le fucilate giuste e magari rivai fuori all’ultimo tiro (come capitato allo svedese Samuelsson, due errori negli ultimi due tiri all’ultimo giro e fuori dal podio), è stata perfetta. Zero errori, ritmo sostenuto sugli sci, anche se non come quello del grande rivale di giornata, un altro campione emerso dalla rumba dell’Individuale, dove si parte ognuno per se e si scia 20 km a cronometro con 4 poligoni e ad ogni colpo fallito ti becchi un minuto di penalità: il francese Eric Perrot.

L’ oro in staffetta mista sugli sci volava, particolare da non sottovalutare in vista della gara di oggi delle donne e delle prossime perché questo sport è anche una questione di materiali. Ma gli è stato fatale un errore al secondo poligono in piedi. Terzo, l’altro norvegese Sturlam Holm Laegreid, un errore alla terza piazzola.

Gli italiani? Sesto il più atteso di giornata, seguitissimo e acclamatissimo dai tifosi, Tommaso Giacomel.

Il 25enne trentino del Primiero ha sbagliato una volta al primo poligono disteso e altre due volte al secondo e quarto, sempre in piedi.

Eppure ha chiuso a 2’27” dall’amico norvegese, segno che non è andato affatto piano sugli sci e che la condizione sembrerebbe buona in vista della Sprint di venerdì e dell’Inseguimento di sabato, le prossime gare degli azzurri.

Ma al traguardo getta via i bastoncini e in zona mista è scuro in volto: «Sono deluso, puntavo a una medaglia. Sono andato male sugli sci, avendo sùbito brutte sensazioni, e anche al tiro con errori in piedi che continuo a fare in gara quando in allenamento non sbaglio mai». Gli chiediamo delle prossime gare. Lui vede grigio, poi onora l’amico-vincitore. «È fortissimo, sono fiero di lui. Ha dimostrato una tempra unica e ha meritato questa vittoria, alla fine l’ho abbracciato. Aspetto di parlarci a tu per tu per dirgli altre cose».

Perché, se ti muore un amico davanti agli occhi o quasi, uno che coltivava e inseguiva i tuoi sogni, non può più essere la stesa cosa.

Gli altri azzurri? Ad un certo punto, al terzo poligono, l’esperto Lukas Hofer, fin lì perfetto, col primo errore si è forse giocato un possibile podio. Ha chiuso 16°, preceduto di due posizioni da Patrick Braunhofer; 25° Elia Zeni all’esordio olimpico. Ma per pensare alla staffetta c’è tempo. Perché il protagonista è lui, Botn.

Sull’amico che non c’è più dice: «Nell’ultimo giro era in pista con me, spero sia orgoglioso di me». Di ben altro tenore la dedica dell’altro norvegese terzo: «Ho tradito la mia fidanzata 3 mesi fa, spero mi dia un’altra possibilità». 

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